Friday, February 29. 2008
Mi chiedo se sono l'unico cliente Aruba a voler accedere all'area clienti. Di sicuro, essendo un cliente, vorrei essere un attimo facilitato.
E invece... trovatelo voi il link all'area clienti, se ci riuscite.
Friday, August 31. 2007
Negli ultimi giorni mi è capitato di sentire o leggere svariate volte la frase: "ecco l'indirizzo del mio sito, ma comunque non è aggiornato". Oppure ancora: "purtroppo il mio sito è in fase di restyling". E anche: "si, ho un sito web, ma non è ancora completo".
È un punto importante. Oggi non ha proprio senso un sito che riporta la dicitura "in restyling" o "lavori in corso". Soprattutto, è strano che molta gente quasi si scusi perchè il proprio sito non è aggiornato oppure non riporta le ultime novità. L'aggravante, spesso, è nel fatto che molti di questi siti appartengono a persone che lavorano su internet.
Oggi un sito non aggiornato (vorrei dire "senza un blog") è un sito morto. E il sito è lo specchio virtuale (sempre più visibile e riecrcato) di una persona (o di un'azienda).
Per questo oggi mi sono chiesto: il mio sito mi assomiglia? È abbastanza aggiornato, rispecchia quello che faccio continuamente?
Per chi ha un blog la risposta è scontata. Ma per tutti gli altri? E per le migliaia di aziende italiane? Oggi si può esistere senza aggiornare il proprio sito? Senza un blog?
Thursday, May 17. 2007
Dopo anni, ieri sono stato ad html.it e ho conosciuto Massimiliano Valente. Ci conoscevamo dai tempi della bolla, tra l'altro la mia guida a php è stata una delle prime di html.it. Ora grazie a dio è stata rimossa
Massimiliano è uno dei pochi che è riuscito a creare un business su web ed ora è un editore di successo. Ne ho conosciuti pochi come lui (uno di questi è Luca Lani, mio ex-socio fondatore di Studenti.it), parlo della capacità di capire lucidamente cosa funziona su web e come monetizzarlo.
Abbiamo parlato per 3 ore di web, aziende e modelli di business, pubblicità e web sociale, ecc. E anche di blog, ma non sono riuscito a convincerlo ad aprirne uno.
Per me è stata una discussione molto stimolante, con una persona che ammiro. Chissà che in futuro non si riesca a fare qualcosa assieme, eh...
Tuesday, April 24. 2007
Quello che non capisco dell'Italia, è perchè continuiamo a cercare dei tuttofare, mentre nel resto del mondo si cercano figure specializzate.
Certo, per il mio ambito non c'è molta speranza, ma penso anche alla marea di aziende che cercano "sistemisti/programmatori php/html/css/js/ecc".
Credo che forse le aziende abbiano difficoltà a scegliere le professionalità, a capire quello che serve. Soprattutto, preferiscono assumere una persona che fa un po' di tutto, perchè assumere 3 persone in Italia costa tanto troppo.
Ma vale anche il contrario. Ho conosciuto molti sviluppatori che sono anche esperti di accessibilità, grafica, html/css, indicizzazione sui motori e usabilità.
Il risultato, secondo me, è che le aziende lavorano male e non emergono molte professionalità skillate. In entrambi i casi la qualità media si abbassa, inevitabilmente.
Dei compensi, poi, ne parliamo un'altra volta.
Wednesday, April 11. 2007
James Robertson ha illustrato brevemente l'esperienza con i blog interni alla sua azienda.
