Monday, October 29. 2007
Mi sono registrato allo IAB Forum 2007, che si terrà a Milano i prossimi 7-8 Novembre.
Nella giornata d'apertura ci sarà anche David Weinberger, che parlerà del suo ultimo libro, e Jaap Favier di Forrester (The shared experience).
In realtà mi piacerebbe assistere anche al secondo giorno, in particolare al workshop su Search Engine condotto da Mauro Lupi e dove TSW presenterà il risultato degli studi su usabilità, eyetracking e marketing online.
Se qualcuno è da quelle parti faccia un fischio.
Tuesday, September 4. 2007
Mi ha colpito la frase di Paolo in un commento al mio post precedente:
"Supporre che un sindaco sia lì a leggere il blog dei cittadini per quanto sia sperabile in futuro, è al momento una pia illusione o peggio un delirio di onnipotenza"
Tralasciando il delirio di onnipotenza dei blogger, mi interessa molto di più soffermarmi nella supposizione iniziale.
Io credo che anzichè leggere tutti i blog, un personaggio pubblico dovrebbe perlomeno leggere quelli che parlano di lui. È abbastanza facile, basta iscriversi a un paio di feed rss.
Oggi, sempre di più, nessun personaggio pubblico può più permettersi di ignorare internet come mezzo comunicazione e confronto pubblico. Questo perchè il personaggio pubblico, per definizione:
1. deve informarsi su quello che l'arena pubblica della comunicazione dice di lui
2. deve comunicare e rispondere alle critiche
Piaccia o meno, internet è una parte consistente dell'arena pubblica della comunicazione e lo sarà sempre di più nei prossimi anni.
Insomma, così come "perdono tempo" a leggere i giornali e a rispondere attraverso interviste e missive, i politici oggi devono sempre più essere aggiornati su "chi e come" parla di loro su internet.
Se poi sono dei politici illuminati, cercano anche di avere un confronto (noi le chiamiamo "conversazioni"), così come fanno i vari Mastella, Gentiloni, ecc, fino a piccoli politici locali.
Chi non capisce questo, fa un po' come lo struzzo, illudendosi che internet sia solo una moda passeggera, quando tutto sembra dimostrare che invece è la piattaforma comunicativa del futuro.
Friday, August 31. 2007
Negli ultimi giorni mi è capitato di sentire o leggere svariate volte la frase: "ecco l'indirizzo del mio sito, ma comunque non è aggiornato". Oppure ancora: "purtroppo il mio sito è in fase di restyling". E anche: "si, ho un sito web, ma non è ancora completo".
È un punto importante. Oggi non ha proprio senso un sito che riporta la dicitura "in restyling" o "lavori in corso". Soprattutto, è strano che molta gente quasi si scusi perchè il proprio sito non è aggiornato oppure non riporta le ultime novità. L'aggravante, spesso, è nel fatto che molti di questi siti appartengono a persone che lavorano su internet.
Oggi un sito non aggiornato (vorrei dire "senza un blog") è un sito morto. E il sito è lo specchio virtuale (sempre più visibile e riecrcato) di una persona (o di un'azienda).
Per questo oggi mi sono chiesto: il mio sito mi assomiglia? È abbastanza aggiornato, rispecchia quello che faccio continuamente?
Per chi ha un blog la risposta è scontata. Ma per tutti gli altri? E per le migliaia di aziende italiane? Oggi si può esistere senza aggiornare il proprio sito? Senza un blog?
Thursday, July 19. 2007
Mauro del blog "Idee per Cordenons (e non solo)" ha videointervistato Sergio Bolzonello, sindaco di Pordenone. Un politico serio e aperto ai cittadini, che ha dedicato il proprio tempo ad un blogger, accettando senza problemi di rispondere pubblicamente a delle domande.
Nell'intervista, Bolzonello spiega con parole semplici la situazione di rifiuti e servizi, su cui è in corso una querelle tra i comuni di Pordenone, Cordenons e Zoppola.
Ieri Il Gazzettino ha ripreso l'intervista sottolineando alcuni passaggi, anche piuttosto forti. Il che dimostra che in una piccola realtà locale, anche un blogger può aiutare a fare informazione.
Infine, ci sono degli amministratori che non hanno problemi a spiegare pubblicamente il loro operato, ma anzi ne sono entusiasti. Un buon segno per il futuro, una piccola battaglia che dobbiamo continuare a portare avanti.
