Alberto Mucignat

Alberto Mucignat


Random thoughts around web stuffs (è tutto un equilibrio sopra la follia)

settembre: 2019
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Bassa fedeltà

AlbertoAlberto

I wireframe devono essere brutti, mi dice Mafe, che a sua volta gliel’hanno detto gli americani.

Da tempo progetto in bassa fedeltà, cerco di far entrare in gioco il visual design (colori, stili grafici, sfumature, rifiniture) solo nella fase finale del lavoro. Devo dire che funziona, anche se richiede un passaggio difficile per chi è abituato a visualizzare il prodotto come un insieme di colori ed effetti grafici.

Ripensando ai lavori passati, mi rendo conto di quanti mockup ad alta fedeltà venivano prodotti all’atto dell’offerta al cliente. Completamente inutili, perchè il cliente si fissava su un modello grafico e le successive modifiche venivano viste come una ritrattazione. E chi poteva dargli torto?

Soprattutto, le informazioni visualizzate nel mockup erano quasi sempre sbagliate, perchè il lavoro di progettazione doveva ancora essere fatto.

Per questo ci sono alcuni buoni motivi per lavorare in bassa fedeltà, almeno fino a un certo punto dello sviluppo di un progetto web:
– focalizzare l’attenzione su informazioni e funzionalità
– concentrarsi sulla struttura comunicativa e semantica
– rappresentare efficacemente le interazioni e l’architettura dell’informazione

Vi sono invece molti problemi a lavorare fin da subito in alta fedeltà. Ne cito solo alcuni:
– fissazione del cliente (ma anche dei designer) su un aspetto grafico prestabilito
– costi iniziali di sviluppo del design
– impossibilità di prevedere a priori tutte le informazioni da visualizzare
– difficoltà ai cambiamenti radicali di design
– difficoltà a concentrarsi sulle informazioni
– interminabili discussioni inutili sull’aspetto grafico
– poche discussioni costruttuive su come effettivamente deve funzionare il prodotto

Un collega anglosassone una volta aveva scritto “i wireframe migliori che ho visto erano schizzi disegnati sulla carta”.

L’altro giorno un cliente ha visto i wireframe digitali di alcuni scenari di navigazione in media fedeltà. La reazione è stata abbastanza contenuta. Alla fine gli ho fatto vedere uno schizzo che non ero riuscito ancora a mettere in formato digitale, nel quale c’erano i miei commenti, scarabocchi vari e molte imperfezioni. La reazione è stata: stupendo, potresti darmi anche questo?!?

La morale è che in fase di progettazione funziona meglio un prototipo a bassa fedeltà.

Alcune risorse utili:
High or low fidelity, paper or computer (“Low-fidelity prototypes have big advantages in cost and ease of iteration, and allow designers to focus on interaction design and information architecture”)
Balancing fidelity in prototyping (“fidelity has to be balanced and your clients should be told that high-fidelity is not the way to go if they want a well-designed product and a cost-effective design phase”)
High and low fidelity prototyping (“Low fidelity allows you to work rapidly and iterate quickly”)
Don’t make the demo look done (“How ‘done’ something looks should match how ‘done’ something is.“)

Mi piacerebbe anche conoscere la tua esperienza a proposito. Come funziona da te? Lavori in alta o bassa fedeltà? Cosa ne dicono i clienti? Come funziona al vostro interno? Quali sono i problemi?

Comments 14
  • Sergio
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    Sergio Sergio

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    Sono d’accordo.
    Mi viene in mente un passaggio del libro *I dieci volti dell’innovazione* di Tom Kelley (fondatore di Ideo):
    Sono certo che alcuni lettori staranno pensando: “Certo che ci piacerebbe realizzare più prototipi, ma non possiamo permetterci di spendere così tanto per la sperimentazione.” E’ proprio questa la ragione per cui dovete abbassare l’asticella, decidendo di produrre prototipi in tempi e a costi inferiori che in passato.