Questi erano gli obiettivi:
- repository di tutte le proposte commerciali, in modo che ognuno sappia cosa "bolle in pentola"
- aggiornamenti sui progetti in corso
- nuove idee e suggerimenti che vengono in mente
- aggiornamenti sullo sviluppo del business, compresi report finanziari mensili
- messaggi interni e richieste di aiuto
L'esperienza di Step Two è riassunta nelle seguenti considerazioni:
- i blog interni sono un sistema per aumentare la consapevolezza dell'azienda, prima ancora che la "conoscenza"
- quando si ha una vaga idea di aver letto qualcosa sui blog interni, si può facilmente ricercare
- il risultato della ricerca porta immediatamente a chattare con l'autore del post
- in caso di assenza dall'ufficio, ci si tiene facilmente informati di quello che succede
- è molto efficente per contattare tutto lo staff, più che floodare tutti con email (che magari non vengono lette sempre, ndb)
Mi viene da pensare che il primo vantaggio dei blog interni ad un'azienda sia di collezionare tutte le informazioni interessanti in una repository-blog. Prima queste informazioni venivano scambiate via mail tra un sottoinsieme del personale dell'azienda (in pratica andavano perse), mentre ora sono reperibili da tutti.
Certo, mi piacerebbe sapere di altre esperienze (magari italiane) con i blog aziendali.
Thursday, March 29. 2007
Ci pensavo da parecchio tempo, ma come al solito Mauro mi precede, parlando del rapporto tra web agency e clienti:
[...] chi continua a trattare il web come uno strumento puramente tecnologico in luogo di un ambiente di comunicazione rimarrà sempre ai margini del mercato (o cambierà mestiere)
Sono d'accordo, anche perchè credo che ormai il software stia diventando una comodity, soft-widget da copiaincollare.
Per questo stanno nascendo (ce ne sono già) delle aziende che si occupano di "mettere assieme" i pezzi che servono per un progetto web. Queste aziende agiscono a metà tra clienti e fornitori tecnologici e mettono assieme figure professionali che prima facevano parte di mondi diversi.
Nella mia idea sono composte da meta-tecnici e meta-umanisti, perchè il web è una vera convergenza tra tecnologia e comunicazione.
Questo è il percorso che ho iniziato da qualche tempo. Se ti va di farne parte, fammi un fischio che ne parliamo.
Sunday, October 29. 2006
In internet spopola Wikipedia, la libera enciclopedia sviluppata con il contributo di migliaia di utenti (anch'io nel mio piccolo ho dato qualche contributo).
Per dire, una delle più grandi enciclopedie del mondo, la Britannica, ha capito la malparata: si è quindi buttata sul mercato online e ha aperto anche un blog!
In Italia invece, la Treccani ha indetto un bando di concorso, assieme all'accoppiata Bocconi-Repubblica, con tanto di download del regolamento (in pdf, sigh!).
Molto istituzionale, direi (con l'aplomb inglese di quello che vede il mondo crollare attorno e continua a bere thè).
Monday, July 3. 2006
Preciso il mio punto di vista commerciale, così mi evito di doverlo spiegare sempre.
1. Non credo in una logica commerciale classica e di semplice vendita del mio lavoro. Credo che sia un lavoro che va spiegato bene e, una volta compreso, si vende da solo.
2. Mi piace pensare che entrambi -il cliente ed io- dobbiamo trarre profitto dalla collaborazione, anche se mi rendo conto che è facile essere tentati e gabbare un cliente piuttosto che perdere tempo in spiegazioni.
Insomma, prediligo l' approccio win-win, dove entrambe le parti ci guadagnano qualcosa e ne percepiscono il valore.
In quest'ottica, consiglio la lettura di questo articolo di Vidar (direttore vendite di eZ), illuminante in certi passaggi.
Consiglio anche il libro You can negotiate anything, che mi ha aiutato non solo a capire le logiche commerciali, ma anche in molte altre occasioni della vita.
Saturday, July 1. 2006
Tempo fa mi lamentavo del mercato italiano, dicendo che il problema era culturale della piccola e media impresa italiana.
In Norvegia ho parlato con molte aziende e ho capito che anche all'estero esiste questo problema, solo che le aziende hanno realizzato che è importante aiutare il cliente a migliorare la propria cultura IT. In poche parole, educare il cliente aiuta le aziende a creare un rapporto di fiducia e di mutua convenienza.
A pensarci bene, parte del mio lavoro con i clienti è sempre stato quello di far capire quello che stavamo facendo, le intenzioni, il vantaggio della tecnologia, ecc. Insomma, perchè ci lamentiamo noi? Fa tutto parte del nostro lavoro, anche se spesso vorremmo la pappa pronta.
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