Alberto Mucignat

Alberto Mucignat


Random thoughts around web stuffs (è tutto un equilibrio sopra la follia)

aprile: 2019
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Pappa pronta

AlbertoAlberto

Ecco, oggi Jacopo ha postato una perla che voglio sottolineare e di cui riporto il primo paragrafo perché è importante:

Un committente crede che tu ed il resto del tuo team di sviluppo possiate semplificare per delega, grazie ai metodi agili, il suo lavoro. Lui crede che possiate prendere il suo canovaccio, espanderlo nei dettagli, metterlo in piedi e portarlo pronto in tavola. Molti credono – come lui – che i metodi agili siano uno stupendo scenario in cui sponsorship illuminate da un’idea fulgida possano premere il pulsante rosso di veloci e precisi missili fire-and-forget che andranno a colpire il bersaglio del successo senza ulteriore necessità di azione e pensiero, certe volte addirittura senza alcun rischio d’impresa, “tanto facciamo tutto agile, no?”

Questo ragionamento è un capolavoro anche perché si può sostituire “UX” al posto di “agile” e “design” al posto di “sviluppo” senza perdere di senso, anzi guadagnando un ulteriore tassello.

La morale è che troppo spesso i clienti si aspettano che facciamo tutto da soli partendo dal canovaccio (che sarebbe il “brief” di cui un giorno parlerò, abbi pazienza).

Purtroppo però, lavorare sulla user experience, sul design di un prodotto, sul suo sviluppo, ecc, richiede dedizione anche da parte dei clienti, non solo da parte dei fornitori.

Da parte nostra forse dovremo ragionare sull’esperienza che diamo ai clienti e cercare di capire come coinvolgerli in maniera efficace e senza fargli perdere tempo inutile, perché il punto spesso è proprio questo.

Comments 5
  • Jacopo Romei
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    Jacopo Romei Jacopo Romei

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    Ma sì, maledizione, è semplice come capire che se io vado dal medico A) lui dovrà prescrivermi degli esami per capire bene B) io dovrò fornirgli questi riscontri.

    E occhio che non sto parlando ancora di terapia assegnata e evasività del paziente… 🙂

    Si vede che sono un po’ insofferente oggi? 🙂 🙂


  • Marlenek
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    Marlenek Marlenek

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    Secondo la mia personale esperienza i clienti che non partecipano alla realizzazione del progetto sono quelli ai quali la cosa importa poco. Insomma quelli che vedono il web come un canale secondario, quasi inutile, ma che deve essere comunque sviluppato (vuoi per una questione di immagine, vuoi perche’ e’ stato imposto loro dall’alto, etc).

    I clienti che credono nel progetto sono quelli che spesso investono in prima persona – che sia tempo o denaro poco importa – ed i risultati di un lavoro cooperativo (dove ognuno offre il meglio per le proprie competenze) sono ben visibili da subito.


  • Alberto
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    Alberto Alberto

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    non credo. un top manager ha oggettivamente poco tempo per stare dietro ai progetti, ma questo non significa che non gli interessa o che non creda nel progetto.

    spesso invece accade che il manager “che se ne frega” all’ultimo momento vuole cambiare tutto perché sa che poi verrà attaccato se il progetto non funziona.

    in ogni caso, come si diceva con jacopo ieri sera al nostro book club sulla ux, il vero problema è che dobbiamo riuscire a coinvolgerli da subito e in maniera efficace.

    ps: e se veramente non gli interessa e lo capiamo fin da subito, allora non è un (mio) cliente.


  • Marlenek
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    Marlenek Marlenek

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    Uno dei problemi e’ proprio quello: il top manager (giustamente) delega, ma la persona incaricata non ha sempre le competenze e la passione per portare avanti il progetto in maniera interessata e profittevole.
    Certamente e’ in parte compito nostro coinvolgere il cliente in ogni fase del lavoro, ma la motivazione di fondo ci deve essere, perche’ quella e’ difficile da instillare. Persino in Inception… 😉


  • Monica
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    Monica Monica

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    Ciao Alberto, ci siamo conosciuti a Milano ad una riunione qualche tempo fa… non potevi far notare cosa più vera. Molti credono di avere a che fare con dei baby sitter, di potersi disinteressare completamente alla cosa in questione. Non si ritengono stakeholder e il concetto di agilità viene usato come un sinonimo di procrastinazione.
    Il risultato è quello di avere progetti zoppicanti per tutta la loro durata, con evidenti difficoltà di realizzazione.