Tuesday, June 10. 2008
YouRank è una toolbar per firefox che memorizza la navigazione web nel proprio pc e consente di ritrovare facilmente i siti visitati, oltre a scoprire i trend derivati dall'attività propria e/o degli altri utenti (sempre se ho capito bene, il software è molto complesso e non ho i dettagli).
Inoltre c'è la possibilità di inviare i dati della propria navigazione a un server centrale, per contribuire a costruire il rank dei vari siti: c'è sicuramente un problema di privacy, che però mi pare sia stato affrontato con buona chiarezza.
Il valore risiede appunto nelle "correlazioni sociali" dei risultati, ovvero dal rank che emergerà dai dati di navigazione degli utenti.
Ne so troppo poco per capire se funzionerà veramente. E al momento un grosso scoglio è dato dal dover passare i miei preziosi dati di navigazione ad altri.
Di sicuro da tempo la community internazionale si chiede se Google funziona bene oppure no, se si può migliorare e come. In ogni caso, progetti come questo avranno il merito perlomeno di provare a dare una risposta.
Disclaimer: Luca mi ha invitato alla beta, chiedendomi di spargere un po' la voce e lo faccio volentieri, ma non sono coinvolto in questo progetto.
Monday, December 3. 2007
Gaspar si chiede chi è che clicca sui banner. Massimo pensa che sia la casalinga di Voghera. Io non ricordo di aver mai cliccato volutamente sui banner, eppure di banner ho vissuto per diversi anni.
Certo, mi piacerebbe sapere cosa ne pensa Luca Lani, mio ex socio, presidente di Studenti Media Group, che ha appena aperto un blog dove parla tra l'altro di come monetizzare i social network riempiendoli di banner.
Ah, Luca, e benvenuto nella blogospheira
Thursday, November 22. 2007
Di recente mi capita spesso di essere invaso da molte mail di cui non so la provenienza (e anche inutili pamplet inviati a casa).
Parlo ovviamente di quei servizi a cui mi iscrivo consapevolmente e poi mi bombardano di comunicazioni non attinenti al servizio a cui mi sono iscritto, anche se riguardano il mio lavoro.
È un problema di chiarezza, prima di tutto. E poi di civiltà. Per cui ho deciso di cambiare atteggiamento e ti invito, mio lettore, a fare altrettanto. Se ci uniamo, noi siamo più forti di loro.
Caro Spammer,
ti comunico la mia nuova policy sulle mail indesiderate. Da oggi le mail che ricevo devono avere certe caratteristiche, altrimenti ti segnalo come spam e, considerato che uso gmail come altri milioni di utenti, ti garantisco che questo ha un certo effetto sul filtro antispam di Google.
1. La mail deve essere inviata dal proprietario dei miei dati personali. Se non riesco ad individuardo chiaramente nel campo "FROM", per esempio perchè hai affidato la mia mail a un ufficio stampa esterno o semplicemente perchè non hai impostato il campo "FROM", per me si tratta di spam.
2. In ogni caso, devo capire chiaramente chi mi scrive, altrimenti per me è spam.
3. In fondo alla mail dev'esserci scritto chiaramente come mai ricevo questa mail, a quale sito o servizio web fa riferimento. Altrimenti per me è spam.
4. Devo potermi cancellare con un click, da tutte le tue newsletter. Altrimenti per me è spam.
Qualsiasi cosa tu mi abbia propinato nelle condizioni della privacy, ti garantisce legalmente, ma non eticamente.
Inoltre, se ci mettiamo, noi siamo più forti. Iniziamo con l'essere infastiditi dai tuoi messaggi. Poi li cestiniamo. Adesso li mettiamo nello spam, tra i cattivoni.
Questo significa che alla fine ti ignoriamo, il che è la cosa peggiore nel mondo della comunicazione.
Sto anche pensando di aprire un wiki in cui assieme possiamo costruire una policy anti spam seria e che sia una specie di linea di condotta. Anche se abbiamo una legge sulla privacy, l'Italia ha molto più bisogno di essere educata. Cosa ne dici?
