Monday, December 3. 2007
Gaspar si chiede chi è che clicca sui banner. Massimo pensa che sia la casalinga di Voghera. Io non ricordo di aver mai cliccato volutamente sui banner, eppure di banner ho vissuto per diversi anni.
Certo, mi piacerebbe sapere cosa ne pensa Luca Lani, mio ex socio, presidente di Studenti Media Group, che ha appena aperto un blog dove parla tra l'altro di come monetizzare i social network riempiendoli di banner.
Ah, Luca, e benvenuto nella blogospheira
Wednesday, October 17. 2007
Secondo il sondaggio di A list apart (a cui anch'io ho partecipato), nel mondo del web design sono gli architetti dell'informazione quelli che hanno la percentuale più alta di salari oltre 100.000 dollari l'anno.
Ovviamente nel mondo, non in Italia, si badi bene. Però direi che è comunque un buon motivo per venire all' IA summit, non credi?
Tuesday, June 5. 2007
Gabriele ha uno spunto interessante su Google che di recente ha acquisito FeedBurner e Panoramio. Anch'io spesso mi chiedo cosa comporterà questo accentramento di potere nelle mani di Google. Ma andiamo per punti, sinteticamente, come è solito fare il sottoscritto
The Big G
Google ha un merito, quello di avere sdoganato molti servizi web (motori di ricerca, feed e feed reader, statistiche web, web mail, calendario, pubblicità, video, ecc). Ha fatto in modo che questi servizi fossero facili da usare e alla portata di tutti. Ma questi servizi, seppur centralizzati, sono solo una parte di tutti i servizi web. Anche se vengono utilizzati da moltissime persone, quello che rimane -la lunga coda- sono una miriade di servizi web che sarà difficile standardizzare e che vengono utilizzati da infinite nicchie di persone. E ce ne saranno sempre di più, di piccole nicchie che utilizzeranno piccoli servizi web.
Localizzazione
Per quanto Google e gli altri grossi competitor possano scalare, difficilmente riusciranno a sviluppare servizi localizzati all'altezza di chi conosce il territorio, le esigenze locali, ecc. I servizi localizzati non sono per niente sicuro che sarà sempre qualcuno di grosso a farli. Non tutti perlomeno, perchè molti non sono facili da standardizzare. Forse è più semplice mettere a disposizione la piattaforma (mappe, adsense, ecc), piuttosto che andare troppo in profondità.
Personalizzazione
Noi che lavoriamo nel web viviamo in un mondo ovattato. La maggior parte degli italiani non conosce internet, perlomeno come la conosciamo noi. La maggior parte delle aziende italiane -nel migliore dei casi- ha le intranet fatte con SAP o java o cos'altro so io. Pensare di passare di colpo ai servizi online è una pazzia. Ci vorranno anni, perlomeno in Italia. Inoltre, le aziende hanno sempre più bisogno di servizi personalizzati e customizzati sulle loro esigenze. Anche questi servizi, è difficile che siano sempre i grossi a farli.
Nicchie, nicchie e ancora nicchie
Continuo a pensare che esistano nicchie di persone, piccole community, che hanno in comune delle passioni, che sono localizzate, personalizzate, difficili da ingabbiare, ecc. Si ritrovano nei forum, nelle mailing list, nei gruppi di google (si certo), ma anche in quelli di yahoo e myspace, come in molte piccole community locali. Si infilano tra blog e siti di nicchia, si perdono tra chat, instant messanger e infinito numero di mail.
Semplicemente perchè hanno bisogno di ritrovarsi e di parlare di alcune cose, di condividerne altre, senza dover per forza utilizzare flickr, delicious o altro.
Con il passare del tempo, gli strumenti web diventano più semplici, alla portata di molti, se non di tutti. E con questo, nasceranno nuovi servizi che si differenzieranno dai giganti, magari anche solo di poco. E verranno usati dalle moltitudini di nicchie che popolano il web.
Sì, probabilmente mi sbaglio, ma ultimamente ho letto / sto leggendo anch'io, tra gli altri, Small is the new big di Seth Godin, The Long Tail di Anderson, ecc ecc. Per cui sono ottimista, oltre che un sognatore incallito...
Tuesday, April 24. 2007
Quello che non capisco dell'Italia, è perchè continuiamo a cercare dei tuttofare, mentre nel resto del mondo si cercano figure specializzate.
Certo, per il mio ambito non c'è molta speranza, ma penso anche alla marea di aziende che cercano "sistemisti/programmatori php/html/css/js/ecc".
Credo che forse le aziende abbiano difficoltà a scegliere le professionalità, a capire quello che serve. Soprattutto, preferiscono assumere una persona che fa un po' di tutto, perchè assumere 3 persone in Italia costa tanto troppo.
Ma vale anche il contrario. Ho conosciuto molti sviluppatori che sono anche esperti di accessibilità, grafica, html/css, indicizzazione sui motori e usabilità.
Il risultato, secondo me, è che le aziende lavorano male e non emergono molte professionalità skillate. In entrambi i casi la qualità media si abbassa, inevitabilmente.
Dei compensi, poi, ne parliamo un'altra volta.
Thursday, March 29. 2007
Ci pensavo da parecchio tempo, ma come al solito Mauro mi precede, parlando del rapporto tra web agency e clienti:
[...] chi continua a trattare il web come uno strumento puramente tecnologico in luogo di un ambiente di comunicazione rimarrà sempre ai margini del mercato (o cambierà mestiere)
Sono d'accordo, anche perchè credo che ormai il software stia diventando una comodity, soft-widget da copiaincollare.
Per questo stanno nascendo (ce ne sono già) delle aziende che si occupano di "mettere assieme" i pezzi che servono per un progetto web. Queste aziende agiscono a metà tra clienti e fornitori tecnologici e mettono assieme figure professionali che prima facevano parte di mondi diversi.