Tuesday, May 29. 2007
Mi ero quasi perso questa perla di Keith Robertson, che vale la pena leggere anche perchè è applicabile a qualunque progetto.
Tra le altre, trovo infinitamente giusta la frase:
The “problems” with almost any process start and end with people.
Ogni volta che mi sono trovato davanti ad un problema, spesso si trattava di un problema relativo alle persone. Una delle seguenti:
- alcuni non si parlavano
- altri si parlavano, ma non si capivano
- molte volte non avevano chiari in mente gli obiettivi
- non erano abbastanza invogliati a prendere iniziative
- non si sentivano responsabilizzati
- ecc
Morale: quando ti trovi di fronte a un problema, non chiederti cosa hai sbagliato. Chiediti chi non sta facendo la cosa giusta e perchè.
Certo, potresti anche scoprire che il problema sei tu. Cosa fare in questi casi? Ne avevo già parlato "anni fa" in un post molto zen. Credo si debba cercare di "spersonalizzarsi" e fare un passo indietro. Ci vuole umiltà, insomma. Eggià.
Friday, April 20. 2007
Oggi ho fatto l' installazione e il setup di un nuovo blog e mi sono tenuto traccia delle cose che ho pensato e fatto. Considerato che è stato un esperimento e che alcune cose è difficile descriverle, credo che questo post sarà una specie di work in progress. Con il tuo aiuto, se vuoi, nei commenti.
Strategia
Per prima cosa, quando si vuole aprire un nuovo blog, consiglio di leggere alcuni piccoli consigli strategici. In pratica, si dice, considera bene 3 cose:
- la piattaforma che scegli: se scegli un servizio, verifica che sia possibile esportare tutti i tuoi dati, un giorno potrebbe servirti
- misurazione costante del blog: accessi al sito e posizionamento sui motori di ricerca
- individuare obiettivi del blog eaudience di riferimento: cosa vuoi ottenere dal blog? a chi ti rivolgi?
Comunicazione e informazioni
Velocemente alcune cose su cui ho ragionato:
- titolo e descrizione del blog
- meta informazioni e keywords
- alcune pagine statiche di descrizione (chi siamo, cosa facciamo, ecc)
- definizione del blogroll
- categorie dei post
- definizione del copyright
- politiche moderazione commenti (può servire per business blog)
Setup tecnico (software custom)
- installazione base
- url rewriting (se non è abilitato di default)
- installazione plugin + configurazione
- setup feedburner + configurazione feed rss (redirect 302, autodiscovery)
- setup google analytics + installazione js GA
- layout: scelta layout di base + togliere le cose inutili + test di utilizzo (iterare svariate volte)
- documentazione dei plugin e file modificati, configurazioni, ecc
- configurazione filtri e politiche antispam
- impostazione del backup (!)
Credo che, benchè sia una lista limitata e veloce (in fondo non si tratta di un blog professionale), può essere utile come traccia per chi si appresta ad affrontare questo lavoro.
Molto poi dipende dagli obiettivi e dalla strategia, nonchè dall'esperienza.
Thursday, February 22. 2007
Diversamente dagli altri criticoni (*), mi sono soffermato a leggere i nomi di chi ha realizzato questo bel portalone classico, con ben due intro video e mega testata in flash.
La cosa pazzesca è l'errore di encoding, proprio nella pagina dove appaiono ben 4 addetti alla qualità.
(Via Paolo)
(*) benevolmente s'intende
Saturday, November 11. 2006
Non conosco personalmente Mafe De Baggis, ma trovo molto interessante quello che ha detto a margine dello IAB.
Sottoscrivo in pieno la tesi di fondo e aggiungo: la pubblicità su internet è in crescita semplicemente perchè è un surrogato della pubblicità offline (tv, giornali, radio) e perchè ha una vendibilità senza rivali. La pubblicità rende, punto e basta.
In realtà, secondo me la pubblicità online non genera il ritorno di investimento che uno si aspetta. Lo dico avendo vissuto per anni sulle spalle della pubblicità (banner e affini), quindi con un po' di cognizione di causa. Per questo forse su internet conviene parlare di campagne di comunicazione, piuttosto che di campagne pubblicitarie.