Tuesday, October 23. 2007
Sono un (felice, per ora) utente EuteliaVoip, per il servizio di fonia/fax voip. Però vorrei fare un appunto sulla user interface per l'acquisto di credito online.
Ecco come si presenta la pagina di Eutelia, una volta autenticati sul sito. Provate a cercare il link per acquistare credito online.
Hai trovato il link per ricaricare? Bravo. Ma bravo veramente, anche perchè io (avendolo poi già fatto) di solito ci metto un pochino a trovarlo.
La soluzione al dilemma sta nel fatto che il link non appare in nessun menù, bensì in un immagine in basso a sinistra. Anzi, si tratta di un'immagine animata in flash, che quindi non è visibile in tutti i browser o se non hai installato il corretto plugin.
L'effetto reale è che (con la mia adsl) il flash si carica con qualche secondo di ritardo e quindi viene ignorato, perchè sono intento a cercare il link nei menù.
A me è successo un paio di volte di arrivare sul sito per ricaricare e non trovare il link. Mi sembra di impazzire. È un evidente problema di usabilità, perchè cerco un link e nei confronti dell'immagine soffro di navigation blindness: come per i banner, il mio occhio tende a non vedere le immagini quando cerco qualcosa (complice forse anche il lieve ritardo nel caricamento).
Come ultimo appunto, la pagina shop non contiene nessun link alla ricarica, il che è ancora più frustrante per l'utente.
Riassumendo, gli errori di questa user interface:
1. Non comunica chiaramente una delle azioni primarie per l'utente (ricaricare)
2. L'unico link per ricaricare è un'immagine flash: l'utente tende ad ignorarla e non si vede se il browser non ha il plugin installato
3. Nella pagina shop non c'è un link alla ricarica
Per stavolta la consulenza è gratuita, sperando che serva a qualcosa.
Monday, September 24. 2007
La Bocconi ha lanciato una ricerca per capire perchè il software in Italia non va:
L'Università Bocconi, in collaborazione con 01net e Linea EDP, sta svolgendo una ricerca che ha l'obiettivo di analizzare e di individuare modalità sostenibili per fare crescere in Italia l'ecosistema del software, inteso come l'insieme delle aziende che offrono software e servizi informatici e delle aziende che utilizzano il software come leva competitiva.
La ricerca vuole approfondire le motivazioni per cui il settore da anni non cresce in Italia come invece accade in altri Paesi europei, laddove molti studi confermano che la mancata crescita della produttività italiana, causa della perdita di competitività delle nostre imprese sui mercati internazionali, è dovuta soprattutto allo scarso utilizzo dell'ICT da parte delle imprese del nostro Paese.
Nel mio piccolo azzardo una risposta: il mercato ICT italiano e l'utilizzo del software in Italia non crescono perchè spesso il software non funziona!
La prova è aver visto le aziende che comprano software passare la maggior parte del loro tempo al telefono con il customer care o a risolvere problemi (del software, ma anche del pc, dei formati dei file, della stampante, ecc), piuttosto che ad avere una vita semplificata dal software.
Il valore di un software, oggi, non è nella tecnologia, ma nella sua facilità d'uso. Vorrei dire "usabilità", perchè oggi l'utente dovrebbe essere al centro del processo di creazione di un software. E non viceversa.
Ecco, quindi, che lo "scarso utilizzo dell'ICT da parte delle imprese italiane" forse è più una conseguenza, che una causa.
Cioè, più che pensare alla percezione del software, in tutto il resto del mondo si sta cambiando il modo di sviluppare software (si pensi al redesign di Office 2007).
All'estero poi si parla sempre di più di User Centered Design e di User Experience per descrivere il nuovo processo di creazione del software.
Anzi del "prodotto". Che non è più ormai solo un pezzo di codice, ma la sapiente unione di tecnologia, design e -sediovuole- innovazione.
Friday, September 14. 2007
Ho comprato un monitor lcd da Mr Price e l'esperienza di acquisto è stata ottima. Non bastasse, il monitor mi è arrivato esattamente dopo 24 ore, aumentando la mia soddisfazione.
