Alberto Mucignat

Alberto Mucignat


Random thoughts around web stuffs (è tutto un equilibrio sopra la follia)

dicembre: 2018
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Contro i mockup pre-contrattuali

AlbertoAlberto

Da anni ormai predico contro la richiesta dei clienti a ricevere dei mockup del sito in fase di offerta. La richiesta è talmente assurda che ancora mi stupisco quando risuccede. Eppure alcune aziende e specialmente la pubblica amministrazione continuano imperterriti con questa richiesta, che per quanto mi riguarda continuerò a non soddisfare.

Non so nemmeno perché le web agency continuino a sopportare questa richiesta, credo fondamentalmente per incrementare la possibilità di prendere il cliente stupendolo con “effetti speciali”. Salvo poi dover mantenere le promesse attraversando un probabile bagno di sangue.

In realtà, ci sono alcuni motivi per cui i mockup in fase di offerta sono un’idiozia:

1. prima di capire come fare un mockup bisogna progettare la struttura del sito e definire i singoli elementi delle pagine, altrimenti cosa ci metti nel mockup? (basterebbe questo, ma andiamo avanti)
2. il visual design dipende dal mood, dai benchmark, dalla ricerca, ecc: tutte cose che non si possono fare con l’input di un semplice brief (*)
3. una volta presentato un mockup tutto il resto del lavoro deve riuscire a confermarlo, altrimenti come spieghi una grafica finale diversa da quella proposta all’inizio?

Potrei andare avanti, ma preferisco fermarmi.

Ma il vero motivo per cui tutti ci dovremmo rifiutare di fare i mockup prima dell’offerta è che il visual design è un lavoro per il quale dobbiamo essere pagati e che non si può inventare all’inizio tanto per ammorbidire e rassicurare il cliente.

Voglio dire, è come se chiedessimo a un architetto di farci vedere un’immagine ad alta risoluzione della casa prima ancora di conoscerne il progetto.

Forse per il cliente è un modo per capire la qualità della web agency. Purtroppo la qualità non si vede da un semplice mockup, anche perché il design è un lavoro di profondità e inizia molto prima della superficie colorata. Scegliere un’agenzia basandosi sui mockup è un po’ come scegliere una macchina con una bella carrozzeria senza avere la minima idea di come sono fatti gli interni.

Insomma, per concludere lancio il “Movimento contro i mockup pre-contrattuali”, sperando che abbia un seguito nutrito e che cambi una pessima abitudine del mercato.

E ai clienti chiedo: preferite un carrozziere o un designer? Cercate qualcuno che vi tinteggi la casa o un architetto?

(*) poi un giorno farò un post anche contro le offerte basate sui brief: come si può fare un’offerta dettagliata, addirittura dei mockup, avendo parlato mezz’oretta con qualcuno che spesso non è nemmeno un manager?

Comments 29
  • Nicola Bonora
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    Nicola Bonora Nicola Bonora

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    Vai Alberto, io voglio la tessera nr. 2 del Movimento!

    Ci staresti a stilare un manifesto da consegnare ai clienti prima che ti chiedano un’offerta? Poi chi vuole lo fa suo (spero il numero maggiore di agenzie in Italia, farebbe tanto bene al mercato).

    Un po’ come all’ospedale prima dell’intervento: firma qui, qualunque cosa accada non potrai dire di non averlo saputo…

    Altri temi, a caldo: tempi di consegna, co-responsabilità da parte del cliente, varianti di progetto, fatturazione, pagamento 😉


  • Alberto
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    Alberto Alberto

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    potrebbe essere un’idea quella del manifesto, anche se non credo sia facile mettersi d’accordo. forse possiamo trovare il “minimo-comun denominatore”…

    ps: niente tessere, ma azioni.


