Credo sia assurdo che questi idioti del marketing delle telco continuino a parlarci di quantità di traffico misurate in Megabyte. CHE CAZZO NE SO quanto pesa la pagina di Repubblica (che non leggo, per carità) o che cosa ha messo in home il mio blogger preferito? Il Megabyte è una dimensione per MACCHINE. Trovatene una per UOMINI. Se non siete in grado di farlo, siete anche voi dei Mr. Waterloo.
Per essere chiari:
- a me il telefono serve per telefonare e mandare sms
- vorrei tariffe flat serie
- se scelgo un iphone è anche (e soprattutto) per poter navigare in mobilità
Ora, io credo che vedremo delle serie tariffe internet in mobilità in Italia solo quando in tutto il resto del mondo ci sarà il teletrasporto.
Quindi al momento non ho nessuno stimolo a comprare un iPhone. E sconsiglio tutti dal farlo, perchè mi pare una vera ciulata.
ps: non vorrei disturbarli, ma quelli dell'AGCom pensano di fare qualcosa nei confronti di questo vergognoso cartello delle telco? Che peraltro a questo livello esiste solo in Italia...
pps: per quanto mi riguarda, visto che il mio cell sta tirando le cuoia, credo che mi prenderò un nokia nuovo da 50 euro. E buonanotte.
La mia linea dati naked ha subito un rincaro di 12 euro al mese (da dicembre). In pratica devo pagare un sovrapprezzo a Telecom che non sapevo avrei dovuto pagare quando ho acquistato il servizio dal mio operatore (NGI).
Le comunichiamo che l'Agcom, con la delibera n. 249/07/CONS approvata in data 23 maggio 2007, ha dato il nulla osta a Telecom Italia per applicare a tutti agli operatori (ISP) un canone aggiuntivo mensile per tutte le linee ADSL attive su cavo dati (ADSL "Naked").
Dato che la sua linea rientra fra queste tipologie, nell'importo sopra menzionato, è incluso tale contributo per un importo di 36,00 Euro iva compresa (trimestrale, ndb).
Cioè: ho un contratto da X euro al mese e da dicembre pago X+12 euro al mese, tanto per gradire. Il sovrapprezzo ricade sull'utente, ovviamente, non sia mai che l'operatore si accolla il costo. Su questo dovrebbero intervenire le associazioni dei consumatori. O no?
Comunque, per me questa è una follia tutta italiana. Ci libereremo mai dalla schiavitù di un operatore monopolista che fa quel che vuole grazie soprattutto alla collusione con lo stato?
Ma la situazione in fondo è ancora peggiore. Il fatto è che non ci siamo fatti sentire quando ne avevamo la possibilità. E adesso paghiamo.
Il mio è un parere di parte, visto che sono uno degli organizzatori, ma il Secondo IA Summit italiano a Trento è stato un successo. Vado per punti, anche perchè a caldo è ancora difficile razionalizzare per bene.
Organizzazione impeccabile
Il summit è stato organizzato da quattro prodi (oltre a me, Andrea Resmini, Emanuele Quintarelli e Luca Rosati) in collaborazione con il CRC del Trentino. Noi ci siamo occupati dei contenuti, degli speaker e di gestire la conferenza, mentre il CRC ha sostanzialmente curato tutto il resto, ovvero le cose più onerose in termini di sforzo e costi: logistica e organizzazione pratica delle cose (sala, catering, segreteria, tutto), ecc. La partnership ha funzionato a meraviglia e anzi l'organizzazione è stata impeccabile, grazie anche alle belle strutture della provincia di Trento.
Numeri
Al summit hanno partecipato circa 230 persone (considerato che eravamo a Trento...), a cui vanno tutti i nostri ringraziamenti. Ho cercato di conoscere più persone possibile, ma se mi sono perso qualcuno, per favore fatti vivo nei commenti.
Abbiamo avuto 19 sessioni in una giornata e mezza, per una durata complessiva di oltre 13 ore, sforando di appena 15 minuti il primo giorno e poco più il secondo.
La partecipante più piccola ha 4 mesi ed è la figlia di Nicola. Tanti giovani presenti, segno che è una disciplina sulla quale si sta formando una nuova generazione di architetti del web.
Contenuti
I contenuti del Summit, a sentire un po' tutti, erano di un'ottima qualità. Forse per merito degli speker stranieri, ma anche noi italiani abbiamo veramente fatto delle presentazioni di cui dobbiamo andare orgogliosi. Tanto per dire Joe Lamantia e gli altri sono rimasti molto colpiti dai progetti italiani.
Rispetto all'anno scorso si è parlato molto di più degli utenti, spesso più che dei contenuti, segno di un passaggio epocale anche in Italia per la progettazione web.
