Siccome i cents mi
stanno a cuore, segnalo questo istruttivo
post di Mantellini.
Cose già note e che in Italia non scandalizzano molto di più di un
caffè da 1 euro e 10 cents o dei bagni della stazione Termini a
70 centesimi.
Già. Se siete in stazione Termini a Roma e vi scappa, sappiate che fare la pipì costa 70 cents. Dopo esservi ripresi dalla sorpresa, potete fare come me: andare al bar, chiedere che vi cambino 10 euro (sempre stringendo le gambine) e scoprire che
Grandi Stazioni SpA (*) stampa un simpatico pamplet patinato che
distribuisce gratuitamente in tutti i negozi del
zentro commezial Roma Termini.

Che abbiano
preso i fondi anche loro? D'altronde il titolo -
"in altri TERMINI, cultura e attualità"- non lascia spazio ai dubbi, così come la foto in copertina indica il chiaro intento culturale. Certo,
come utente preferisco non pagare i bagni pubblici e avere una rivista inutile in meno. Ma sono un sognatore, lo so.
Non ne avete abbastanza? Continuo.
Il venerdì di Repubblica della scorsa settimana riportava un trafiletto di Curzio Maltese, il quale fa presente che ogni anno vanno a vedere teatro
12 milioni di italiani. Più di quelli che vanno negli stadi di serie A. Peccato che il teatro veda sempre meno sovvenzioni statali (mi dicono che hanno tagliato ormai gli ultimi fondi), mentre per i decoder e il digitale terrestre vengono fatte leggi ad hoc e conseguenti finanziamenti.
Allegri amici! Comunque vada, il 10 aprile non sarà cambiato niente.
Forse dobbiamo iniziare a cambiare noi, cavolo, ed incazzarci un po' di più, anche per pochi cents.
(*) rel=nofollow, causa intro in flash