Alberto Mucignat

Alberto Mucignat


Random thoughts around web stuffs (è tutto un equilibrio sopra la follia)

novembre: 2019
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User eXperience per applicazioni sociali

AlbertoAlberto

Magnifico keynote finale di Rashmi Sinha all’IA Summit di Las Vegas, in cui parla di come lo sviluppo di SlideShare sia stato fatto utilizzando una metodologia agile anzichè il tradizionale modello UX.

Mostrare i primi prototipi dell’applicazione agli utenti non mi dice niente sulla “sociabilità”. Quindi, l’unico modo per sapere esattamente se SlideShare stava effettivamente catturando gli utenti e il loro interesse era di mettere online una prima versione e lasciare che le persone ci interagissero.

Riassumo anche i punti chiave della sua presentazione, con un mio breve commento (mutuato dalle slide di Rashni), anche perchè molte di queste cose le ho sperimentate di persona.

1. L’alpha è la prima reazione

Le versioni alpha vengono solitamente rilasciate a un gruppo ristretto di amici, esperti, ecc. Serve a tastare il polso del mercato, a fiutare se l’embrione dell’idea che abbiamo in mente è la scelta giusta.

2. La beta è il sondaggio di mercato

Si inizia ad allargare la base utenti e a raccogliere un feedback più strutturato che serva a dare direzione allo sviluppo.

3. Non hai bisogno dei personaggi, entra in conversazione con gli utenti

La UX tradizionale vuole che si creino dei profili di utenti (chiamati personas o personaggi), che servono come utente-tipo del nostro sistema. È come immaginarsi gli utenti che lo utilizzeranno e cercare di pensare cosa vogliono.
In questo caso invece, gli utenti li conosciamo per nome e cognome, perchè ci scrivono ogni giorno e vorrebbero visitare il nostro ufficio. A me capitava realmente, ai tempi di studenti.it.
Bisogna quindi cercare di conversare con questi utenti, rispondendo personalmente alle email (a conferma di questo, posso dire che Rashmi ha risposto di persona ad una mia mail di feedback su SlideShare). Monitorare i blog e sottoscrivere gli rss. Il servizio clienti può essere usato per le ricerche sugli utenti.

4. Lancia prima, rifinisci dopo

Non fare troppa analisi. Prendi gli esempi migliori e usa l’intuizione. Anche la fantasia è importante. Rilascia, rispondi, rifinisci.

5. Ha qualcosa a che fare con i siti sociali

Il “design sociale” è diverso dal fare design per il singolo individuo. Bisogna far interagire le persone, dargli modo di seguirsi a vicenda. Bisogna usare una sensibilità verso le funzioni sociali, piuttosto che verso le singole esigenze.

6. Utilizza una shadow app

È importante avere una dashboard per controllare “come va il sistema”. Quanti utenti si sono iscritti, ma non hanno mai utilizzato il sistema? Quanti sono attivi, quanti passivi? Quanti hanno completato le loro informazioni? Ci sono molte altre metriche che si possono tenere sotto controllo. Questo è più facile dei log e più semplice dei test con gli utenti. Soprattutto, tutto il team fa riferimento a queste metriche nel valutare il lavoro complessivo.

7. È cruciale il ruolo di sviluppatore-designer

Credo che Rashmi abbia suggerito il fatto di utilizzare degli sviluppatori che abbiano anche una sensibilità al design. Questa cosa è molto importante, poichè consente di avere un design grezzo che è comunque accettabile. Un messaggio agli sviluppatori: cercate di aumentare la vostra sensibilità al design.

8. Non investire troppo in visual design

Lascia che gli utenti personalizzino il loro spazio. Il look grezzo va bene, anche perchè lascia agli utenti un margine di personalizzazione. Se pensate a come vengono personalizzati i temi dei blog, i menù laterali, ecc, capite quello che significa. Ricordo che nei blog di giovani.it, come per myspace, gli utenti cercavano sempre di distinguere il loro spazio da quello degli altri. Specialmente i giovani hanno molto bisogno di distinguersi dagli altri.

