Alberto Mucignat

Alberto Mucignat


Random thoughts around web stuffs (è tutto un equilibrio sopra la follia)

ottobre: 2019
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Prima gli utenti (Last.fm blues)

AlbertoAlberto

“Are you creating something people actually want to use?” -Hannah Donovan

Al FOWD di Londra ho partecipato a un paio di workshop. Uno di questi con Hannah Donovan, direttore creativo di Last.fm.

Hannah ci ha spiegato i processi interni di design e di risoluzione dei conflitti tra le varie menti pensanti di last.fm. In breve: il design viene realizzato con i personaggi, che vengono appesi al muro e ognuno fa riferimento a loro quando si progettano o realizzano nuove funzionalità.

Quando c’è una nuova idea nell’aria, c’è una check list da utilizzare (la posto appena riesco ad avere le slide), ma prima di tutto viene verificato se c’è un personaggio che necessita della nuova funzionalità.

I personaggi sono basati su dati reali provenienti dalla loro base dati (20 milioni di utenti, a quanto pare) e quindi sono delle profilazioni su dati reali, altamente affidabili.

A questo punto, siccome tutti quelli che lavorano a Last.fm sono heavy users del loro sito, pensando a quello che spesso succede con i miei clienti, ho posto la domanda: come fate a bilanciare le vostre idee con i bisogni degli utenti?

Cioè: se a qualcuno di voi viene in mente una nuova funzionalità, chi decide se farla o meno visto che siete voi stessi utenti del sito?

Risposta di Hannah (da incidere sul marmo): valgono sempre e solo i nostri utenti. Se una cosa ha senso per loro allora viene pianificata, altrimenti semplicemente non la facciamo.

Il problema infatti è semplice. Per quanto tu possa essere l’inventore di un’applicazione web:

1. tu sei troppo coinvolto per poter decidere unilateralmente cosa serve ai tuoi utenti
2. tu stai progettando per l’utente finale, non per te

Ecco, a futura memoria di quelli che mi dicono “io conosco i miei utenti”, senza avermi mai dato documentazione. Imparate la lezione, prima che sia troppo tardi.

Comments 9
  • baldo
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    baldo baldo

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    beh inutile dire che nell’HCID le “personas” sono alla base di tutti gli sviluppi e tutte le teorie.

    tra l’altro sono anche molto divertenti perche’ spesso per umanizzare le “personas” si ricama una storia su di esse per comprenderne al meglio i bisogni e le necessità.


  • jwc
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    jwc jwc

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    Una vera fortuna incontrare Hannah Donovan e avere un simile scambio.

    Sono d’accordo quando dici di conoscere i propri utenti, mi sto battendo al lavoro per avere il più dettagliato profilo dei nostri users.

    Credo anche sia piuttosto “facile” raccogliere informazioni se sei in possesso di un social network ben funzionante come last.fm o del.icio.us, ma se sei un network le cose si complicano un po’.
    Gli utenti registrati sono solo una piccola parte, molte informazioni devono essere dedotte dai log sul server e dalle successive elaborazioni degli analytics tools in parte comparandoli con un po’ di sano buon senso. (Sempre che ci sia qualcuno che si sbatte a farlo)

    Insomma ben venga appiccicare profili di personaggi sui muri per consapevolizzare il team, ma come avere il profilo più preciso possibile?


  • Alberto
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    Alberto Alberto

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    ci sono appunto due vie per arrivare ai personaggi: data-driven o research-driven.

    quando non ci sono abbastanza dati, si può comunque costruire dei personaggi facendo user research, magari partendo da questionari online o da interviste al target.

    per quanto riguarda la “precisione” del profilo, questo è un altro campo molto dibattuto. a proposito vedi anche: http://www.mucignat.com/blog/archives/685-Utenti-o-personaggi.html


  • Massimo Moruzzi
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    Massimo Moruzzi Massimo Moruzzi

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    mah.

    cioè, sarà anche vero per last.fm, ma del.icio.us, ad esempio, è stato costruito dal Joshua per sé stesso, e essendo lui un tipo lineare e non amante dei fronzoli, è riuscito lo stesso ad evitare di metterci dentro troppe funzionalità poi magari inutili o che incasinano il tutto.

    vuoi altri due esempi che non mi fanno essere al 100% (anzi…) d’accordo con te?

    1) quando ero a ciao|com, ricevavamo un sacco di idee o proposte di migliorie da parte degli utenti, spesso da parte di quelli più attivi e più smart. Ma erano buone idee solo perchè erano idee degli utenti? E, se realizzate, le avrebbero usate? Tutti gli utenti? O magari neppure chi le ha proposte? La sai la storiella sui focus group, vero? Si chiede a un gruppo di persone, dei giovani trendy e cool, se non è meglio provare a spingere di più il nuovo colore cool, trendy e giovane di un prodotto invece di quello tradizionale, che so, le moleskine colorate invece di quella nera. Ovviamente, i ggiovani cool dicono che sì, giovane e trendy è figo, molto meglio colorato. Poi, all’uscita, per ringraziarli del loro aiuto si lascia loro da scegliere una moleskine (invento, non ricordo che prodotto era, ma pare sia una storia vera). su una piccola scrivania a sinistra, ci sono quelle nere, a destra quelle colorate. Ovviamente, prendono tutti quella nera.