    Certo è che non son tutte rose e fiori.
    Ne abbiamo discusso a lungo sul come *”abbassare l’asticella”,* il rischio di essere fraintesi e far la figura di approssimativi pasticcioni è sempre dietro l’angolo.
    Soprattutto quando il cliente si trova di fronte altre offerte a 3000 euro tutto compreso e costruite a colpi di template commerciali lucidi lucidi.

    Qui sta al cliente capire che quelli, per quanto lucidi e carini, sono una paccottiglia colorata che non c’entra nulla con quello di cui ha veramente bisogno.
    *Il cliente deve saper comprendere le proposte.*
    Ma questa è tutta un’altra storia.

    Alla fine abbiamo deciso di presentare sempre “solo” un paio di bozze sufficientemente curate, ma precedute da *un’analisi più accurata* ancora. Investiamo di più quindi sul tempo del project con due e, se servono, tre incontri.
    Certo, poi project e designer devono parlarsi e capirsi.
    E questa è ancora tutta un’altra storia.


  • Cristiano Rastelli
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    Cristiano Rastelli Cristiano Rastelli

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    Agli inizi “carriera” lavoravo molto ad alta fedeltà. Al cliente proponevo 3 diverse soluzioni alternative (tipicamente di un sito web) tutte ad un ottimo stato di avanzamento dal punto di vista grafico, praticamente pronte per essere convertite in pagine web vere e proprie.

    Oggi mi accorgo sempre più che non è necessario, in alcuni casi addirittura disorienta il cliente se non è in grado di recepire questo tipo di analisi.
    Spesso al cliente è meglio presentare la soluzione migliore delle 3 (esiste sempre, e la si intuisce sempre a colpo d’occhio, ha quel qualcosa in più che appare subito agli occhi che sarà “la prescelta”) e partire da quella per costruire poi la soluzione definitiva.
    Inoltre il lavoro di rifinitura grafica porta, per chi è perfezionista (e chi fa questo lavoro spesso lo è!) a concentrarsi molto sugli aspetti meramente grafici e di aspetto complessivo della pagina/interfaccia/ecc. e le giornate volano, e noi ci accorgiamo di aver perso un pomeriggio per decidere il giusto tono di grigio da dare al bordo di un box.

    L’utilizzo di carta e penna invece permette fin dalle prime fasi di consegnare e far percepire al cliente qualcosa di concreto (e qui si crea il corto circuito con le metodologie agili) e di lavorare assieme al cliente, in modo veloce e molto produttivo, e spostare in una seconda fase il momento delle pippe mentali sull’RGB di background, quando però i confini sono più definiti, e lo spazio alle divagazioni è decisamente inferiore.
    Risultato: minore sforzo mentale e creativo, maggiore efficienza e clienti più contenti.


  • massj
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    massj massj

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    Confermo la tua esperienza, da noi ormai da parecchio tempo lavoriamo in bassa fedeltà, wireframe realizzati con axure e pure navigabili, senza alcuna elaborazione grafica.


  • Cristiano Siri
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    Cristiano Siri Cristiano Siri

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    Dopo una approfondita fase di analisi di user needs e task presso il cliente, incontrando di persona molti futuri utenti ( 1 ogni 15 dipendenti in questo caso, essendo una intranet di una azienda di 1300 persone) siamo alla fase di prima consegna di wireframe e stiamo ragionando con lui sulla opportunità di farli con tablet grafico e Denim, quindi a bassa fedeltà. Vi farò sapere 🙂


  • Alberto
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    Alberto Alberto

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    prova 123


  • Gaetano Anzisi
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    Gaetano Anzisi Gaetano Anzisi

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    Ho sempre lavorato con wireframe a bassa fedeltà e prima ancora di creare il modello digitale ho sempre disegnato prima degli schizzi su carta.

    Anche se sono mancino e non so disegnare 🙂 lo schizzo mi serve per sviluppare un concept più fluido che spesso mi porta a risultati soddisfacenti.

    Purtroppo però il wireframe a bassa fedeltà non è apprezzato per vari motivi: l’agenzia dove lavori si preoccupa di fare un’economia di tempi,risorse e costi (il wireframe diventa anche un simil-layout-specifiche); il committente è in grado di valutare “solo” i colori e gli effetti grafici senza sapere che la disposizione degli elementi per la navagazione e gli ancoraggi visivi da fornire agli utenti sono la base che sta sotto il vestitino colorato.