Speakers Eric Reiss ha fatto un keynote spettacolare in apertura su IA e innovazione, raccogliendo i complimenti di tutta la platea. A me poi è piaciuto un sacco Jess Mc Mullin (nForm) che ha parlato di Business e IA, e Joe Lamantia che ha fatto un lunghissimo e ricchissimo keynote di chiusura.
Oltre a loro, dall'estero sono venuti Linus De Petris che insegna IA all'Università di Malmo in Svezia e Peter Van Djick (290s) che ha parlato di Global IA.
Degli italiani segnalo Stefano Dominici che ha fatto una bella presentazione su come progettare la IA con utenti e scenari, Luca Mascaro che ha presentato il nuovo prototipo di Facetag, Cristina Lavazza e Andrea Fiacchi che hanno presentato un'interessante ricerca sull'utilizzo di servizi web 2.0, evidenziando le differenze tra giovani e adulti.
Highlight
Il commento più bello che ho ricevuto, me l'ha regalato un trevigiano: "non immaginavo che in Italia esistessero conferenze del genere". Quasi come a dire che uno non si immagina nemmeno che si possano fare. Altri commenti belli un po' da tutti, grazie!
Ringraziamenti
Prima di tutto un grazie di cuore a Giorgia Fasanelli e Giuliano Muzio che hanno speso gli ultimi mesi e le ultime settimane a rendere questo evento possibile. Praticamente perfetti. Dario Betti, il nostro "uomo sul campo", da bravo Trentino ha fatto da collante tra noi del Board e il CRC. Impagabile. Andrea Resmini che ha fatto lo showman presentando e tenendo viva l'intensità dell'evento. Claudio, il tecnico luci/audio/ecc che ha creato un'atmosfera all'americana, molto cool. Fullo, Totanus, Matteo Brunati e gli altri blogger che sono venuti.
Tutti gli altri di cui non mi ricordo e che abbraccio calorosamente.
Per il prossimo anno abbiamo un sacco di idee nuove e sempre voglia di migliorarci. Mi piacerebbe avere un summit molto più italiano, molto più partecipato. Mi piacerebbe coinvolgere anche le aziende, anche per sensibilizzarle un po' di più.
E ci piacerebbe farlo in un'altra bella città italiana, magari una che comincia per F...
Ultimissima cosa: le slide e tutti gli interventi registrati in video saranno disponibili appena Andrea si riprende. Ecco, se tardiamo, prenditela con lui
Dopo la partita di ieri, uno scozzese triste mi ha fatto i complimenti perchè meritavamo di vincere noi. Dura deglutire con la bocca secca, perchè la birra era finita da tempo e gli ultimi minuti li ho passati a stritolare il bicchiere vuoto.
Però è giusto dire che abbiamo perso per imprecisione, contro un cecchino implacabile, contro una squadra che non ha fatto una meta. E abbiamo dominato il gioco, il campo era nostro. Nel rugby spesso questo significa che in qualche modo non sei stato sconfitto e puoi uscire dal campo a testa alta.
Detto questo, ringrazio Troncon, di cui non devo dire nulla che non abbia già detto. Se non che ormai Troncon è l'Italia del rugby e noi siamo Troncon. Il suo più grande successo è stato trascinare in mischia anche noi.
Troncon ha finito la carriera ieri sera, dopo 101 partite in nazionale e con una meta che mi ha fatto toccare il soffitto. Resterà sempre un riferimento, per il rugby e per lo sport in genere, per tutto quello che ha insegnato, nel campo è fuori.
"Giocare a rugby è così bello che non ci sono cose brutte, nemmeno le sconfitte"
Ho convinto Oli ad aprire un microblog chiamato Ipse Dixit per metterci alcuni highlights di diritto costituzionale, che sta studiando per un esame.
L'idea mi è venuta perchè a volte mentre studia mi dice cose tipo: "ma lo sai che non è vero che non esiste la non eleggibilità per i condannati?" (per esempio)
Un giorno in macchina abbiamo letto tutta la prima parte della costituzione, che è bellissima. A parte l'art. 7, che alla lunga si è dimostrato un limite ai diritti civili nel nostro paese (soprattutto sui temi della famiglia).
La nostra costituzione è un atto di civiltà stupendo, che dovremo sicuramente conoscere meglio.
Avevo detto che "Nell'anno dei video generati dagli utenti questo è un tipico esempio di quello che si vedrà".
Zoro, a dire il vero, non mi invita più a bere na birra da mesi, quindi non se lo meriterebbe. Però questo è un pezzo di storia che merita di essere raccontato.