  • Matteo Balocco
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    Matteo Balocco Matteo Balocco

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    E io voglio la tessera n.3.
    Esiste qualcosa di simile con il movimento no-specs (googlate…)
    In ogni caso, come scrivevo su Friendfeed, è necessario fare tanta formazione tra il management e la forza vendita delle aziende che si occupano di comunicazione e progettazione in rete.
    Il problema a mio avviso è che spesso chi lavora in quel comparto non ha quasi mai idea del fatto che da 15 anni a questa parte l’industria è cambiata, si è fatta più complessa, specializzata e deve rispondere a esigenze diverse rispetto a quelle che erano da soddisfare anche solo 5 anni fa.
    Ti viene detto che altrimenti non si riesce a vendere, ma io credo che se una persona si affida a te, sei tu a doverti prendere carico di dire qual è il modo migliore di procedere e non preoccuparti solo di dirgli quello che vuole sentirsi dire. Quindi: formare il management, formare i venditori. E spiegare che se coinvolgono da subito il progettista non perdono per forza il loro status di persone importanti.


  • Federico Badaloni
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    Federico Badaloni Federico Badaloni

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    Mi associo anche io!


  • Nicola Bonora
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    Nicola Bonora Nicola Bonora

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    Facciamo due chiacchere qui?
    http://ff.im/uZm5F


  • Matteo Balocco
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    Matteo Balocco Matteo Balocco

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    Nic, il 3d è questo: http://ff.im/uZjqo

    😀


  • Nicola Bonora
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    Nicola Bonora Nicola Bonora

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    ops! E’ la solita faccenda, uno non può twittare che subito finisce di là, e poi di là, ecc. 😀


  • Alberto
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    Alberto Alberto

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    eh si, grazie matteo del link.

    peraltro sul coinvolgimento del progettista in fase pre-vendita direi che è fondamentale (l’ho capito anni fa quando il mio “ex-socio” mi coinvolse e iniziammo a vendere in maniera diversa)


  • Jacopo Romei
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    Jacopo Romei Jacopo Romei

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    Morte all’alta fedeltà! Con o senza manifesto, con o senza tessere.
    Decidere presto è male, sempre. (Sì, ho scritto ‘sempre’. Uno dei pochi assoluti che mi permetta!)

    Sottoscrivo al 100%, si era capito? 🙂


  • Silvano Stralla
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    Silvano Stralla Silvano Stralla

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    Sottoscrivo totalmente: ho sempre detto no.

    E dico di più: la pretesa dei mockup pre-contratto è il primo sintomo di cliente-no-no-no che avverto. E drizzo subito le antenne.

    Grazie per aver messo nero su bianco questa cosa.


  • Alessandro Nadalin
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    Alessandro Nadalin Alessandro Nadalin

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    Non sono totalmente daccordo.

    Morte, si, all’alta fedeltà, giusto, si, considerare un mockup quanto di meno definitivo esista al mondo.

    Però troppi clienti vogliono l’assaggio e, se fatto pagare, facendo presente i termini di instabilità del semilavorato non la vedo così male come cosa.

    E’ si difficile da far pagare e considerare un protoprotoprototipo 🙂 però questo è un altro problema.

    Che, di base, al cliente non convenga bisogna farglielo capire, poi se è di coccio… 🙂


  • Cristiano Rastelli
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    Cristiano Rastelli Cristiano Rastelli

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    OK, tutti d’accordo sul discorso “io no vedere collanina (fucile, wiskey, soldi, fate voi), tu no vedere mockup”. E ci mancherebbe!

    Però su questa cosa certezza granitica del wireframe come panacea a tutti i mali e del “morte del design qui e ora” (più avanti ci pensiamo…) un pochino dissento. Mentre riflettevo sul commento di Jacopo, mi sono venuti in mente i modelli lignei della Cupola di S. Maria Novella a Firenze e di S. Pietro a Roma. In fondo, ho pensato, erano wireframe anche quelli. Solo che il primo effettivamente è una bozza a grandi linee, mentre il secondo è invece un progetto che arriva ai dettagli più estremi (anche nelle dimensioni: è possibile starci fisicamente dentro!). Allora ho fatto una veloce ricerca su web e ho trovato questo testo che sottopongo alla vostra riflessione (scusate il copia&incolla brutale):
    http://www.corsiinrete.it/articoli/02_ruolo_modelli.htm
    —————–
    Il modello, o megli la maquette, come dice Tomàs Maldonado, serve per “vedere in anticipo” lo sviluppo degli edifici e permette al committente, che è una figura sempre più definita, di valutare non solo la validità architettonica, ma anche aspetti più pratici, quali i costi di costruzione o la disposizione delle parti dell’edificio. La funzione dunque del modello non è più solo di rappresentazione e comunicazione di un progetto al committente o alla città, ma assume anche quella che possiamo definire di simulazione del progetto.