    2) se stai inventando un prodotto nuovo, da chi ti devi lasciare consigliare? chi mai – quale utente mai? – avrebbe potuto sapere che voleva l’ipod, sto affare così spoglio, semplice, minimalista etc, prima di averlo visto? Chi mai avrebbe potuto pensarlo, se non una mente alta e che se ne frega di ciò che la massa pensa di volere? O no?

    ciao, vecio.


  • jwc
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    jwc jwc

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    Del.icio.us ha sempre più funzionalità fortunatamente…
    Anche gmail era partito come servizio base ma poi via via ha avuto nuove funzionalità aggiuntive. Le ultime funzionalità sembrano proprio recenti… giusto?

    Trovo anche che l’approccio “do poco e buono” sia corretto e da preferirsi a tanto e con qualche baco.

    Comunque d’accordo: gli utenti sono come i consigli, vanno ascoltati ma la testa è tua e l’ultima decisione spetta sempre a te.


  • Alberto
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    Alberto Alberto

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    delizioso è un servizio che non ha un modello di biz, a differenza di last.fm. insomma, proprio tu mi continui a parlare dei “servizi bolla”? 😉

    in ogni caso, molti servizi partono da un singolo e poi si sviluppano. ormai il service design è una disciplina abbastanza consolidata e un servizio oggi viene sviluppato con gli utenti, tranne in italia dove comunque si pensa di saperne sempre di più dell’utente.

    inoltre:

    1. io non uso focus group per il design, li ritengo più adatti al concept di un prodotto che alla progettazione. per capire cosa vogliono gli utenti utilizzo principalmente interviste, questionari e test di usabilità. questi strumenti mi permettono di evidenziare pattern e priorità degli utenti, su cui focalizzare il lavoro di progettazione.

    2. sul prodotto nuovo, ognuno ha la sua tecnica. a quel che so, però, in US o nei paesi dove si fa un business serio, se il prodotto non si regge in piedi, non viene sviluppato. sono più le cose che non vengono fatte, rispetto a quelle che vengono fatte. l’ipod poi è un prodotto che avrà avuto diversi prototipi negli anni, prima di diventare ciò che è diventato, con una serie di ricerche sugli utenti che noi nemmeno consideriamo. peraltro, l’ipod noi lo consideriamo da solo, mentre è un tutt’uno con itunes, lo shop, gli accordi con le major, ecc. e tu pensi che Jobs abbia fatto tutto da solo portando un disegnino al suo staff?
    infine: tutto è sicuramente partito dagli utenti, dal loro bisogno di portarsi la musica con se dappertutto e di poter facilmente acquistare brani, più velocemente di quanto potrebbero fare scaricandoli da internet.


  • Alberto
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    Alberto Alberto

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    guarda, sulla questione “alla fine chi deve decidere io o gli utenti?” è in atto una discussione infinita tra i designer di tutto il mondo.

    la mia opinione a riguardo è che bisogna lavorare molto sugli utenti, per avere materiale per essere creativi. e ogni cosa che si fa, deve essere validata dagli utenti.

    in alternativa, si continua a fare quello che io chiamo “web a caso”, che magari fa tanto cool, ma alla lunga, nel 99% dei casi produce cose inutili. o che magari sarebbero utili, se solo funzionassero…


  • Alberto
    Posted on

    Alberto Alberto

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    dimenticavo.

    il creativo solitario, ripeterò fino alla nausea, è un mito da sfatare.

    Joahua aveva un bisogno concreto (quello di archiviare e condividere i suoi bookmark) che conosceva bene e su cui avrà lavorato per mesi, probabilmente giorno e notte, testandolo con amici e sviluppatori, facendo modifiche, ecc, prima di avere una beta del servizio. lo so che funziona così perchè ci sono passato anch’io con studenti.it.

    così come Linus Torwalds o gli altri che pensiamo siano “usciti dal nulla” con una loro idea senza confrontarsi con gli altri. balle.

    però ammetto che è affascinante pensarla così, è un pensiero romantico, che discende forse dall’idea dell’hacker solitario. e prima ancora dagli eroi solitari dei giorni nostri e indietro fino alla mitologia greca.

    ma in ogni caso, anche se riusciste a trovarmi qualcuno che è riuscito a fare COMPLETAMENTE DA SOLO un servizio che usano milioni di persone, è l’eccezione che conferma la regola.

    quelli che hanno successo sono 1 su (milioni), quindi come è possibile prenderli come esempio per costruire business serio?


  •   jwc
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      jwc jwc

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    Guarda Alberto non sto dicendo il contrario, la penso come te, il superEROE non esiste o è un “anomalia” per dirla utilizzando un termine a noi più caro.

    Riguardo alla discussione infinita tra designer per me è semplice: gli user sono i veri clienti del designer e fine.
    (Poi certo bisogna educare come fai tu, chi ci da i soldi..)

    Gli utenti bisogna interpretarli, capirli, ascoltarli il più possibile ma è altrettanto vero che gli strumenti che tu citi (sondaggi, interviste, questionari e test di usabilità) hanno un limite e ti permettono di arrivare fino ad un certo punto.
    Il resto è tutto sale della tua zucca, se scazzi è colpa tua o gli user sono psicopatici?

    ps. solo una differenza di opinione riguardo a quando dici che in america fanno business serio.
    Secondo me dipende con chi lavori, ed ho un esempio serio tra le mani…