Negli ultimi tempi ho ripreso in mano la bibbia perchè mi interessava approffondire la sezione business e enterprise.
E scopro piacevolmente un’altra cosa. Ovvero che i cari Molville e Rosenfeld pensavano che una progettazione così rigida dell’architettura delle informazioni, negli anni del web partecipato (aka web 2.0, termine che ormai mi nausea), sarebbe cambiata enormemente. E gli architetti avrebbero dovuto tenerne conto.
Per esempio, quando parlavo di navigazione emergente, mi rendevo conto che il problema è come conciliare le tecniche dell’architettura delle informazioni con queste nuove tendenze.
La risposta di Rosenfeld/Molville è che IA è in continuo mutamento e che quindi l’attività dell’architetto delle informazioni deve essere dinamica e pronta a seguire questi trend, ricercando nuove tecniche e deliverables.
C’è una splendida tabella riassuntiva, che copioincollo alla buona:
| Classic IA | Modern IA |
| Perscriptive | Descriptive |
| Top-Down | Bottom-up |
| Planned | Emergent |
| Stable | Adaptive |
| Centralized | Distributed |
A me pare che più che deliverables si parli di un cambiamento epocale di percezioni, tecniche di gestione dei progetti (presente il modello always beta?), sensibilità degli architetti delle informazioni verso il web partecipato e la gestione dei progetti in questa nuova era (peraltro già ben avviata).
Comunque, questo aspetto per me è importantissimo e non mancherò di chiedere lumi al prossimo Euro IA di Berlino, a cui parteciperò tra un paio di weekend.
Certo basterebbe una birra con Emanuele, tra i promotori del progetto Facetag, ma a quanto pare è molto impegnato ultimamente…
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