Ogni militante sa che quando il Partito chiama non si può far finta di niente, anche se il Partito che ti chiama ancora non esiste, anche se tu di fatto non militi più da tempo. Ma il richiamo l'ho sentito, lo ammetto.
[...]
Come accennavo nel post precedente, il disimpegno di questi tempi è un lusso che non possiamo permetterci, qualcosa va fatto, un contributo alla discussione va portato.
È la quarta persona che recentemente mi ha detto questa frase: "il disimpegno è un lusso che non possiamo permetterci".
Sono stanco, anche se non ho avuto la stessa (lunga) storia di Zoro. Quindi ci penso ancora un po', ma per ora sono solo sfavato. Però con un sorriso triste grazie a Zoro, che -perlomeno amaro- mi fa sorridere.
Stamattina con Stefano sono stato all'italian e-commerce forum, dove è stato presentato il report sull'ecommerce italiano, in collaborazione con il Politecnico di Milano (dovrebbe uscire quello definitivo tra qualche giorno). Si è anche discusso sui problemi dell'ecommerce in Italia e come risolverli.
Durante tutto l'evento ho però notato come la tecnologia la facesse da padrona e ci fosse poca attenzione alla user experience e all'utente da parte delle aziende che fanno ecommerce. Anzi, tra i primi 20 top sellers italiani, Stefano mi dice che solo Venere pare abbia un team che fa ricerca sull'usabilità.
Poco dopo, il CEO di Fact Finder ha illustrato alcuni dati delle loro ricerche, tra cui segnalo questo: il 27% degli utenti non trova il prodotto che cerca, in un sito dove il prodotto esiste.
Dopo un intervento di Stefano, uno degli ospiti ha confessato di aver acquistato servizi di progettazione della web user experience dall'estero (Londra, chettelodicoaffà), mentre altri hanno di fatto glissato, ma hanno iniziato ad accennare al bisogno di migliorare la user experience.
Tanto per dire, Internet Book Shop ha candidamente detto che loro stanno investendo molto in portali editoriali (sempre se ho udito bene), ma non ha parlato del miglioramento della user experience nel loro sito. Forse IBS pensa di avere un sistema già perfetto...
Insomma, a sentire parlare in Italia i problemi sono sempre e solo tecnologici, mentre manca una consapevolezza di come far funzionare efficacemente l'insieme o di quali sono i bisogni degli utenti.
Soprattutto, devo ancora trovare qualcuno che faccia una sana progettazione della user experience, anzichè pensare subito a comprare l'ennesima piattaforma ecommerce di turno.
L'Università Bocconi, in collaborazione con 01net e Linea EDP, sta svolgendo una ricerca che ha l'obiettivo di analizzare e di individuare modalità sostenibili per fare crescere in Italia l'ecosistema del software, inteso come l'insieme delle aziende che offrono software e servizi informatici e delle aziende che utilizzano il software come leva competitiva.
La ricerca vuole approfondire le motivazioni per cui il settore da anni non cresce in Italia come invece accade in altri Paesi europei, laddove molti studi confermano che la mancata crescita della produttività italiana, causa della perdita di competitività delle nostre imprese sui mercati internazionali, è dovuta soprattutto allo scarso utilizzo dell'ICT da parte delle imprese del nostro Paese.
Nel mio piccolo azzardo una risposta: il mercato ICT italiano e l'utilizzo del software in Italia non crescono perchè spesso il software non funziona!
La prova è aver visto le aziende che comprano software passare la maggior parte del loro tempo al telefono con il customer care o a risolvere problemi (del software, ma anche del pc, dei formati dei file, della stampante, ecc), piuttosto che ad avere una vita semplificata dal software.
Il valore di un software, oggi, non è nella tecnologia, ma nella sua facilità d'uso. Vorrei dire "usabilità", perchè oggi l'utente dovrebbe essere al centro del processo di creazione di un software. E non viceversa.
Ecco, quindi, che lo "scarso utilizzo dell'ICT da parte delle imprese italiane" forse è più una conseguenza, che una causa.
Cioè, più che pensare alla percezione del software, in tutto il resto del mondo si sta cambiando il modo di sviluppare software (si pensi al redesign di Office 2007).
All'estero poi si parla sempre di più di User Centered Design e di User Experience per descrivere il nuovo processo di creazione del software.
Anzi del "prodotto". Che non è più ormai solo un pezzo di codice, ma la sapiente unione di tecnologia, design e -sediovuole- innovazione.
In breve: 34 anni, friulano, vivo a Roma, lavoro nel web come user experience consultant.
Nel tempo libero mi dedico alla fotografia e alla natura.
Puoi contattarmi via mail e Skype.