Alberto Mucignat

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Le keyword della politica

AlbertoAlberto

Stasera, puntualmente dopo un mesetto circa, ho riacceso il televisore. Giusto in tempo per vedere un pezzo di Ballarò. Un servizio molto interessante faceva vedere le pesanti partecipazioni bancarie nelle maggiori aziende del paese, aziende che erano pubbliche e ora sono private (Autostrade e Telecom, tanto per citarne un paio).

Commento -quasi una gag- di Floris: “Insomma, non si capisce più chi è che presta i soldi e chi fa gli affari…”.

Privatizzazione era una keyword degli ultimi anni: abbiamo privatizzato tutto e non ci abbiamo guadagnato niente. Anzi, a me pare il contrario. Tutto è andato in mano alle banche e la concorrenza è diminuita, si sono consolidati i monopoli (energia, telecomunicazioni, trasporti, ecc). I prezzi, come sappiamo, sono aumentati.

Beh insomma, tutti i politicanti invitati (da dx a sx) alla fine della puntata concordavano sulla keyword che dovrebbe guidare il nuovo sviluppo italiano: liberismo. Ora, il mio modesto consiglio è questo: la prossima volta che qualche politico parla di liberismo, prestiamo tutti bene attenzione a quello che dice.

Comments 4
  • olipal
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    olipal olipal

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    Io non ne capisco molto, però credo che un liberismo inteso come libero mercato sia una possibilità reale di sviluppo economico per un paese. Il problema in Italia è che dietro la privatizzazione c’è il contemporaneo protezionismo da parte dello Stato, che difende a spada tratta i fallimenti o le truffe delle aziende italiane.
    Ho letto alcuni giorni fa sul Corriere della sera un editoriale di Tommaso Padoa Schioppa, un economista. Un collega americano gli aveva fatto notare che se negli USA vent’anni fa lo Stato avesse “salvato” la Kodak e un’altra azienda dal fallimento, la Microsoft sarebbe spuntata da un’altra parte. Idem in Svezia. Da noi portava il caso dell’Emilia Romagna e della crisi dell’industria meccanica.
    L’autore esortava a lasciar stare il mercato alle sue crisi “creative”, e questo credo sarebbe un sano liberismo. In Italia invece ciò non accade e dietro un fantomatico liberista come Berlusconi ci sono giochi di amicizia e di potere, scambi di favore e mazzette.


  • gabriele
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    gabriele gabriele

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    berlusconi liberista? Spiace dirlo, ma non esistono liberisti in italia (anche se forse poco poco i radicali).

    E’ vero che Berlusconi parlava di liberalizzazioni al suo ingresso in politica, ma negli ultimi 8 anni non lo ha fatto praticamente mai.

    Il problema in italia è che non è possibile applicare politiche favorevoli al mercato perché c’è una terribile abitudine da parte dei poltici ad offire.. tutto.
    Non esiste una destra liberale ed una sinistra sociale, esiste una destra socialliberale ed una sinistra liberalsociale.

    Il che ci porta al problema che nessuno può affrontare il fatto che, ad esempio, alitalia deve fallire mettendo in mezzo alla strada migliaia di persone (che sono colpevoli di quel fallimento). O che le aziende tessili devono chiudere battenti perché non possiamo parargli il culo con il protezionismo anticinese.
    Insomma ci manca una tatcher che si metta contro qualche milione di lavoratori.

    E la cosa agghiacciante è che la reazione ai tentativi di rendere il mercato più libero (i.e. legge biagi) sono visti dalla maggior parte dei cittadini peggio delle leggi fascistissime e la reazione è quella di andare a votare bertinotti, al grido di “più stato nell’economia”.

    Diceva miagi in karatekid “se stai a sinistra bene se stai a destra bene se stai al centro zzz ti schiacciano come uva”, e noi abbiamo deciso di rimanere con uno pseudolibero mercato che ovviamente ha un sacco di problemi. E la nostra soluzione non è di renderlo davvero libero ma di richiuderlo. Io boh.


  • olipal
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    olipal olipal

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    Solo per puntualizzare, scrivendo che Berlusconi è un FANTOMATICO liberista intendevo ovviamente dire che è un liberista fasullo, un liberista all’italiana insomma.


  • gabriele
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    gabriele gabriele

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    si si, dicevo solo che oramai neanche lo dice più 🙂