Ci tengo a ribadirlo: lavorare sull’architetura delle informazioni del sito/servizio/prodotto è un investimento a lungo termine che, a differenza della pura usabilità o delle ottimizzazioni che si possono fare, dà i suoi frutti nel tempo, in maniera costante.
Segnalo anche una frase che ripeto da diversi anni e che, vedendola scritta dai ragazzi di Google, mi fa sorridere placidamente di soddisfazione:
You may find that Google Analytics can show you what happened, but perhaps not why it happened. To learn more about your visitors sometimes you have to observe them. The best way is user testing and it’s easier than you think, you can start with just 3 or 4 participants.
In conclusione, ti consiglio di leggere attentamente l’articolo, anche se sono cose un po’ normali per chi si occupa di architettura dell’informazione da molto tempo.
Manca pochissimo al quinto Italian IA Summit, che quest’anno abbiamo organizzato presso la nuovissima e tecnologicissima sede di Milano / Sesto San Giovanni dell’Università Statale di Milano.
Sono molte le novità di quest’anno: la pre-conferenza istituzionale con università e aziende, i workshop/seminari formativi richiesti a gran voce negli anni passati e la diretta streaming fornita dal CTU (grazie!) che spero riusciremo ad arricchire con interviste e backstage.
Abbiamo lavorato molto al programma, motivo per cui lo abbiamo reso pubblico solo ora, ma è veramente ghiotto:
giovedì 5 maggio (mattina): pre-conferenza “istituzionale” con l’università e le aziende (ci sarò anch’io in mezzo a parlare di come sta cambiando il nostro lavoro all’interno delle aziende)
giovedì 5 maggio (pomeriggio): workshop formativi sui temi dell’architettura dell’informazione e usabilità (a prezzo stracciato! ci sono ancora posti disponibili)
venerdì 6 maggio: all day conference con i keynote di Crumlish (autore di Designing social interfaces) e Palmarini (IBM)
sabato 7 maggio (mattina): conferenza con i keynote di Massimo Russo (Gruppo L’Espresso/Kataweb/LaRepubblica) e Resmini/Rosati che probabilmente ci presenteranno anche il loro nuovo libro (Pervasive IA).
bonus track: venerdì e sabato ci sarà una poster session con la presentazione di alcuni progetti.
Sono particolarmente contento di vedere che tra i relatori ci sono alcuni amici che da anni ci seguono e che ho esortato a partecipare. Mi spiace per i pochi esclusi, purtroppo la blind review dei paper quest’anno ha privilegiato temi nuovi e/o presentati sotto una luce nuova: speriamo di aver fatto le scelte giuste!
Concludo con i numeri e le features di quest’anno:
aula magna da 400 posti con mega video
diretta streaming, interviste e backstage
200 posti per i workshop
oltre 300 partecipanti già iscritti alla conferenza (ad oggi)
8 sponsor che ci consentono di mantenere gratuita la conferenza (grazie!)
frivolezze: 3 coffee break con poster session, 2 pranzi/aperitivi/cene (giovedì/venerdì) che ancora dobbiamo organizzare, ma alle quali invitiamo tutti gli amici e simpatizzanti.
Infine ringrazio il board di questo summit: un team che quest’anno abbiamo integrato con alcune new entry. Ragazzi, sono felice di essere parte di questo gruppo.
Beh, cosa aspetti, l’iscrizione alla conferenza è gratuita: iscriviti e partecipa! Ci vediamo a Milano!
Qualche giorno fa ho ricevuto dalla mia banca una mail che riportava questo testo:
dal 21 marzo 2011 è in vigore l’obbligo – per chi intende agire in giudizio relativamente a controversie concernenti, tra l’altro, i contratti bancari, finanziari e assicurativi –, introdotto dal decreto legislativo 4 marzo 2010, n. 28, di esperire il procedimento di mediazione ai sensi del predetto decreto. L’esperimento del procedimento di mediazione è condizione di procedibilità della domanda giudiziale.
Ora, io mi chiedo, secondo voi quante persone hanno capito il significato di questo linguaggio da azzeccagarbugli? Io continuo a leggerlo da giorni e ancora non ci ho capito molto. Non credo di essere il solo a “esperire” questo problema.
Un consiglio alle banche: qualche tempo fa Luisa Carrada aveva scritto un bell’articolo sul linguaggio bancario, perché non ve lo leggete?
Da tempo sono convinto che il copywriting e la scrittura dei testi siano il primo tassello per migliorare l’usabilità. Anche perché nella maggior parte dei test che ho fatto in vita mia ho visto che sono le parole (sbagliate o mancanti) a generare confusione e incertezza.