Il percorso di acquisto ti permette di selezionare tutte le opzioni che servono, compreso specificare la partita iva, il campanello del citofono e altre cosucce. Il corriere (Bartolini) ha un semplice ed efficace traking del pacco, che ti permette di sapere con buona approssimazione quando dovrebbe arrivare.
Ciliegina sulla torta, vi regalo questa perla dalla mail di acquisto:
ATTENZIONE : all'atto della consegna, nulla sarà dovuto al corriere. L'importo sarà addebitato sulla Sua carta di credito DOPO la notifica da parte del corriere dell'avvenuta consegna di TUTTI i prodotti.
Beh, insomma, magari i prezzi non sono i più bassi dell'universo, ma come dimostra la pratica della user experience, l'esperienza d'acquisto è di gran lunga più importante.
Inoltre, sono molto contento del mio monitor LG L1960TR
Per la cronaca, ringrazio i vari tutorial in rete che mi hanno permesso di scegliere correttamente, senza saperne nulla in merito e apprendendo velocemente quello che serve, nonchè i tutorial per configurarlo su linux (eh già...): Configurare il driver ATI Radeon su Ubuntu
Tuesday, June 5. 2007
Gabriele ha uno spunto interessante su Google che di recente ha acquisito FeedBurner e Panoramio. Anch'io spesso mi chiedo cosa comporterà questo accentramento di potere nelle mani di Google. Ma andiamo per punti, sinteticamente, come è solito fare il sottoscritto
The Big G
Google ha un merito, quello di avere sdoganato molti servizi web (motori di ricerca, feed e feed reader, statistiche web, web mail, calendario, pubblicità, video, ecc). Ha fatto in modo che questi servizi fossero facili da usare e alla portata di tutti. Ma questi servizi, seppur centralizzati, sono solo una parte di tutti i servizi web. Anche se vengono utilizzati da moltissime persone, quello che rimane -la lunga coda- sono una miriade di servizi web che sarà difficile standardizzare e che vengono utilizzati da infinite nicchie di persone. E ce ne saranno sempre di più, di piccole nicchie che utilizzeranno piccoli servizi web.
Localizzazione
Per quanto Google e gli altri grossi competitor possano scalare, difficilmente riusciranno a sviluppare servizi localizzati all'altezza di chi conosce il territorio, le esigenze locali, ecc. I servizi localizzati non sono per niente sicuro che sarà sempre qualcuno di grosso a farli. Non tutti perlomeno, perchè molti non sono facili da standardizzare. Forse è più semplice mettere a disposizione la piattaforma (mappe, adsense, ecc), piuttosto che andare troppo in profondità.
Personalizzazione
Noi che lavoriamo nel web viviamo in un mondo ovattato. La maggior parte degli italiani non conosce internet, perlomeno come la conosciamo noi. La maggior parte delle aziende italiane -nel migliore dei casi- ha le intranet fatte con SAP o java o cos'altro so io. Pensare di passare di colpo ai servizi online è una pazzia. Ci vorranno anni, perlomeno in Italia. Inoltre, le aziende hanno sempre più bisogno di servizi personalizzati e customizzati sulle loro esigenze. Anche questi servizi, è difficile che siano sempre i grossi a farli.
Nicchie, nicchie e ancora nicchie
Continuo a pensare che esistano nicchie di persone, piccole community, che hanno in comune delle passioni, che sono localizzate, personalizzate, difficili da ingabbiare, ecc. Si ritrovano nei forum, nelle mailing list, nei gruppi di google (si certo), ma anche in quelli di yahoo e myspace, come in molte piccole community locali. Si infilano tra blog e siti di nicchia, si perdono tra chat, instant messanger e infinito numero di mail.
Semplicemente perchè hanno bisogno di ritrovarsi e di parlare di alcune cose, di condividerne altre, senza dover per forza utilizzare flickr, delicious o altro.
Con il passare del tempo, gli strumenti web diventano più semplici, alla portata di molti, se non di tutti. E con questo, nasceranno nuovi servizi che si differenzieranno dai giganti, magari anche solo di poco. E verranno usati dalle moltitudini di nicchie che popolano il web.
