Monday, April 7. 2008
Domenica ho letto tutto d'un fiato "Da cosa nasce cosa" di Bruno Munari. Libro illuminante per chi fa experience design, quindi anche per il web.
Tra le altre cose ho trovato una parte che ben si collega alle mie ricerche su web e gioco. In una parte del libro Munari parla dei giochi in questi termini:
Il giocattolo ideale deve poter essere capito dal bambino senza alcuna spiegazione. Si può lasciare il giocattolo in mano al bambino e lui lo dovrebbe capire, sia cosa è, sia come si usa.
Questa cosa è valida anche nel web e si chiama usabilità. Potrebbe bastare questa frase a farci pensare, ma continua Munari:
Spesso occorre spiegare questi semplici giocattoli agli adulti, poichè gli adulti sono qualche volta nell'impossibilità di capire per eccesso di cultura che, se non è assimilata ma solo immagazzinata, fa da filtro a tutte le novità, per cui se uno vede una cosa nuova, non avendo una mente elastica, resta bloccato e la rifiuta perchè gli crea un complesso di inferiorità.
Ecco spiegata la frustrazione degli utenti adulti davanti ai problemi di usabilità.
In conclusione, credo che nel web siamo tutti un po' adulti. Ovvero:
1. il web dovrebbe essere semplice e autoesplicativo
2. per quanto semplice, ci saranno degli utenti che lo troveranno inusabile o poco chiaro
L'idea del gioco mi aiuta a pensare a come progettare il web, è uno stimolo inesauribile. Se hai altre risorse sull'argomento, batti un colpo nei commenti, grazie.
Sunday, January 13. 2008
Hai mai giocato a qualche gioco sul web? Giocare è quello per cui il web è stato creato. -Weinberger
È da un po' che sto pensando a come integrare l'idea di gioco dentro la progettazione di un sito web, una community, un social network. Inizio un percorso di riflessione su questo tema, senza voler per forza arrivare da qualche parte.
Il primo tassello del puzzle è la presentazione Playful IA che il mio amico Kars Alfrink ha tenuto allo scorso Euro IA di Barcellona.
Il secondo tassello si intitola Engaging User Creativity: The Playful Experience, ed è apparso a dicembre su UX Matters.
Ora, se ripenso alla mia storia, ogni volta che ci siamo messi a progettare dei "siti sociali" cercavamo di trovare la "chiave del gioco". Come faccio a far interagire l'utente? Come faccio a coinvolgerlo? A farlo giocare? Anche la scorsa settimana mi sono trovato a parlare di gioco in questi termini, in due incontri con clienti, ma con due scenari diversi.
Trovo quindi illuminanti un paio di passaggi dell'articolo di UX Matters:
Play is not a passive quality, but one that demands interaction, exploration, and imagination. From this perspective, the playfulness of a complex user experience, while attributable in part to its design, is heavily reliant upon users and their level of engagement. In the end, users themselves create playfulness.
E ancora:
As applications evolve, all other factors being equal, people flock to the ones that are more fun to use—the ones that engage them. So, unless your application is indispensable—and even if it is—if it’s deadly boring, its days are numbered. Ultimately, it’s better if people spend time with our digital products because they want to, not because they have to.
Ecco, se penso al passato, trovo che forse avevamo la presunzione di dover individuare noi le chiavi del gioco, senza sapere invece su cosa gli utenti si sarebbero intrippati veramente.
Forse non è così importante trovare subito delle chiavi di gioco, è l'utente che decide il gioco, che piega l'applicazione web alle sue regole.
Diversamente, dobbiamo invece pensare di predisporre al gioco la nostra applicazione web, altrimenti è difficile che l'utente si senta coinvolto.
Direi che ce n'è abbastanza per iniziare, no?
Monday, April 2. 2007
Grazie al link del post precedente, scopro anche questo Collaborative game manifesto for software development:
Lo sviluppo software è una serie di giochi cooperativi di invenzione e comunicazione, con risorse limitate e finalizzati ad un obiettivo. L'obiettivo primario di ogni gioco è la produzione e la consegna di un sistema software; ciò che rimane alla fine del gioco è un insieme di note, utilizzabili per assistere i giocatori del gioco successivo. Le persone utilizzano note e appunti per ricordare, trarre indicazioni e comunicare tra loro, allo scopo di passare alla mossa successiva del gioco. Il gioco successivo è la variazione del sistema, oppure la creazione di un sistema contiguo. Ogni gioco ha quindi come obiettivo secondario quello di conseguire una posizione vantaggiosa per il gioco successivo. Poiché ogni gioco si svolge a risorse limitate, l'obiettivo primario e quello secondario competono tra loro per le risorse disponibili.
Utile, in generale, anche per altri tipi di progetti. Deliverables è la parola chiave del gioco. Come strumenti, vedo bene il wiki. Prima o poi dovrei provare a impostarlo in questo modo.
Questa cosa del gioco, poi, viene fuori spesso ultimamente. Ne parlano continuamente gli anglofoni quando si tratta di fare focus group o altre ammucchiate lavorative.
Se ci penso, durante un recente card sorting estenuante mi sono ritrovato a dire ai partecipanti che dovevano pensare che era un gioco, cercare di pensarlo come uno svago dal loro solito tran-tran quotidiano. E ha funzionato, nonstante lo stress.
Lavorare giocando, lavorare divertendosi. Proviamoci tutti un pochino, dai.
Tuesday, July 26. 2005
Disclaimer
A parte che in generale non sopporto ste cose, ho pensato all'entropia che produciamo e alla fine mi sono detto: fino a che non faccio una ricerca non posso sapere quello che mi servirà o non mi servirà sapere un giorno. Quindi -solo per stavolta- accetto la catenona.
Michele mi passa questa patata bollente. Rispondo come segue.
Cosa guardi per prima cosa in un blogger: la foto, il modo in cui scrive o se ha i feed rss?
Essendo di estrazione geek, ragiono come uno spider e quindi guardo le keywords. Se c'è qualche foto di donna nuda clicco all'impazzata. I feed cosa sono?
Quale blogger inviteresti a casa tua per mostrargli la collezione di farfalle e quale chiuderesti nella cassettina delle farfalle e butteresti la chiave?
L'ultima volta ho mostrato la mia collezione di farfalle (in realtà fotografie) e ho detto: "perchè non ti apri un blog?". Sono quasi andato in bianco, poi ho recuperato con fatica.
A quale blogstar concederesti dei favori sessuali pur di essere linkato?
Dopo aver sputato sangue per avere un link da Morbin, attualmente sto alle costole del Moruzzi che per ora mi ha linkato in una pagina secondaria... sigh!
Fai una proposta che non avevi mai avuto il coraggio di fare alla blogger di cui sei segretamente innamorato.
Piccola, se non ti apri sto blog non posso citarti e tantomeno linkarti
A chi passi l’ingrato compito?
Morbin
Roxy
Fullo
Zener
Oli (allora lo apri sto blog? lo apro io e ti do la password? lo apri tu? dimmi cosa devo fare! vuoi che linko di nuovo la foto dove mi freghi la crema al cioccolato? eccoti servita)
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