Ho letto Buongiorno pigrizia. Di positivo c’è che mi ha fatto capire anche molte cose del mio lavoro. Ma comunque non mi ha convinto e non sono il solo a quanto pare.
Non è vero che non si può avere soddisfazione dal proprio lavoro. Pasolini diceva che bisogna essere poeti in quello che si fa. Un artigiano, per esempio, spesso prova un amore profondo per il proprio lavoro. Anche io, quando sono in condizioni di farlo bene (condizioni che spesso devo crearmi da solo, purtroppo).
Sinceramente, i fricchettoni che alla fine lavorano part-time a tempo indeterminato in un’azienda parastatale (che non può licenziarli) mi fanno un po’ pena, specie se poi dicono che “bisogna oziare e sabotare l’azienda”. Mi facevano pena anche quando lavoravo per lo stato, poi ho deciso di fondare un’azienda internet, oggi sono formalmente un consulente e non ho tempo di “sabotare la mia azienda”. Ma forse questa è un retaggio culturale di noi friulani…
I problemi personali nell’ambiente di lavoro sono un problema comune (il legislatore e i sindacati infatti se ne occupano), così come la questione etica delle aziende (magari organi come la Confindustria dovrebbero farsi portatori di questo, no?), ma senza lavorare non si vive, un uomo non si sente realizzato. Persino un pittore o un musicista credo chiamino lavoro quello che fanno…