Alberto Mucignat

random thoughts around web stuffs (è tutto un equilibrio sopra la follia…)

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Progetti e costi di sviluppo

30/01/2006

WebMarket

Ho scoperto qualcuno più puntiglioso di me. Francesco traccia una serie di linee guida per gestire dei progetti software come sviluppatore freelance. La cosa mi interessa, visto che il grosso del mercato del lavoro in Italia è fatto da freelance precari.

Premesso che l’analisi è ineccepibile, la mia esperienza insegna che è impossibile prevedere tutto, soprattutto per un progetto web. Le specifiche poi ho notato che ogni cliente le interpreta a suo modo, anche se scritte benissimo. Nei progetti web il cliente si aspetta sempre qualcosa di più, no matter what.

Corollario di Murphy: ogni progetto web è un caso particolare.

Quindi tralascio i dettagli di quello che dice Ciccio e mi concentro sul senso.

Credo sia indubbiamente giusto tutelarsi sul proprio lavoro, ma senza diventare troppo paranoici. Voglio dire: se un cliente è incazzato per un lavoro di 1000 euro e non ti paga, se vai in causa rischi comunque di non essere pagato e di sostenere anche le spese legali e dell’avvocato. Ripaga di più uno sputtanamento sul blog, a mio avviso, contando sul passaparola dei ragazzi, eheh.

Morale: come diceva quello, il modo migliore per vincere uno scontro è fare in modo che non ci sia mai.

Forse è meglio avere meno clienti, sceglierli accuratamente, lavorare con qualità e farsi pagare bene.

A meno che il cliente non sia solvibile, è una tecnica che alla lunga paga, in ogni caso. E che abbassa la soglia di preoccupazione, anche perchè se lavori bene -specie in Italia- un cliente si affeziona e ci tiene a mantenere un buon rapporto.

Con questo mi ricollego all’altro annoso problema che abbiamo nel Belpaese: un sacco di gente che rompe il mercato con prezzi bassi e scarse competenze, conseguenza della bolla 2k. Da cui la difficoltà di far capire che tu sei professionale e bravo: se la media è scadente, il dubbio al cliente rimane.

In Germania mi sono confrontato con molte aziende e devo dire che in Italia abbiamo il prezzo più basso per gli sviluppatori: 30-40% in meno degli altri paesi europei (!). C’è da chiedersi perchè non abbiamo il trend di sviluppo che hanno l’India o l’Ukraina…

Con questo passo a meditare, proseguiamo la discussione perchè mi stimola.

18 commenti ↓

  • #1 gio 30/01/2006 11:25

    grosso modo mi ritrovo in quello che dici (e che dice Francesco). Il problema vero, come dici anche tu, è che ci sono troppi che rompono il mercato. Soprattutto gli amici dei cugini dei figli dei fratelli… E soprattutto qui al sud, dove i prezzi sono già più bassi “per convenzione”, diventa difficile far girare un’azienda tenendo prezzi bassi e qualità alta.
    Noi abbiamo messo sotto la nostra “ala” tanti clienti (soddisfatti, di quelli che non ti abbandonano), ma se avessimo seguito la scaletta di Francesco non avremmo chiuso neanche il 10% dei lavori che abbiamo fatto. Per mancanza nostra e costrizioni di mercato, non perchè non sia fatta bene.

  • #2 Alberto 30/01/2006 12:40

    nelle persone apprezzo la modestia e la capacità di analizzarsi.

    [quote=gio]Noi abbiamo messo sotto la nostra “ala” tanti clienti (soddisfatti, di quelli che non ti abbandonano), ma se avessimo seguito la scaletta di Francesco non avremmo chiuso neanche il 10% dei lavori che abbiamo fatto. Per mancanza nostra e costrizioni di mercato, non perchè non sia fatta bene.[/quote]

    grazie, credo che hai sintetizzato bene una parte di quello che volevo dire.

  • #3 Fabio Sirna 30/01/2006 13:02

    Sottoscrivo quello che hai scritto, ma sono convinto di una cosa. Non è il ragazzino o il parente del cugino che ti toglie il lavoro. Purtroppo ognuno di noi cerca di fare il possibile per portare a casa un pezzo di pane. È la cultura malata degliimprenditori, di quelli che vogliono le cose di qualità praticamente a costo zero. Il ragionamento che molti fanno e che se lavori con il web design, con le immagini o la grafica uguale (in senso matematico) non costa niente. Quando però viene l’idraulico ad aggiustarti il cesso e ti chiede 800E allora stanno zitti. Nel campo in cui lavoro (architettura) un sito web non vale niente, o viene visto come il biglietto da visita che compri al supermercato alla macchinetta per 10E.

  • #4 Andrea 30/01/2006 13:17

    Dico la mia, sebbene abbia iniziato l’attività freelance da relativamente poco nonstate l’età (27 anni). Seguire un procedimento come Francesco non è male come idea perché si mettono molti, moltissimi puntini sulle “i”, cosa che qui al SUD è necessaria perché la diffidenza è arrivata a livelli altissimi a causa dei webmaster improvvisati (gli amici del cugino del fratello di cui parla Gio). Io quando mostro un diagramma temporale dei lavori o garantisco di non “sparire” una volta terminato il tutto mi vedo molte facce soprese!

