
Si arriva con il trenino, il Dart, la freccia che attraversa Dublino e sale poi lungo la costa. Oppure a piedi,
di pub in pub, irish breakfast e pinte di guinness.
Lansdowne Road, lo stadio di Dublino, di tutta l'Irlanda. Non quello di calcio gaelico, quello è un altro pianeta.
Questo è rugby, ragazzo.
Ti immergi nella folla verde, le ragazze bionde, gli occhi azzurri e magliette verdi, i vecchi coi bambini, come al parco. Verde come l'erba d'Irlanda. Superi i binari del Dart, attendi in file ordinate.
Anyone wants ref-radio? No grazie.
Lansdowne Road è di fronte a te. Si passa attraverso dei cunicoli scavati nel muro profondo, una mano sbuca da una finestrella nella penombra e controlla il biglietto. Uno alla volta, non puoi barare.
Una puntatina al bagno: quando ti dimentichi il numero delle pinte, conta le pisciate, mi insegnano. Poi le scale, per entrare in curva. Uno alla volta, ultimo controllo, perchè all'esterno si può bere birra, ma sugli spalti no. Allora tutti hanno la loro fiaschettina, con dentro il cicchetto: brandy, whisky, gin.
Sali gli ultimi gradini e sei dentro, la bolgia verde non è una bolgia, è ordinata e pacata. Rispettosa della tua maglietta azzurra. Nella curva popolare si sta in piedi. Le curve di Lansdowne Road sono due ali verdi irregolari, le casette agli angoli del campo sono una rassicurante presenza domestica.
Hai rincorso l'odore del rugby, a piedi dal centro di Dublino. E adesso ci sei proprio dentro. Senti quell'odore, qui in mezzo alla
working class irlandese. Famiglie, coppie, amici, nonni e nipotini. Il grande popolo del rugby irlandese. Era un sogno e si è avverato.
E che popolo. Qui non c'è nessuno che abbaia contro gli avversari, solo qualche
C'MON IRELAND!!! improvviso, il suono di un grido di battaglia, orgoglioso.
Qui capita che al vantaggio azzurro ti dicano
forte sto ragazzo, gioca in Francia vero? Bella meta, comunque. Qui può capitarti di scivolare sui piccoli gradini e finire addosso ad un irlandese, per vedere se alla fine il tuo estremo ce la fa. Ma vieni gelato da un
definitely not a try.
Capita poi che ti offrano un cicchetto. Un calumet irlandese, il porta whisky argentato. Tu accetti questo gesto d'altri tempi e mormori un
thank you timido. Poi mandi tutto in vacca con un
we improved our hand job. Ma loro capiscono e ti rispondono
yes, your passages are good this year.
Ti scusi e ridi, tutti sorridono,
siamo amici, hai superato l'esame.
E quando la meta non c'è, perchè non c'è, il tuo vicino si scusa. Quando il fuoriclasse irlandese fa un fallo inutile e cattivo, viene cazziato da un ululato sommesso. Ma quando la mischia avanza, il loro
move baritono ti congela e sembra quasi che sospinga il pack verde verso la meta. Non giocano in 15,
qui gioca tutto lo stadio. Questo è il rugby, ragazzo. E non ha niente a che vedere col Flaminio, oggi hai imparato una cosa nuova.
Quando usciamo, la folla si muove ordinata per prendere il Dart, tra due lunghissime file di poliziotti cortesi. I verdi hanno vinto, ma sono tutti silenziosi, rispettosi. Ti giri. Guardi un'ultima volta il vecchio di 130 anni che tra poco andrà in pensione. Niente più partite al Lansdowne Road, ma ci mancherà come una casa che hai abbandonato dopo esserci cresciuto. Ci sei stato una volta sola, ma hai scoperto che
siamo tutti irlandesi.
Poi inizia il terzo tempo. E tu sei già pronto per la prossima
stout.