    Quando ho lavorato con Cristiano Siri ho assitito a delle scenette in cui il committente voleva solo dei layout grafici per il semplice motivo che correva dal mega direttore generale che gli concedeva 30 secondi del suo prezioso tempo per sentenziare se andava bene il verde o il blu. Ovviamente tutto quello che era navigazione utente, header, footer etc non era assolutamente valutato.

    Concludo dicendo che siamo un pò colpevoli, dovremmo imporre di più il modello wireframe a bassa fedeltà accompagnato da documenti come architettura dell’informazione, descrizione delle modalità di navigazione e accesso all’informazione, etc.
    Dobbiamo educare i nostri interlocutori.


  • Alberto
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    Alberto Alberto

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    secondo me bisogna proprio educare il cliente. questo è il punto. io lavoro solo in bassa fedeltà all’inizio, poi man mano che il lavoro procede, si alza anche la qualità.

    il problema del manager è proprio una cosa che non sta in cielo ne in terra. dobbiamo imparare a non subirla, ma a favorire condizioni diverse, spiegare a cosa servono i wireframe in bassa fedeltà (concentrarsi su informazioni e funzionalità piuttosto che colori e stile), spiegare quale sarà l’evoluzione della “fedeltà”, ecc.

    guardatevi il link “dont make the demo look done”, è illuminante su questo.


  • Manuele De Lisio
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    Manuele De Lisio Manuele De Lisio

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    Anche secondo me iniziare a lavorare a “bassa fedelta’”, integrando gli elementi durante la fase di sviluppo puo’ far perdere meno tempo ed energie a tutti.

    Ho sempre trovato denigrante (nei miei confronti) l’idea di presentare per esempio “almeno 3 varianti” ad alta fedelta’ al cliente.
    In primo luogo perche’ non vendo quadri, ma un progetti mirati a soddisfare esigenze spesso molto articolate.
    Lo trovo in qualche modo poco utile, poiche’ il cliente di fronte a un risultato che appare “stilisticamente finito” non solo fornisce indicazioni davvero marginali (“con quel testo centrato secondo me funziona meglio…”) ma, nella stragrande maggioranza dei casi e per gli stessi motivi di sopra, non riesce a immaginare in che modo verra’ impiegato il periodo di sviluppo da lui profumatamente pagato.

    Penso sia piu’ logico partire da un’idea UNA, un wireframe (non necessariamente sul tovagliolo della pizzeria…) e procedere in modo costante, correggendo via via che si va avanti.

    in alcuni posti (Ideo, Lunar, etc) ancora si usano carta, matite, Pantone e light table per simulare menu’ a tendina, pop-up e quantaltro.

    Auguri 😉


  • Weissbach
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    Weissbach Weissbach

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    Confermo che vale la stessa cosa anche nel campo della progettazione meccanica.
    Del resto, il design è design. 😉


  • Daniel Londero
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    Daniel Londero Daniel Londero

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    Sicuramente iniziare a progettare in bassa fedeltà ha i suoi vantaggi. Molti sono già stati elencati, personalmente aggiungo che buttar via qualcosa in bassa fedeltà perchè al cliente non piace costa molto meno che buttare via qualcosa in alta fedeltà 🙂


  • mucio
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    mucio mucio

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    Una cosa non mi è chiara, nel momento in cui il cliente si rivolge allo specialità di usabilità, web, ecc. chiedendo un prodotto secondo me demanda a lui la gestione di certe cose, quello che deve fornire il cliente è un elenco delle funzionalità che desidera, altrimenti di cosa si parla.

    Io credo che la bassa fedeltà serva in un primo momento, ad un primo contatto, ma alla fine il cliente vuole decidere solo se rosso o giallo, se due o tre colonne, non gli importa nulla di usabilità o altro, per quello chiama uno specialista, se ne avesse le competenze allora se lo farebbe da solo.


  • Antonio
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    Antonio Antonio

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    sposo a pieno il post 😉