Sabato sera, presi forse da unsogno di città europea (o dall’incubo di trovare parcheggio), abbiamo deciso di uscire senza macchina. Era una bella serata e ci siamo detti: “andiamo a piedi, al ritorno prendiamo i mezzi o il taxi”.
Quindi siamo andati a piedi fino al quartiere Flaminio dove avevamo appuntamento per cena.
Al ritorno, circa a mezzanotte, salutiamo gli amici e decidiamo di chiamare un taxi. I vari numeri dei taxi non rispondevano, solo uno (la coop Samarcanda) ha risposto e dopo qualche tentativo ci ha detto però che “non ci sono taxi disponibili”.
Nel 2011, in una capitale europea, alle 24 di sabato sera, mica alle 5 di mattina del lunedì…
Successivamente abbiamo preso un tram fino a piazzale Flaminio, ma non siamo riusciti a trovare un autobus che ci portasse a casa (abitiamo comunque in zona centrale). Il nostro autobus non arrivava perché l’ultima corsa è alle 24 (!).
Nel 2011, in una capitale europea, di sabato sera.
Quindi abbiamo aspettato mezz’ora e poi abbiamo preso un altro autobus fino a piazza Fiume. Attraversando la piazza (sulle strisce) siamo quasi stati investiti da una macchina guidata da ggiovani che sfrecciava a tutta velocità con la radio a palla.
Infine, siamo andati all’isola dei taxi, dove ci aspettavano comodamente 4-5 taxi che prima però non erano disponibili, chissà come mai. Forse non volevano fare la fatica di guidare 5 minuti per il muro torto.
La cosa è veramente allucinante, ma fa capire a che livello sia la mobilità di una città che spende comunque vagonate di soldi per mantenere le caste, la lobby dei tassisti e un livello da terzo mondo dei servizi pubblici.
In tutta europa, il sabato sera i giovani prendono i mezzi o il taxi (che costa di meno, chissà come mai), ma da noi invece preferiscono guidare ubriachi. Per fare 5-10 km in città. Allucinante.
Ma se pensate che non sia un problema nostro o che non sia possibile cambiare questo stato di cose, allora proprio per questo paese non c’è nulla da fare.
Però a questo punto, ecco, toglietevi di mezzo voi, grazie.
ps: peraltro a quell’ora non c’è un posto dove comprare i biglietti per i mezzi pubblici, quindi pur volendo farlo diciamo che “ci siamo arrangiati”… E no, non potevamo tornare a piedi come all’andata, purtroppo (per motivi che non sto qui a spiegare).
Da noi non esiste, quindi vi faccio vedere qual’è il giornalismo vero (via Il Post), quello che pone domande serie e incalzanti. E io non sono convinto che sia come sparare sulla croce rossa: se uno è ministro se ne assume le responsabilità.
Scrive Sofri (quello giovane) che “il modo giusto di fare le interviste è quello: in teoria basta una domanda, la prima”. Ecco, magari qualcuno inizi a imparare, anche da noi.
Ai giornali italiani che in questi giorni titolano solo buzzword (“apocalisse” in primis) preferisco il Guardian: gli inglesi almeno si sforzano di informare e spiegare meglio che possono, anche con l’aiuto della sintesi visuale.
La discussione che ne è scaturita è stata interessante e mi ha fatto riflettere su molte cose sulle quali stiamo lavorando anche con la mia azienda, per cui è un argomento caldo.
Alla fine il mio pensiero è che per essere persuasivi bisogna partire dalla conoscenza degli utenti e cercare di informarli bene, soddisfando i loro bisogni informativi.
Riprendo anche quello che ho scritto anche su Friendfeed a margine dell’evento: per fare design persuasivo bisogna fare ricerca con gli utenti e conoscere molto bene quali sono i loro “micro-bisogni”. Solo soddisfandoli, pian piano li acquisiamo come clienti. È un processo in cui bisogna prendere l’utente per mano, se vogliamo avere clienti che “si fidano”.
Cioè, io sono per una “persuasione bianca”, dove l’azienda cerca di informare l’utente per convincerlo a compiere un’azione senza forzarlo con stratagemmi: nella mia esperienza (ma anche in quella dei grandi tipo Amazon) questa è la strada per un business sano.
Di seguito le mie slide, che sono solo una serie di esempi di come il copywriting e il design delle pagine web possano essere persuasivi informando le persone e non “nascondendo” o cercando di infinocchiarli. Chiaramente ogni feedback è bene accetto.
