A Londra mi hanno perquisito per mezz'ora, semi-smontato la valigia, requisito profumi e creme per la barba. Grazie a dio,
Gaspar segnala che c'è qualcuno che sta pensando di mettere fine a questa idiozia. Troppo tardi per il mio costoso profumo...
Ora io capisco il bisogno di sentirsi sicuri, ma capisco anche che
se cerchi a tentoni e a casaccio significa che non hai la minima idea di cosa e chi stai cercando. E questo mi rende ancor più insicuro.
Poi, c'è un
limite a quello che dobbiamo essere disposti a sopportare per garantirci una (presunta) sicurezza. Cioè, credo, una società civile deve garantire la sicurezza, a patto però che non diventi in ogni momento stressante vivere e viaggiare. È di questi limiti che parliamo, quando discutiamo di democrazia, ricordatelo.
It's for your safety, ti rispondono. Se permetti, la mia sicurezza è anche quella interiore, di tranquillità e serenità nella vita, di poter passare una frontiera senza essere trattato come un presunto criminale.
Ma c'è dell'altro, a partire dalle cose più gravi. Tutte queste a prescindere dal fatto che secondo me, ripeto, la sicurezza si garantisce con la prevenzione e le intelligence giuste, non con l'idiozia o con la durezza alle frontiere (peraltro solo in UK, mentre in Italia sono passato senza problemi, mah!).
1. Perquisirmi alla stregua di un presunto terrorista e, tanto per essere chiari,
anche nelle parti intime, mi pare perlomeno una cosa per cui ci dovrebbero essere dei buoni motivi. Insomma, passo attraverso il metal detector, non suona niente e mi perquisisci lo stesso? Cioè: sai chi sono, dove vivo, mi fai i raggi e poi, non contento, mi dai pure una massaggiatina? Forse pensi che mi piaccia?
2. Perquisire
le mie mutande (usate e non) a mani nude, come quelle di tutti gli altri, mi pare una cosa perlomeno
anti igenica. Ora, tornato a casa, devo lavare tutto, anche i capi puliti.
3. Se l'unico sacchetto trasparente è quello che avevo nella borsa, credo che un po' di buon senso sia necessario. Dopo mezz'ora di fila, perquisizione, ecc, sarebbe il caso che, se non ho il giusto sacchetto trasparente,
me ne fornisci tu uno, senza che debba rifare tutta la trafila.
Invece no, devi rifare tutta la fila. E la perquisizione? Anche quella, ovviamente. È chiaro che uno preferisce perdere il profumo che continuare a farsi il fegato amaro. Soprattutto, non mi è chiara sta storia del sacchetto: hai in mano le mie creme, che cazzo ti costa ripassarle sotto il metal detector? No, it is the law. È la legge, oh my god. Rispondo che c'è una proposta italiana per cambiarla, ma non c'è verso.
Mi controllano
cellulare e ipod come fossero detonatori e poi basta, posso andare, a patto che lascio le creme e il profumo, sperando che qualcuni li usi, perlomeno.
Va beh, dirai tu, lo sapevi: era la vigilia dell'11 settembre, sono inglesi, ecc ecc. Certo, ma continuo ad avere le balle girate, anche dopo i massaggi. Soprattutto, se alla fine riesco a passare tutti i controlli, perlomeno mi farebbe piacere un piccolo "grazie" o uno "scusi il disturbo".
C'è poi da dire che
questi fastidi non fanno che aumentare le incazzature e di conseguenza l'odio, verso tutti. Nei confronti dei controlli (che ho sempre accettato con serietà e rispetto per le forze dell'ordine, ma ormai si è passato il limite), nei confronti dei terroristi veri (che se non ci fossero non ci sarebbero questi controlli) e di riflesso nelle istituzioni, per la loro incapacità di essere rispettosi dei cittadini. E per la loro (ahimè questa sì non presunta) impotenza.
Un'ultimo consiglio per chi viaggia per convegni a Londra. Evitate di portarvi a casa tutti quei gadget dentro la valigia, perchè ogni pallina antistress, ogni spilletta, ogni cazzo di pennetta potrebbe essere travisata per un possibile ordigno.
E voi potreste essere guardati di traverso, come un presunto terrorista. Cari maccheroni dei miei stivali!