Alberto Mucignat

random thoughts around web stuffs (è tutto un equilibrio sopra la follia…)

Design e approccio consulenziale (reprise)

Scritto il a proposito di User experience - 2 Commenti

Qualche tempo fa Jared Spool ha scritto un post in cui proponeva di non dare più consigli e raccomandazioni sul design ai clienti.

La cosa era passata un po’ in sordina, ma il vostro ha continuato a tenere monitorata la discussione, perché non è mica un tema da poco e in parte converge con la mia idea di rendere autonomi i clienti attraverso il lavoro di consulenza che facciamo.

Oggi Jared ritorna sul tema alla luce delle discussioni e ragiona su cosa succede quando hai finito il lavoro:

Is giving in to the clients’ desire to receive a list of solid recommendations the best for the clients?

[...]

When we finish our engagement with our clients, they’ve learned how to do the work themselves. They can continue researching and enhancing their designs, using the techniques and tricks we’ve taught them. We’ve done our job and they’re happy continuing on their own.

When Nick and the Catalyst team have delivered their recommendations, their client goes off and makes changes. The question I have, however, is this: are they left in a situation where the only way they can make any further changes and enhancements is to call Nick’s team back?

Unfortunately, many projects aren’t like Chris’s HBO site. They need to evolve as the business, the technology, and the customers mature. They need new features, new enhancements, and new ways of thinking about the problems they’re solving.

Are we leaving our clients with the best possible experience? Are we considering that when we first pitch the project and its deliverables?

Per me il discorso è chiaro e l’ho scritto anche nel mio post. Pensare di “formare” il cliente e renderlo autonomo aumenta la qualità del lavoro e rinforza l’esperienza che rilasciamo al cliente.

C’è anche un altro aspetto: lavorare in questo modo cambia il “deliverable” del lavoro, che non è più solo il “deliverable fisico” (report, wirefreme, prototipo, mockup, etc), ma soprattutto il metodo con cui si raggiunge il risultato.

Inoltre, Jared aggiunge, nel primo articolo:

What our preliminary research has found is a typical recommendation looks something like this: “Users had trouble seeing the field labels. I recommend you put the label on the top of each field, instead of on the left.”

However, some teams are using a different approach: “We’re seeing that our users have trouble with the field labels. We’d like to try an experiment and see if moving the labels to the top of each field makes an improvement.”

It’s a subtle difference. And it was the approach we saw most in use amongst those UX professionals who had a solid track record of consistently improving their designs. These professionals told us they refuse to make recommendations, but love to experiment.

Insomma, lavorare sul design significa soprattutto lavorare sul processo (incrementale, misurabile, etc) e aiutare i clienti ad avere un approccio giusto verso i cambiamenti.

E alla fine la consulenza di design rilascia knowhow prima che deliverable. La differenza tra quelli bravi e la classica “web design agency” è tutta qua.

(certo, chissà cosa ne pensano “dall’altra parte della barricata”…)

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2 commenti ↓

  • #1 Raffaella Roviglioni 12/03/2010 11:52

    Dipende se dall’altra parte della barricata hai gente illuminata o meno. ;)
    Tipo: http://theoatmeal.com/comics/design_hell.

  • #2 Alberto 12/03/2010 12:10

    eh si l’avevo visto. mah, sai, in tanti anni ho imparato che non sono le persone, ma le perverse logiche aziendali ad essere problematiche… cmq grazie per il pensiero “dall’altra parte delle barricata” :-)

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