9. Presta attenzione alla semplicità tecnica

Credo che la semplicità tecnica sia una regola zen. I sistemi devono essere a prova di newbie. Secondo me, il massimo della complicatezza deve essere il copia&incolla.

10. Rendi l’applicazione più veloce

Non si parla solo di velocità dell’applicazione. Rendi veloce la registrazione, il primo utilizzo del sistema. Rendi veloci i passaggi di configurazione, snellisci le procedure quanto puoi. Refactoring di usabilità, per velocizzare l’utilizzo del sistema.

Conclusioni

Credo che questa esperienza sia importante per tutti noi che spesso ci troviamo a sviluppare applicazioni web sociali. E siamo quindi di fronte anche ad una approccio diverso dalle classiche metodologie di progettazione. Non si parla di utente ma di utenti al plurale. Non si progettano solo interazioni col sistema, ma interazioni tra utenti.

Comments 9
  • ludo
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    ludo ludo

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    Bel post. Per quanto può valere, sono d’accordo su tutto.


  • Alberto
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    Alberto Alberto

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    certo che vale, anche tu hai parecchia esperienza diretta, credo.


  • Giovanni Gog
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    Giovanni Gog Giovanni Gog

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    Il mio commento invece non vale davvero nulla, visto che ho zero competenza al riguardo, però … ho apprezzato anche io. E se apprezza un ignorante, significa proprio che è un bel post 😉


  • Alberto
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    Alberto Alberto

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    solo per informazione (siamo autoreferenziali, si sa). rashmi ha inserito un link a questo post in un update al suo.


  • mafe
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    mafe mafe

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    Grazie per la sintesi, ah, come ha ragione 🙂


  • daniele galiffa
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    daniele galiffa daniele galiffa

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    Anche da parte mia ritengo che i punti del POST siano assolutamente condivisibili.

    Voglio contribuire anche dicendo che Rashmi e tutti i ragazzi di Uzanto sono stati sempre molto presenti, gentili e diretti nel rispondere a domande e ad accettare e dare suggestions and feedback.

    Con persone così in gamba, Slideshare non poteva non essere un successo 😉


  • Giacomo Mason
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    Giacomo Mason Giacomo Mason

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    Sono indicazioni importanti, che tracciano veramente una rivoluzione nei processi di design, ma dobbiamo ammettere che, nella fattispecie, Slideshare ha ancora parercchi problemi, specialmente sul piano della velocità.

    Ciao Alberto


  • Emanuele
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    Emanuele Emanuele

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    La cosa più interessante è che Rashmi Sinha va in giro con un quadernino, chiedendo a tutti cosa aggiungerebbero a Slideshare, prendendo nota delle idee più interessanti e fermandosi a discutere con chiunque.

    Abbiamo parlato un pò di come valutare in anticipo il livello di partecipazione degli utenti, l’apprezzamento di specifiche feature e l’ausilio che un approccio user centred può dare in questa fase di progettazione dell’applicazione (o prodotto).

    L’indicazione che emerge dalla sua ppt di chiusura dellIA Summit è che non è banalmente possibile prevederlo in anticipo e che appunto una metodologia agile e la capacità di ascoltare e dare risposte agli utenti (fino a dare una diversa direzione all’intero servizio) siano l’unica possibilità di evolvere sul web 2.0.

    Rashmi ha tenuto nella preconferenza un workshop sulla progettazione di spazi partecipativi (Social Information Architecture) insieme a Gene Smith (Atomiq.org) e Thomas Vanderwal (colui che ha inventato il termine folksonomy). Vi invito a consultare il materiale online se il tema vi interessa. A me è piaciuto molto anche per l’elevata competenza del pubblico in sala.

    A pelle sembra chiaro che molti degli architetti dell’informazione dovranno presto fare i conti con un lavoro nuovo, più legato a modalità fluide di gestione dell’informazione e meno a schematics statici.

    IMHO a lot of fun.


  • Alberto Mucignat
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    Alberto Mucignat Alberto Mucignat

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    In colpevole ritardo, segnalo un importante contributo italiano sul tema: Elementi teorici per la progettazione dei Social Network (pdf), documento redatto inizialmente da Gianandrea Giacoma e Davide Casali, rilasciato sotto licenza creative commons.

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