Sì, probabilmente mi sbaglio, ma ultimamente ho letto / sto leggendo anch'io, tra gli altri, Small is the new big di Seth Godin, The Long Tail di Anderson, ecc ecc. Per cui sono ottimista, oltre che un sognatore incallito...
Wednesday, May 30. 2007
Oggi è stato lanciata ICTv.it, video-pillole on demand che spiegano il web, ma non solo. Lo ha annunciato Massimiliano Valente su Edit, il blog di Html.it. Ho fatto a Massimiliano alcune domande, a cui ha gentilmente risposto.
Ciao Massimiliano, potresti iniziare a dirmi in due parole come è nata l'idea e quali sono gli obiettivi di ictv.it.
ICTv è un'idea nata da una necessità: comunicare contenuti del network di HTML.it in formato multimediale, in particolare video. Inizialmente avevamo pensato a video da inserire nel flusso dei contenuti testuali, ma poi, capendo le potenzialità del mezzo, abbiamo deciso di intraprendere la strada del sito autonomo, che fosse allo stesso tempo anche la piattaforma multimediale di tutti i siti del network.
Per l'utente quale pensi sarà la differenza tra "corso testuale" e video? Perchè uno dovrebbe scegliere di guardare i video?
L'obiettivo non è di tradurre in formato video ciò che attualmente è testuale. Per il 98% dei contenuti di HTML.it (guide e articoli tecnici in particolare) sarebbe inutile, se non addirittura controproducente. Vogliamo creare nuovi contenuti, come le coperture di eventi e le interviste, ed estrapolare dai nostri siti quelli che meglio si adattano al formato multimediale. Le prove software per esempio. Ma anche le prove prodotto (cellulari, macchine fotografiche digitali, notebook ecc.). Quando si parla di tecnologia in video (specie via web, ndb), si corre il rischio di risultare prolissi o eccessivamente didascalici. E si paga con lo scarso interesse degli utenti.
Interessante... ("sospensione" alla Turani, ndb)
Se ci pensi, non esistono format televisi di tecnologia vincenti, perchè si parla ad un'utenza indefinita. Invece noi dobbiamo avere chiaro a chi parliamo.
Giusto. Cambiamo prospettiva. Rispetto a youtube... A mio avviso la "tv on demand" su internet è un'impresa ardua: il format è difficile da trovare, ancora non c'è niente di definito. Cos'è che ti fa pensare di essere sulla strada giusta?
Youtube ha aperto la strada. Ha sdoganato il video, rendendolo "normale". Però ha un limite: la qualità. Io non penso di competere sui numeri, sui volumi di utenti, ma sulla qualità sì. In edicola non esiste una rivista come HTML.it, e quelle 2-3 in qualche modo assimilabili vendono poco. Eppure HTML.it sul Web è uno dei primi siti in ambiti ICT. Questo vuol dire che l'utenza Web è diversa da quella normale. Ha esigenze differenti. ICTv vuole intercettare l'interesse degli utenti on line per la tencologia. Questo interesse certamente esiste e attende, me lo dice l'esperienza. Dobbiamo perciò trovare il giusto... contenitore. Oltre che la già citata qualità.
Forse il video è anche uno strumento che in maniera semplice può fare avvicinare alla tecnologia anche i meno portati. Questo dipende appunto molto dal formato. Ma, come dicevi prima, bisogna sempre tener conto anche del pubblico medio a cui vado a parlare. Come vi siete orientati su questo?
Abbiamo cercato l'equilibrio di interesse tra i nostri utenti "tradizionali" (i web developer), un profilo business e finalmente l'utenza consumer. Da qui la creazione di format orientati ai differenti target come, per esempio, i video scherzosi sulle classifica delle 5 cose che ci vengono in mente e che riguardano Internet e l'informatica (al momento on line ci sono i 5 motivi per passare a Mac). Contestulamente, le prove software e gli approfondimenti sono rivolti ad un'utenza più professionale. Su ICTv ognuno dei tre profili dovrebbe poter trovare il suo contenuto. I file di log ed i feedback degli utenti diranno se ci siamo riusciti.
