Alberto Mucignat

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luglio: 2019
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Giornalismo verso la comunicazione visuale (featuring Roberto Saviano)

AlbertoAlberto

Mercoledì sera ho visto Roberto Saviano da Fazio. Secondo me è stato un signor pezzo di giornalismo per cui vale la pena pagare il canone tv e per cui ringrazio la RAI, una volta tanto.

Fazio lo sopporto con difficoltà, per via di quel finto imbarazzo che si è appiccicato addosso. Ma devo dire che l’idea di lasciar fare un monologo a Saviano è stata vincente.

Non so se abbia mai fatto cose di questo tipo, però l’effetto è stato dirompente, in prima serata tv. Piano piano è calato un gelido silenzio in casa ed eravamo completamente catturati dalla tv. Non mi succedeva da anni.

Saviano ha parlato per un’ora, mettendo assieme giornalismo e comunicazione con un’efficacia straordinaria. Guardandolo ho pensato subito al modello TED, per la capacità di comunicare attraverso le immagini.

Giustamente, Aldo Grasso ha commentato euforico e ha paragonato Saviano al Marco Paolini del Vajont (un superbo pezzo di teatro su un posto che conosco bene, perchè sono le prime montagne in cui ho iniziato a fare trekking).

Ma Marco Paolini è un attore e passa la vita a creare immagini raccontando delle storie. Saviano invece ha utilizzato le immagini per evocare una storia e ficcarcela bene in testa.

E non si è forse nemmeno accorto lui della potenza di quello che ha fatto. Continuava a dire che per lui è importante “la parola”, mentre ci ha travolti con una raffica di immagini che ci ha fatto entrare dritti nella cultura del sud e della camorra. Prima che parole, quei titoli erano ritagli di giornali: brandelli di vita del sud, a un’ora di treno da Roma (col frecciarossa, s’intende).

Alla fine Saviano ha dato una gran lezione non solo ai giornalisti, ma anche a quelli che dicono di fare comunicazione. Lui che viene dal sud comunica molto meglio di tante aziendine snob del nord.

Forse perchè dalle sue parti anche uno sguardo evoca delle immagini. E dietro alle immagini, una storia.

O forse solo perchè ha i piedi ben piantati per terra, a differenza di altri comunicatori.

Se ve lo siete perso, ecco qua sotto le tre parti del programma, grazie sempre a mamma Rai e papà google-tube.

Sul merito di quello che Saviano ha detto, c’è da farsi gelare il sangue nelle vene.

Ieri a Roma parlavo con due amiche ed entrambe mi hanno detto: “certo che al sud sono messi proprio male”.

Non ci rendiamo conto che Roma è a un’ora di treno da Napoli. È un errore pensare che Napoli sia distante anche da Milano.

A Roma e Milano quei signori gestiscono affari da sempre e da molto tempo comprano e finanziano aziende del nord. Hanno un PIL pari a quello dell’Italia. E loro non sono per niente in crisi.

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