Alberto Mucignat

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Piano con gli alberi

AlbertoAlberto

Amo gli alberi, in particolare i platani. Ci sono cresciuto in mezzo fin da bambino e quando li rivedo nei viali delle grandi città mi ricordo sempre della giovinezza passata a giocare in mezzo a quei totem possenti, nodosi e refrattari.

Alla scuola elementare c’erano i platani piantati da mio padre. Quando lui era piccolo, gli studenti della scuola ogni anno piantavano un albero a primavera. La chiamavano “festa degli alberi” e l’ho sempre trovata una cosa fantastica. Ho piantato alberi anch’io alcune volte, che emozioni.

In ogni posto dove ho vissuto a Padova, durante gli anni dell’università, ricordo i platani: sul lungo Piovego, in centro, perfino nel cortile dell’appartamento storico in cui ho abitato per anni.

Per questo ho un rapporto di affetto con i platani, ci sono sempre stati nella mia vita.

Quando ritrovo un platano, è più forte di me: spesso li accarezzo, ci parlo, li conforto. Quando vedo che tagliano dei platani, sto male anch’io, soffro come loro.

(Sembra stupido, ma ho capito di non essere pazzo quando ho letto il primo e unico libro vero di Mauro Corona: Il volo della martora. O forse sono matto come Mauro, chissà).

Di recente ho cercato di mitigare la lontananza dei miei adorati platani furlani coi faggi dei Lucretili, che passo spesso a salutare.

Insomma capite, è un legame forte quello che mi lega agli alberi.

Per questo non posso che essere in perfetta sintonia con Renzo Piano e la sua visione della città degli alberi:

Mi sono sentito dire che gli alberi in un contesto urbano hanno bisogno di terra per le radici, e gliela abbiamo data. Mi sono sentito dire che gli alberi in città soffrono, e abbiamo trovato il modo di farli stare bene. D’altronde, se soffrono gli alberi figuriamoci la gente e i bambini. Mi hanno fatto notare che alcuni alberi provocano allergie, e abbiamo selezionato piante che non emettono pollini. E poi che perdono le foglie, e bisogna raccoglierle: giusto. E poi che coprono le insegne dei negozi: vedete voi. E infine, che rubano spazio ai parcheggi per le automobili. E su questo hanno ragione: gli alberi prendono inevitabilmente il posto dei parcheggi e del traffico automobilistico. Ma è proprio quello che ci vuole: questo è l’aspetto più importante, nella visione umanisticamente corretta delle nostre città nel futuro. Occorre assolutamente salvarle dal traffico e dall’enorme quantità di parcheggi che le stanno soffocando. Più parcheggi si fanno e più traffico si attira, come la fisica insegna. Alcune città più dotate di trasporti pubblici l’hanno capito: a Londra è vietato costruire parcheggi in centro, a Stoccolma per disincentivare l’uso dell’auto una fermata del tram non è mai più lontana di trecento passi, e se il mezzo non arriva entro venti minuti il passeggero mancato ha diritto al taxi gratis. Occorre mettere tutte le risorse per costruire trasporti pubblici e dotare le nostre città di parcheggi di cintura. È chiaro che gli alberi in città hanno un ruolo importante in questa visione. C’è chi, cinicamente, dice che questo non avverrà mai. Scommettiamo che sì? È ormai inevitabile: spendiamo meno in parcheggi e sottopassi, e investiamo nel traffico pubblico.

Sottoscrivo tutto, parola per parola.

Comments 3
  • Raffaella Roviglioni
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    Raffaella Roviglioni Raffaella Roviglioni

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    Sottoscrivo in pieno anche io, e mica solo quello che dice Piano.
    In Islanda sono andata in crisi d’astinenza da alberi, e quando dopo 10 gg finalmente ne ho visto uno, l’ho accarezzato e abbracciato! Quindi capisco bene come ti senti.
    Nel quartiere dove sono nata, a Roma, ho visto abbattere molti alberi perché malati: mancata cura da parte del servizio comunale, continuo soffocamento delle aiuole, danni alle radici per motivi futili.
    L’albero da risorsa diventa intralcio, e questo è estremamente triste.
    Un saggio orientale diceva che una persona, per compiere il proprio destino,prima di morire deve scrivere un libro, fare un figlio e piantare un albero. Anche e soprattutto in città, aggiungo io.


  • Davide
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    Davide Davide

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    Non posso che condividere anch’io, in qualità di essere umano bisognoso di un ambiente cittadino meno alienante di quello a cui siamo abituati, e di cittadino di Milano che ancora non si capacita di questo ed altri paradossi, come le piste ciclabili bruscamente interrotte da muri.

    Una nota per confortarti: se uno dei siti di ecologia e ambiente più popolari si chiama Treehugger, tanto pazzo non sei 😉


  • Daniele
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    Daniele Daniele

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    Hai letto Arboreto Salvatico di Rigoni Stern? L’ha dedicato a Einaudi, l’editore “grande amante di alberi”.

    E, se posso, ti consiglio anche questo: http://www.apat.gov.it/site/_contentfiles/135622_propagazione_per_seme.pdf
    veder crescere un albero piantato da bambini è bellissimo, vederli crescere dopo averne piantato un seme è fantastico.