Devo dire che è veramente straordinaria la comunicazione di Berlusconi, che in conferenza stampa non parla ai giornalisti, bensì ai milioni di italiani che stanno davanti alla tv.
È fantastico l’uso dell’infografica (perfino usando uno scarno powerpoint). Si sa, un’immagine comunica più di mille parole, specialmente se pensiamo alla cultura media del pubblico televisivo.
E trovo genialmente diabolica l’idea della bilancia, che trasforma una riforma da brividi lungo la schiena in una cosa che tutti devono invece percepire come equa e giusta.
Se pensate che sto esagerando, vi invito a guardare invece la “comunicazione” verso le masse del principale antagonista del Nostro:
L’altro giorno vedendola mi sono chiesto: “Oltre cosa? Perché “oltre”? Cosa vuol dire? E cos’è quella faccia cadaverica? Sembra che l’abbiano messo al muro e che stiano per fucilarlo…”
“Questi qui sono diventati matti! Questo manifesto secondo loro dovrebbe indicare il Pd come il motore del cambiamento e della speranza? Beh, a me sembra esattamente il contrario. Intanto perchè la parola è sbagliata. Oltre è Claudio Baglioni (e infatti l’ha già usata lui)… oppure è politichese. E poi, in quel colore, evoca la frase proverbiale: ‘E’ passato oltre’, cioè è defunto, morto. E loro, senza volerlo, comunicano esattamente il contrario di quello che vorrebbero: ci stanno dicendo che sono morti. Per di più – aggiunge Toscani – la foto è in bianco e nero, come quella del caro estinto sulle lapidi dei cimiteri. Diciamo che hanno scelto una linea di comunicazione epitaffica: il Pd si è scritto l’epitaffio da solo, e ha anche fatto le affissioni”.
Poi ho pensato che forse ci stanno semplicemente implorando di andare noi oltre loro, di lasciarci alle spalle il PD, o il cadavere di quel che ne rimane.
E magari lavorare a progetti completamente nuovi, con menti fresche.
Oggi leggevo un commento interessante a proposito di una frase detta da Steve Jobs al keynote di ieri (la trascrivo così come è stata riportata, con alcune correzioni mie, purtroppo non ho la fonte):
“It’s in Apple’s DNA that technology alone is not enough. That it’s technology married with liberal arts, married with the humanities, that yields us the result that makes our hearts sing.
A lot of folks in tablet market are looking at this as the next PC, hardware and software done by different companies, and they’re talking about speeds and feeds, just as they did with PCs. Apple’s experience says that that’s not the right approach; these are post-PC devices that need to be more intuitive. Software, hardware, apps need to intertwine in a more seamless way than they do on a PC. We think we’re on the right track with this.”
Parole sante che valgono un po’ per tutti i prodotti digitali, considerato che è un “mercato globale” e il vostro sito/applicazione viene sempre confrontato, anche inconsciamente, con i leader (Facebook, Google, ecc).
In effetti anche nel nostro mondo si discute ancora molto di CMS, linguaggi, ecc, quando dovremo invece andare oltre e capire meglio cosa serve all’utente e come semplificargli la vita.
Dargli quello che cerca, quello per cui viene nel vostro sito, darglielo senza giri di parole, senza tentare di vendergli qualcos’altro, che già è tanto se è interessato a qualcosa di vostro (e Google è a un solo click di distanza). Dargli un’esperienza che superi quelle passate, che si distacchi talmente da fargli dire “questo sito è un’altra cosa”.
Ma tutto questo non ha molto che fare con il “nuovo CMS” o, ahimé, con il voler “rendere più interattivo” il sito. Ha invece molto a che fare con le persone che stanno dall’altra parte, che navigano con il loro pc e che sbuffano continuamente sulle vostre pagine web.
Con questo non voglio dire, dopo averne parlato per anni, che i CMS o i linguaggi di programmazione non siano importanti. Lo sono, ed Apple investe molto in tecnologia.
Il fatto è che la tecnologia dev’essere al servizio di un obiettivo che spesso non ha niente di tecnologico, ma che quasi sempre è legato ad un bisogno umano.
Mi chiamo Alberto Mucignat, vivo a Roma e faccio lo User Experience Designer, ovvero mi occupo di progettare siti e servizi web efficaci e facili da usare.
Per questo ho fondato Doralab, azienda che si occupa di progettazione della user experience, user-centered design e usabilità.
Nel tempo libero mi dedico alla natura: arrampico, vado in mtb e mi piace esplorare posti sconosciuti.