Oggi ho attraversato in lungo e in largo la pianura padana. Mi sono lasciato alle spalle il cavallo imbiancato, direzione Ciosa, dove ho fatto assaggiare a Oli la prelibatezza locale: moèche col pien al ristorante Il Bersagliere (7, scolpito sul marmo).
Non c’è stato tempo per andare da Celeste a Pellestrina, come suggeritomi da più parti. Sarà per la prossima volta.
Salutato el leòn de Ciosa, siamo partiti alla volta di Torino, abbiamo sbagliato strada a Piove di Sacco e poi a Verona, prendendo l’autostrada verso Modena e “allungando” di circa 50-70km. Arrivati a Torino, ci siamo fatti una birra senza cena (la generosa frittura del Bersagliere, dopo il weekend in friuli, ha lasciato il segno).
Domani appuntamento di lavoro sotto la Mole, poi partenza per Milano, poi Roma in giornata. Scusa se ti aspettavi uno squillo, ma sono veramente di corsa. Next time, dude.
3 commenti ↓
Scusa la pignoleria, ma “Ciosa” si scrive con l’accento ottuso, non acuto, perché si pronuncia con la o chiusa.
solo che non so come si scrive con il PC…
infatti. era tanto per mettere l’accento
La Fantastica Ciosa!!! (Chioggia, Ciosa sarebbe in dialetto)
Quant’ è bella Ciosa!!o no?