Nella mia idea sono composte da meta-tecnici e meta-umanisti, perchè il web è una vera convergenza tra tecnologia e comunicazione.
Questo è il percorso che ho iniziato da qualche tempo. Se ti va di farne parte, fammi un fischio che ne parliamo.
Tuesday, January 23. 2007
Ora, io nella sostanza gestisco progetti web. Faccio project management, che in italia ha un suo senso allargato, per cui ti occupi un po' di tutto.
In pratica, il cliente viene da me e mi dice "vorrei fare un sito o servizio web tipo così cosà" e io gli creo il progetto, analizzo, architetto e disegno, seguo lo sviluppo, gestisco i fornitori...
Eccoci al punto. Quando arrivo a dover cercare i fornitori, tutti la stessa formuletta: "costa X kmila euro, più la tua commissione, ovviamente".
Ma io non voglio una commissione! Non prendo tangenti, non mi interessa. Lo trovo allucinante, prima ancora che scorretto verso il mio cliente. Vengo pagato il giusto per il mio lavoro, che è già una intermediazione.
Mi dicono che sono uno dei pochi che pensa (e agisce) così.
E tu invece?
Saturday, November 11. 2006
Non conosco personalmente Mafe De Baggis, ma trovo molto interessante quello che ha detto a margine dello IAB.
Sottoscrivo in pieno la tesi di fondo e aggiungo: la pubblicità su internet è in crescita semplicemente perchè è un surrogato della pubblicità offline (tv, giornali, radio) e perchè ha una vendibilità senza rivali. La pubblicità rende, punto e basta.
In realtà, secondo me la pubblicità online non genera il ritorno di investimento che uno si aspetta. Lo dico avendo vissuto per anni sulle spalle della pubblicità (banner e affini), quindi con un po' di cognizione di causa. Per questo forse su internet conviene parlare di campagne di comunicazione, piuttosto che di campagne pubblicitarie.
Inoltre, ci sono alcuni passaggi di Mafe che voglio riportare perchè sono importanti:
1. Internet consente di comunicare senza dover per forza acquistare pubblicità
2. Gli investimenti per la presenza online sono a tutti gli effetti investimenti di comunicazione
La definizione "presenza online" rappresenta tutto: infrastruttura, sito, comunicazione, promozione. Quindi quando si parla di investire online non si parla solo di campagne pubblicitarie.
Personalmente ritengo che il budget per la presenza online debba essere gestito più dal marketing che dal reparto IT, ma mi pare che ci siano arrivati tutti. Il problema è che spesso il marketing lavora solo sulla pubblicità. Invece, il budget per la presenza online deve considerare anche i costi di sviluppo dei servizi e della gestione editoriale.
Per capirci, mi auguro che in futuro i soldi che vengono spesi per costruire una presenza online (sito, community, blog, ecc) siano considerati un valore come i soldi spesi in pubblicità.
Spesso invece il sito deve costare gratis, per poi spendere in pubblicità. Ma se il sito è fatto male, cosa diranno gli utenti che cliccano sul banner? A questo volevo arrivare, scusa la tirata.
ps: prima di pubblicare faccio leggere ad Oli che mi dice "cos'è un banner?". Dopo che le ho spiegato, chiedo: "hai mai cliccato su un banner?". Risposta: "No".
Sunday, October 29. 2006
In internet spopola Wikipedia, la libera enciclopedia sviluppata con il contributo di migliaia di utenti (anch'io nel mio piccolo ho dato qualche contributo).
Per dire, una delle più grandi enciclopedie del mondo, la Britannica, ha capito la malparata: si è quindi buttata sul mercato online e ha aperto anche un blog!
In Italia invece, la Treccani ha indetto un bando di concorso, assieme all'accoppiata Bocconi-Repubblica, con tanto di download del regolamento (in pdf, sigh!).
Molto istituzionale, direi (con l'aplomb inglese di quello che vede il mondo crollare attorno e continua a bere thè).
Monday, July 3. 2006
Preciso il mio punto di vista commerciale, così mi evito di doverlo spiegare sempre.
1. Non credo in una logica commerciale classica e di semplice vendita del mio lavoro. Credo che sia un lavoro che va spiegato bene e, una volta compreso, si vende da solo.
2. Mi piace pensare che entrambi -il cliente ed io- dobbiamo trarre profitto dalla collaborazione, anche se mi rendo conto che è facile essere tentati e gabbare un cliente piuttosto che perdere tempo in spiegazioni.
Insomma, prediligo l' approccio win-win, dove entrambe le parti ci guadagnano qualcosa e ne percepiscono il valore.
In quest'ottica, consiglio la lettura di questo articolo di Vidar (direttore vendite di eZ), illuminante in certi passaggi.
Consiglio anche il libro You can negotiate anything, che mi ha aiutato non solo a capire le logiche commerciali, ma anche in molte altre occasioni della vita.
Saturday, July 1. 2006
Tempo fa mi lamentavo del mercato italiano, dicendo che il problema era culturale della piccola e media impresa italiana.
In Norvegia ho parlato con molte aziende e ho capito che anche all'estero esiste questo problema, solo che le aziende hanno realizzato che è importante aiutare il cliente a migliorare la propria cultura IT. In poche parole, educare il cliente aiuta le aziende a creare un rapporto di fiducia e di mutua convenienza.
A pensarci bene, parte del mio lavoro con i clienti è sempre stato quello di far capire quello che stavamo facendo, le intenzioni, il vantaggio della tecnologia, ecc. Insomma, perchè ci lamentiamo noi? Fa tutto parte del nostro lavoro, anche se spesso vorremmo la pappa pronta.
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