Alberto Mucignat

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Random thoughts around web stuffs (è tutto un equilibrio sopra la follia)

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Dati e design: contro l’idea di Google

AlbertoAlberto

Un articolo del NYT (grazie Massimo) parla del recente abbandono di Google da parte di Douglas Bowman, che ricopriva il ruolo di top visual designer.

Come spiega Douglas nel suo blog, il problema nasce dal fatto che a Google danno molta (forse troppa?) importanza ai dati per prendere le decisioni che riguardano il design. Come spiega lui stesso:

When a company is filled with engineers, it turns to engineering to solve problems. Reduce each decision to a simple logic problem. Remove all subjectivity and just look at the data. Data in your favor? Ok, launch it. Data shows negative effects? Back to the drawing board. And that data eventually becomes a crutch for every decision, paralyzing the company and preventing it from making any daring design decisions.

Ho già parlato diverse volte del problema dei dati a supporto delle scelte strategiche di un’azienda e continuo ad avere la stessa opinione: non si può basare una scelta unicamente sui dati.

Attaccare Google è un mezzo suicidio, però ho un paio di osservazioni:

Certo pensare di analizzare efficacemente miliardi di dati è comunque un’assunzione di responsabilità non banale, il che ci riporta al problema: è giusto fare scelte basandosi unicamente su dati?

Alla fine Luke W viene in mio aiuto:

There’s more than one way to make software user interface decisions and thereby “move pixels” on the screen: designing, optimizing, and managing. Don’t confuse company cultures that make decisions based on “optimizing” (explicitly testing isolated variables to drive very specific behaviors) with those using data to design. Data is an immensely valuable input but it shouldn’t be the only factor considered when making decisions.

È quello che penso anch’io e credo che alla fine arriveremo ad accettare che una le decisioni sul design NON possono essere prese SOLO in base ai dati.

Una decisione sul design è sempre opinabile (perché blu e non rosso? perché a sinistra e non a destra?), ma spesso i dati sono sterili rappresentazioni del comportamento degli utenti e non bastano per capire bene qual’è il problema. E se non lo capisci, non lo stai risolvendo.

Comments 6
  • Valentino
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    Valentino Valentino

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    sono d’accordo con te… Google è un caso a parte che non ha senso prendere come esempio. Google deve fare i conti con una utenza che comprende bambini newyorkesi, stregoni del Botswana, nazisti dell’Illinois, e chi più ha fantasia più ne metta…

    parlando poi come designer, questo vorrebbe dire sterilizzare la ricchezza che deriva proprio dallo stile personale, e ha radici nella cultura di appartenenza

    il senso estetico di un designer cresce nel confronto con la cultura di appartenenza, sia per l’ispirazione sia per il feedback

    un caso clamoroso fu il logo per il portale Italia.it, commissionato ad una azienda straniera per 100 mila euro, che oltre che essere brutto non rappresentava in realtà nessuna Italia…


  • Marco Cilia
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    Marco Cilia Marco Cilia

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    mi tocca ripetere anche qui: una scelta viene fatta per andare incontro alle esigenze degli utenti, giusto? ora, mi pare lapalissiano che con “gli utenti” non si intenda TUTTI gli utenti, ma almeno la maggior parte, la parte “più remunerativa”.

    Ora, forse è azzardato basarsi sui numeri quando questi sono una piccola frazione del totale, per cui si fanno proiezioni e si spera di azzeccare. Ma se tu avessi COSI’ TANTI utenti su cui fare esperimenti, e COSI’ TANTA potenza di calcolo a disposizione, non pensi che potresti quasi sempre azzeccarci?

    d’altro canto “miliardi di mosche mangiano escrementi, non possono avere poi torto”, no? 🙂


  • Massimo Moruzzi
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    Massimo Moruzzi Massimo Moruzzi

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    beh, pensare di demandare tutto ai dati – i numeri parlano? davvero? io non ho mai visto un numero parlare, e tu? – senza avere una teoria dietro da dimostrare vera o falsa può andar bene per decisioni semplici (pulsante grande e rosso o piccolo e blu?) ma non certo per decisioni strategiche… (per le quali, peraltro, imho non serve neppure a nulla il parere degli utenti. In quanti avrebbero fatto un lettore di mp3 con la ghiera girevole?)


  • Marco Cilia
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    Marco Cilia Marco Cilia

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    ma qui SI PARLAVA appunto di pulsanti grossi o piccoli, si parlava di design 🙂


  • Manuele De Lisio
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    Manuele De Lisio Manuele De Lisio

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    …più che altro:

    “a team at Google couldn’t decide between two blues, so they’re testing 41 shades between each blue to see which one performs better”

    fa abbastanza impressione… QUARANTUNO tonalità, Dio mio… che aveva che non andava il loro classico celeste pigiamino?


  • Michele
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    Michele Michele

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    Parlando di visual design si deve dire che l’icona dei favoriti tra l’altro al’inizio era abbastanza un pugno in un occhio..poi ci si è fatta l’abitudine anche a quella, però…

    Tornando al topic, i dati possono essere d’aiuto per confermare o meno la bontà di una scelta secondo me (solo se le altre variabili del contesto sono rimaste invariate), ma non certo per farla.

    Secondo me se il messaggio “data in your favor? ok launch it.” implica un test sugli utenti precedente e non una mero riportare statistiche prese da vari studi ci può anche stare.