Ultima domanda. Tempo fa mi dicevi che "lurki" (leggi di nascosto, ndr) alcuni blog. Oggi hai scritto in prima persona il post su Edit per lanciare ICTv, adesso rilasci un'intervista che metterò sul mio blog. Insomma, tra poco si parlerà spesso di te, che sei sempre stato un po' nascosto dietro il marchio Html.it. Non credi che il "metterci la faccia" sia il vero passaggio obbligato per molte aziende che oggi vogliono stare su web? Tu perchè l'hai fatto? Ma soprattutto, scriverai ancora su Edit oppure aprirai un tuo blog?
Non nascondo di essere persona caratterialmente schiva. Eppure in qualche modo si è "costretti" a comunicare. L'ideale piedistallo sul quale un tempo ci si poteva issare guardando gli altri con sufficienza è stato buttato giù a picconate dal Web. Il forum di HTML.it è aperto da 9 anni, e non c'è stata iniziativa che abbiamo preso che non sia passata al vaglio dei nostri utenti. Aprire un mio blog? Su Edit già scrivono persone molto più competenti di me. Ma da un po' di tempo credo che sia arrivato il momento di pianificare seriamente un corporate blog di HTML.it. Cosa che, tra l'altro, viene caldeggiata da chi lavora qui.
Grazie Massimiliano, alla prossima!
Detto questo, tiro un paio di conclusioni. Ah, quello che scrive è Alberto. Tanto per esser chiari, mi assumo la responsabilità di quel che dico
La definizione web tv, che molti hanno dato al nuovo prodotto editoriale, mi puzza un po' di bolla, almeno quanto il termine web 2.0. Sulla web tv, qualunque cosa sia, ho sempre pensato che tentare di replicare la tv su web sia una cazzata, anche perchè il mezzo è diverso. In particolare, credo che su web il palinsesto non funzioni.
Invece, questa di ICTv è una sperimentazione senza falsi entusiasmi, che però ha degli obiettivi che mi paiono alla portata. Magari con qualche aggiustamento, può diventare una piattaforma interessante per il mondo ICT italiano.
Con queste ultime considerazioni, spero di aver risposto anche a Lele.
Tuesday, April 24. 2007
Quello che non capisco dell'Italia, è perchè continuiamo a cercare dei tuttofare, mentre nel resto del mondo si cercano figure specializzate.
Certo, per il mio ambito non c'è molta speranza, ma penso anche alla marea di aziende che cercano "sistemisti/programmatori php/html/css/js/ecc".
Credo che forse le aziende abbiano difficoltà a scegliere le professionalità, a capire quello che serve. Soprattutto, preferiscono assumere una persona che fa un po' di tutto, perchè assumere 3 persone in Italia costa tanto troppo.
Ma vale anche il contrario. Ho conosciuto molti sviluppatori che sono anche esperti di accessibilità, grafica, html/css, indicizzazione sui motori e usabilità.
Il risultato, secondo me, è che le aziende lavorano male e non emergono molte professionalità skillate. In entrambi i casi la qualità media si abbassa, inevitabilmente.
Dei compensi, poi, ne parliamo un'altra volta.
Wednesday, April 4. 2007
Oltre 5 milioni di italiani sono heavy users web 2.0, secondo un report di Nielsen/Netratings (pdf). Via Tiziano.
Nelle ultime slide compare poi questa frase sintomatica:
(gli heavy users web 2.0 italiani) "...vogliono essere in maggiore controllo della loro esperienza con l'advertising online"
Come dire che ne vorremo di meno. Oddio, se proprio devo dire, magari nei punti giusti, non intrusiva, contestuale, corretta, chiara.
E un ultimo consiglio agli advertiser. I soldi spendeteli (soprattutto) per migliorare i vostri siti, per fornire servizi che servono veramente, per migliorare i servizi che già avete. Poi dopo, se ancora non siete leader, pensate alla pubblicità.
|