Alberto Mucignat

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User Stories o Personaggi?

Scritto il a proposito di Personale - 5 Commenti

Spunto interessante da User Pathaways (peraltro il blog è uno di quelli che merita veramente).

In pratica, se hai pochi soldi, anzichè fare user research per sviluppare i personaggi, concentrati sulle user stories:

If the money is not available I would recommend concentrating on user stories, scenarios that a user may find themselves when using the website and interacting with your product.

Su questo argomento (personaggi -> scenari -> user stories), dopo il mio intervento al Romecamp di sabato, ho avuto modo di confrontarmi con Stefano.

La mia posizione è che in linea teorica bisognerebbe prima conoscere i personaggi e gli scenari d’uso. Da questi ultimi si dovrebbero derivare le user stories.

Purtroppo non sempre il cliente accetta di investire in una fase di user research. In questo caso, il mio consiglio è di tentare di evidenziare comunque gli scenari d’uso e di produrre delle user stories coerenti, che serviranno da base per il lavoro di design e sviluppo (agile, si presume).

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5 commenti ↓

  • #1 Stefano Dominici 25/11/2008 09:40

    Alberto, non sono d’accordo con quanto scritto su User Pathaways. Il perché è semplice: chi sono i protagonisti di questi scenari e di queste user stories? Una storia senza un protagonista non ha alcun senso. E le risorse sono un falso problema. Lo sviluppo dei personaggi può avvenire anche attingendo ai dati delle ricerche di pubblico dominio e poi, in fase di verifica, perfezionarli acquisendo informazioni di prima mano. L’alibi del cliente che non accetta di investire in ricerca è comodo per evitare di farla. Aggiungo, inoltre, che il cliente non è tenuto sempre a conoscere i dettagli di spesa del budget e se proprio deve bisogna essere assertivi: basta dire che la ricerca è necessaria per la buona riuscita del progetto!

  • #2 Alberto 25/11/2008 13:23

    non so… ci sto pensando da un po’.

    la ricerca è l’attività che i clienti non sopportano molto di sostenere (come costi, ma anche come tempi) ed è sempre difficile farla digerire ai clienti (ah questi sarebbero i personaggi? è solo per queste cose che abbiamo pagato? a cosa servono? potevo dirtelo anch’io cosa volevano i miei utenti! ecc).

    ed è spesso vero che la fase di ricerca (che dura comunque tempo e un minimo costa) non riesce a stare nei budget/tempi dei clienti. motivo per cui spesso il progetto salta se non hai un piano di backup.

    infine, sul lato commerciale, se fai un’offerta monolitica e obbligatoria non hai molto futuro in questo mercato. purtroppo. alla faccia della coerenza e serietà. purtroppo.

  • #3 Stefano Dominici 25/11/2008 14:31

    So che è difficile, ma ricorda che il mercato va guidato e non inseguito e per tutti quelli che non si accontentano di “legare l’asino dove vuole il padrone” è doveroso, oltre che eticamente giusto, formare la committenza. Ti assicuro che questo fa la differenza.

  • #4 Dario Betti 26/11/2008 18:21

    Interessante questo confronto… concordo al 100% con Stefano… bisogna cercare di guidare il mercato!
    Ripensando a quello che ha detto Kalbach ad EuroIA, temo però che il vero problema sia a monte, nella scarsa frequentazione che gli architetti dell’informazione/user experience designer stessi hanno con strumenti e metodi della user research.

  • #5 Jacopo Romei 14/10/2010 00:44

    Due anni fa eri un talebano! :-)

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