    Giustamente sviluppare un lavoro sul web per un imprenditore che a stenti apre Word è molto rischioso perché non apprezzerebbe l’opera…non riuscirebbe a vedere le “finezze” e la funzionalità del lavoro… meglio puntare su gente più informatizzata… magari all’inizio si avranno meno entrate ma si avranno più estimatori.

    Modifica all’ultimo momento per rispondere a Fabio Sirna: condivido l’opinione secondo cui il lavoro di webdesign ai più può sembrare da due soldi… una volta mi son sentito dire da un ex-cliente “ti occorrono tutti sti soldi? a me hanno consigliato di lasciare un biglietto nella bacheca di ingegneria alla ricerca di uno che mi faccia il sito…che si trova sempre qualcuno che te lo fa per 50€”. Mi sono anzato e me ne sono andato. Tié ! :D

  • #5 Theo 30/01/2006 13:31

    Mi spiace fare il pignolo ma la mancanza di competenze non è (imho) conseguenza della bolla della new economy è un limite (prevalentemente) italiano presente in tutti i campi (non solo quelli collegati all’IT) e cominciato ben prima del 2000.
    Io lavoro in un’azienda (che non ha a che fare con il mondo dell’IT) dove una scaletta come quella di Francesco verrebbe letta come una barzelletta perché c’è la beota convinzione che esiste sempre una soluzione ai problemi e normalmente questa cade dal cielo.

  • #6 Alberto 30/01/2006 14:08

    daccordissimo. a me piace pensare che costituisco un valore nei progetti in cui sono coinvolto, e questo valore costa. se mi confronti col ragazzino che fa il sito per 50euri mi alzo e mi lamento pure del tempo che ho perso.

    il principio è semplice: al di là delle regole e dei contratti c’è un’etica del “valore del proprio lavoro” che va cambiata.

    domanda a gio, un po’ tardiva: il 90% dei progetti che hai chiuso in più, li hai chiusi grazie ad un’elasticità contrattuale o piuttosto grazie ad uno sconto sul prezzo finale? direi che è cruciale… ;-)

  • #7 Alberto 30/01/2006 14:11

    anche tu pignolo? iscriviti alla community allora ;-)

    si, come ho scritto, questo probabilmente è un limite italiano, altrimenti non si spiega come mai non vengano a prendere sviluppatori offshore in italia.

    certo sul web e dopo la bolla, la cosa è ancora più accentuata che su altri rami IT italiani.

  • #8 Francesco 30/01/2006 16:02

    Non avrei mai pensato che la mia scaletta scatenasse questa bellissima discussione, sono contento!! Io non ritengo che il mio metodo sia quello giusto, ma ritengo che ci sia poco confronto su questa parte così importante del nostro lavoro, freelance o grande ditta che sia. Io credo che certi processi debbano essere condivisi e concordo con Alberto che ogni progetto, soprattutto Web, ricade in un caso speciale, ma non per questo non credo che ci si possa confrontare su certi aspetti legati alla gestione dei processi di realizzazione di progetti, e soprattutto legato all’aspetto legale e gestionale di come si lavora ad un progetto con il cliente (e non mi riferisco alla parte tecnica di sviluppo). Cmq io credo che il vero lavoro inizia alla fine del progetto Web e se non si scappa, si possono creare buoni rapporti con i clienti, magari facendolo entrare nel business del progetto stesso insieme a noi. Non so se mi sono spiegato, ma è tardi!! Notte a tutti :-D

  • #9 gio 31/01/2006 00:09

    Cerco di rispondere un pò a tutti… non ho molto tempo, purtroppo.
    Gli amici dei cugini etc… non sono i miei concorrenti, come dice giustamente Andrea. Probabilmente ci vorrebbe un’offerta mirata al target degli “imprenditori da 4 soldi” che non sanno discernere tra un prodotto professionale ed uno amatoriale. Ma attualmente la nostra politica è quella di lasciarli cuocere nel loro brodo.
    Per Alberto: il 90% dei progetti che ho chiuso in più, li ho chiusi per elasticità contrattuale. Ti dirò di più, sulla nostra piazza noi siamo i più “cari”. E non abbiamo mai lavorato gratis (includendo in “gratis” anche i famosi 50euro). Ci siamo fatti largo con la nostra flessibilità di adattamento, la qualità dei nostri prodotti e i tempi rapidi di realizzazione.
    La stesura di tutta quella documentazione è da ritenersi obbligatoria quando ci si confronta con clienti che vogliono progetti megalitici. Ma la mia esperienza personale è che la maggior parte delle volte quei progetti non partono proprio per mancanza di competenze interne e per l’errata valutazione del prezzo del progetto.
    Temo che la fretta non mi abbia fatto scrivere tutto quello che volevo e in maniera corretta, ad ogni modo spero che questa discussione si mantenga viva, sarebbe bello anche confrontarsi con le differenze tra le imprese del sud e quelle del nord (perchè ci sono, e tante. Lo so per esperienza). Il loro grado di preparazione informatica etc…
    p.s: x Alberto noi ci siamo conosciuti molto tempo fa ;)

