Alberto Mucignat

Alberto Mucignat


Random thoughts around web stuffs (è tutto un equilibrio sopra la follia)

dicembre: 2018
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Un job title non fa UX designer

AlbertoAlberto

Oggi ho linkato su Twitter un post che parlava più o meno seriamente del fatto che le job description nel mondo della user experience stanno diventando un po’ eccessive, tanto che è stato creato anche un generatore automatico di UX job title.

Ne scrivo perché noto in effetti una tendenza che definirei “job rebranding” nel nostro mondo: da qualche tempo, complice sicuramente linkedin e il personal marketing, molti designer hanno iniziato a definirsi UX designer, raggiugendo formule urticanti tipo “UX/UI designer” (solo per citare quella che considero più fastidiosa). Chiaramente su domande specifiche i vari candidati fanno scena muta, ammettendo infine che “ma io in realtà mi occupo di html/css”.

Per me essere UX designer significa avere uno sguardo più ampio del semplice design delle interfacce: analizzare e considerare il comportamento degli utenti (ormai cross-channel, quindi non solo legato a usingolo medium), lavorare molto con la parte business, occuparsi più di flussi che di pulsanti, analizzare anche quantitativamente i KPI legati all’esperienza, dare indicazioni e gestire il team di design, ecc (solo per fare alcuni esempi).

Per capirci: un UX designer non deve necessariamente saper fare html/css, anzi. Lo UX designer è una figura più tattica che operativa, che pian piano dovrebbe tendere a occuparsi anche di quella parte di strategia che tocca inevitabilmente le scelte di design.

Invece troppo spesso vedo e ricevo curriculum di web designer o frontend web developer (coloro che fanno html/css, per capirci) travestiti da esperti della user experience (magari senza aver mai fatto un test di usabilità). Da anni continuo a pensare che chi si concentra troppo sul codice perde inevitabilmente di vista gli essere umani: sono rari gli esempi di frontend developer efficaci in tal senso, il rischio è di configurarsi come genius designer, di cui ho già ampiamente parlato.

A questo punto credo sia necessaria una seria riflessione, che in parte è stata fatta da IWA (pdf), ma che necessita più comunicazione e divulgazione, oltre che più umiltà da parte dei (presunti) designer. (*)

Non possiamo lamentarci di questo paese se i primi a fare i furbetti siamo noi. Nessuno crede che tu sappia fare tutto. E se qualcuno lo pretende è proprio quel tipo di mercato contro il quale ci dobbiamo battere.

(*) non sono del tutto daccordo con la definizione IWA (troppo spostata sul lato visuale, che ho già opportunamente segnalato tempo fa e che hanno già modificato), ma rimane il fatto che almeno nel loro documento c’è una chiara distinzione con il “frontend web developer”. Tanto per capirci.

Comments 6
  • Alberto
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    Alberto Alberto

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    Mi trovi completamente d’accordo con la tua riflessione. Aggiungerei che la confusione interdisciplinare coinvolge anche ruoli come Information Architect e Interaction Designer (ops, le mie “etichette”, o almeno quelle che mi ha dato la mia azienda).
    In ogni caso il travestimento UX-qualcosa è ampiamente praticato anche tra i visual designer.
    Insomma, occorre mettere un po’ d’ordine e richiamare all’onestà intellettuale i professionisti veri.
    Credo che però, al di là delle etichette, e come giustamente sottolinei, nei colloqui i candidati poco seri possono venire facilmente smascherati.
    (e grazie del link)


  • Andrea Vit
    Posted on

    Andrea Vit Andrea Vit

    Author

    Beh se tutti i web designer o front-end developer fossero dei veri UX designer, il mondo sarebbe un posto migliore.
    Un caro saluto.
    -Andrea_


  • francesco
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    francesco francesco

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    Il curriculum reale è quello che parla, oltre le definizioni. Esistono anche ex developer che oggi si definscono “UX Designer”.

    La parola UX tira, e ognuno cerca di fare business come può.

    L’importante è essere onesti con gli altri, e con sè stessi.


  • enrico
    Posted on

    enrico enrico

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    Hai raccolto in un breve post, ciò che speravo di leggere da tempo, ma che nessuno aveva ancora espresso cosi dichiaratamente (o tanto quanto ammettendo che non é necessario conoscere dei linguaggi per poter ricoprire un ruolo simile).


  • Carla
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    Carla Carla

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    E’ assurdo come su Linkedin trovo sempre più persone che si spacciano per UX designer ma sono poi in realtà dei semplici grafici. E’ un termine che va di moda, ma sinceramente mi sento un po’ offesa perché non hanno la minima cognizione di cosa significhi guardare agli utenti e non solo al “buon senso” e al gusto personale. Ma è difficile, difficilissimo, eradicare questa cosa, tanto meno che sta prendendo sempre più piede. Sono persone che non hanno la minima idea di cosa significhi lavorare in team, condividere una lavagna e dei post-it e che, il più delle volte, quando disegnano la pagina, non hanno ben chiara l’idea di come funzioneranno le interazioni, da dove proviene l’utente e cosa potrà fare dopo. Insomma, in Italia La UX va di moda, ma con un senso che è stato completamente stravolto a uso e consumo del design del buon senso.
    Ciao


  • Tito
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    Tito Tito

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    Diciamo che l’anglicizzazione indiscriminata del linguaggio professionale non aiuta a fare chiarezza: ogni acronimo inglese o è un occultativo o si presta troppo facilmente ad esserlo. Mi dispiace che la moda inflazioni il vostro “job title”, ai bei tempi si sarebbe risposto con un bell’albo 😉

    Faccio una proposta: definire ux designer chi, sul sito delle poste italiane, riesca a trovare almeno tre errori gravi in 15” di navigazione.
    Hm, allora siamo tutti ux designer… Vabbè dai avere capito il senso.