Inoltre, ci sono alcuni passaggi di Mafe che voglio riportare perchè sono importanti:
1. Internet consente di comunicare senza dover per forza acquistare pubblicità
2. Gli investimenti per la presenza online sono a tutti gli effetti investimenti di comunicazione
La definizione "presenza online" rappresenta tutto: infrastruttura, sito, comunicazione, promozione. Quindi quando si parla di investire online non si parla solo di campagne pubblicitarie.
Personalmente ritengo che il budget per la presenza online debba essere gestito più dal marketing che dal reparto IT, ma mi pare che ci siano arrivati tutti. Il problema è che spesso il marketing lavora solo sulla pubblicità. Invece, il budget per la presenza online deve considerare anche i costi di sviluppo dei servizi e della gestione editoriale.
Per capirci, mi auguro che in futuro i soldi che vengono spesi per costruire una presenza online (sito, community, blog, ecc) siano considerati un valore come i soldi spesi in pubblicità.
Spesso invece il sito deve costare gratis, per poi spendere in pubblicità. Ma se il sito è fatto male, cosa diranno gli utenti che cliccano sul banner? A questo volevo arrivare, scusa la tirata.
ps: prima di pubblicare faccio leggere ad Oli che mi dice "cos'è un banner?". Dopo che le ho spiegato, chiedo: "hai mai cliccato su un banner?". Risposta: "No".
Thursday, October 5. 2006
Oggi sono stato allo SMAU a seguire l'incontro Blog e informazione: quali opportunità per le aziende?, organizzato da Blogosfere e Ad Maiora.
Ero in compagnia della blogstar Max Moruzzi (ocio al click!), si proprio quello di Dotcoma! Mi sembrava di essere amico -chessò- di Paris Hilton, fatte le debite proporzioni: tutti lo salutano, tutti ci parlano, molti vogliono solo toccarlo e poi fuggono via. È un vero mago delle public relations e sono fiero che mi abbia inserito nel suo blogroll.
Comunque, eravamo in prima fila e ci siamo divertiti un sacco, oltre ad avere sentito autorevoli pareri, interessanti osservazioni ed esperienze (presentati i case history di Samsung, Ferrari, Sky).
La mia impressione è che molte agenzie di comunicazione (Edelman in testa, Ad Maiora e altri) stiano un po' cavalcando l'onda, ma lo fanno dichiaratamente e con buona trasparenza. E comunque, progetti di business blog lanciati negli ultimi tempi li possiamo giudicare senza troppi problemi: quelli che sopravviveranno, partecipando alle conversazioni online, saranno i vincitori. Gli altri, as usual, capiranno che hanno sbagliato qualcosa e magari, al loro interno, cambieranno qualche policy troppo rigorosa...
Mi pare anche che le aziende si stiano rendendo conto che la pubblicità, così come la comunicazione aziendale, sta cedendo il passo ad una nuova e più efficace strategia per pubblicizzare i propri prodotti e servizi. Ma qui mi sto avventurando in un campo non mio, quindi mi fermo, continuando a sognare un mondo migliore.
At last, lo SMAU mi sembra molto migliorato da come me lo ricordavo: più aziende e professionisti del settore, molte meno torme di ragazzini ululanti e -ahinoiblogger- anche meno cubiste.
Noi blogger -dicevo- siamo come una specie di fauna trasversale (giornalisti, professionisti, dirigenti, imprenditori) dedita al culto del link e delle conversazioni: abbiamo vagato assieme, mangiato assieme, cazzeggiato assieme. Quella cosa che ci accomuna credo si chiami senso di community e mi fa sentire a casa (quasi) in ogni posto dove vado.
Domani lavoro, ma rimango a Milano fino a sabato, conto di tornare allo SMAU a incontrare degli amici che presenteranno dei seminari. Poi back to Rome. Ehi, se ci siete anche voi, battete un colpo!
Wednesday, June 14. 2006
Molti storceranno il naso a sentire il suo nome. Comunque sia, Jacobino Nielsen mi scrive ogni settimana per segnalarmi i suoi (costosissimi) report. Nell'ultimo parla di newsletter e feed rss:
Our main conclusion remains the same: email newsletters are the best way to maintain customer relationships on the Internet.
Due cose mi hanno colpito più di tutte: l' analisi dei feed rss e l'eye tracking che mostra la lettura delle sole prime due parole dei titoli ( headings).
Ricordo sempre che stiamo parlando del mercato americano, perlomeno anglosassone. Noi invece viviamo in Italia, the dialup country.
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