  • #10 fullo 31/01/2006 08:07

    concordo con quel che dice gio, la flessibilità contrattuale è una delle migliori “armi” per tenersi/gestirsi gli utenti.

    dal mio canto, dopo anni a cercare di tenermi con denti ed unghie piccoli clientucoli che guardavano solo alla politica del prezzo, da quando ho iniziato la carriera di freelance sono diventato più schizzinoso.. preferisco perdere quei clienti che limano sui 50 euro, anche su lavori corposi, in quanto il 90% delle volte si scoprono essere i peggiori mangiatempo e risorse. Meglio lasciarli ai nipoti dei cognati dei postini.

    ps
    la scaletta di Francesco in un mondo ideale è IMHO perfetta.. purtroppo siamo in italia…

  • #11 paolo 31/01/2006 08:42

    Forse la prendo troppo alla lontana, ma la nostra categoria (e ci metto gli informatici tutti) manca di un’associaizione (o di associazioni) nazionale. La costituzione di un organismo di categoria potrebbe tutelare il nostro lavoro e far emergere i prodotti di qualità.

    Costituiamo un comitato!!! ;-)

    Paolo

  • #12 Alberto 31/01/2006 13:14

    paolo secondo me la questione non è di fare associazione, anzi, uno dei problemi in italia è proprio il fatto che ci sono ordini professionali che non creano competenze e professionalità, ma solo lobbismo e nicchie di potere.

    in italia siamo il terzo mondo e ragioniamo sempre e solo in termini economici (parlo del mondo delle piccole e medie imprese). quindi nello scegliere un fornitore, prendiamo quello che costa meno, dimenticando che un sito web non è un casco di banane (e anche sulle banane ci sarebbe da discutere). altro che ricerca della professionalità: per un cliente il backup dovrebbe essere gratis. gratis, capito? quando parli di analisi ti chiedono a cosa serve.

    insomma, immagino che sopravviviamo perchè lavoriamo tutti come somari e in condizioni sociali assurde (casa, bollette, ecc). this is italy, i guess.

    alla fine, e non è un caso, mi trovo daccordo con gio. il modo di farsi pagare bene c’è: è la strada della qualità e della correttezza professionale, con un minimo di elasticità.

    pps: gio, se ci conosciamo scrivimi in privato. mi hai incuriosito ;-)

  • #13 morbìn 01/02/2006 03:54

    urka. 30-40% in meno??????
    vuol dire che dovete iniziare a fare dei siti in inglese e pubblicizzarvi!!!!!!
    se le aziende europee (come sappiamo…) si rivolgono già ai paesi dell’est o all’india, perchè non dovrebbero rivolgersi all’italia????

  • #14 Alberto 01/02/2006 04:21

    era appunto questa la mia domanda retorica :-)

  • #15 Tiziano Fogliata 01/02/2006 05:05

    Sottoscrivo in pieno con quanto dici.

    La scaletta proposta è l’iter che “in genere” cerco di seguire anch’io.
    Fatto sta che a volte voler rispettare tutti gli step o fare un lavoro da super-pignoli significa perdere quel lavoro. Innanzitutto per due ragioni: il rischio di far apparire il progetto più complesso di quanto sia in realtà e soprattutto l’aumento considerevole dei costi.

    Alla fine la flessibilità è si l’arma vincente, ma nella maggior parte dei casi è l’unica possibilità per chiudere un lavoro.

  • #16 kOoLiNuS 03/02/2006 06:01

    Un albo non ci serve ….. nel senso, gli ingegneri ce l’hanno ma - almeno qui al sud italia - non ho *mai* visto ne sentito di qualche ingegnere che prenda i soldi previsti dal tariffario _ufficiale_

    mediamente si parte dal 50% del tariffario, al ribasso …. e *non* sto raccontando fandonie … e’ tutto il sistema che gira cosi’, quindi o si prosegue secondo una propria coerenza interna, e si ha fortuna, oppure la vita ci fara’ abbassare il tiro ….

    Intanto e’ sempre bene partire alla grande per evitare sorprese ….

  • #17 Alberto Mucignat 07/03/2006 05:12

    Sul tema ho già detto, però ora vedo i contributi di Layla e Paolo, nonchè Mauro Lupi di riflesso.

    Credo che, stringi stringi, il problema sia dovuto alla mancanza di formazione nella piccola e media impresa italiana. Quest’ultima è composta da bottega

  • #18 Daniele Medri 14/03/2007 10:13

    Non capisco perché vi lamentate, i dati economici dimostrano che il paese è in forte crescita, aumenta il fatturato, aumenta il PIL. (ironico)

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