    Il modello come realizzazione di un’idea
    Per Leon Battista Alberti (1404-72) l’idea del progetto si poteva realizzare solo attraverso un modello perché riteneva che l’idea, essendo solo nella mente, era necessariamente imperfetta e per questo poteva trovare la sua forma compiuta solo nei disegni. I disegni poi potevano essere studiati e migliorati solo attraverso i modelli fisici che venivano considerati il migliore strumento per lo studio e la realizzazione di un’idea. Caratteristiche del modello era l’assenza delle decorazioni perché doveva servire a valutare il rigore delle forme e delle scelte architettoniche.

    Il modello come rappresentazione
    A questa concezione si contrapponevano gli architetti del ‘500, come Michelangelo (1475-1564) o Antonio da Sangallo (1484-1546) che consideravano il modello come rappresentazione di un’idea già del tutto formata nella mente che doveva servire anche da guida e copia per gli operai nel cantiere. La qualità del modello assumeva un’importanza sempre maggiore e di conseguenza anche gli artigiani che sapevano riprodurre i progetti a scala sempre più ridotta cominciavano ad assumere un ruolo decisivo rispetto ai nuovi committenti ed alle nuove necessità. Maldonado ricorda infatti che Brunelleschi, Ghiberti e Michelozzo provenivano, come formazione, da una bottega di orafo, quindi abituati a lavorare con modelli di piccolo formato e finemente lavorati. Alcuni grandi progetti architettonici del Rinascimento, come quello della Basilica di San Pietro a Roma, hanno prodotto, nella loro storia, molti modelli in legno qualcuno conservati ancora. Il modello realizzato per il progetto del Sangallo veniva realizzato in contemporanea con la costruzione stessa ed era grande a sufficienza da entrare e visitare anche l’interno della Basilica. Anche i colori erano riprodotti per simulare il rivestimento in travertino e stucco
    —————–
    Ora, tutta questa certezza granitica sul fatto che il designer non debba mai e poi mai decidere tutto “prima”… non ce l’ho.
    Comunque mi riprometto di analizzarlo meglio e magari parlarne in modo esplicito altrove (post? talk? boh!).


  • Jacopo Romei
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    Jacopo Romei Jacopo Romei

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    Due punti:

    a. se aggiungiamo all’argomento “sì all’alta fedeltà subito” la clausola ‘purché pagata’ allora stiamo ridefinendo il problema, disinnescandolo. Mi rivolgo a Nadalin, ma anche a Cristiano. Voglio dire: il modello ligneo di San Pietro era una circostanza eccezionale dovuta al timore dell’architetto di non essere vivo fino alla fine dei lavori (aggiungendo quindi nuovi vincoli, che ridefiniscono anch’essi il problema) ma soprattutto fu *costosissimo*. (fonte http://it.wikipedia.org/wiki/Basilica_di_San_Pietro_in_Vaticano).

    b. Ogni analogia fra il nostro lavoro (non importa se sviluppo o UX, qui siamo uguali) e quello edile *non va*. Rifare nei minimi dettagli da capo un progetto di una galleria costerà sempre diversi ordini di grandezza meno che fare la galleria sbagliata. Progettare (leggasi “riscrivere”) un algoritmo da capo 5 volte e poi dare in pasto ad un compilatore un codice perfetto sarà costato 5 volte di più che il primo giro! Riproporre temi ingegneristici ‘classici’ nell’IT è *esattamente* il problema che da 10-15 abbiamo deciso di tentare di alleviare o risolvere. Già è facile ricascarci indirettamente, se per di più ci comportiamo come se non vedessimo l’ora…

    Chi fa ponti, palazzi, cupole *deve* sapere tutto prima. Chi fa software (file PSD e wireframe sono cmq software) non può permettersi di riprogettare da capo e quindi *deve* giocarsi il più *possibile* il posticipo delle decisioni.


  • Cristiano Rastelli
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    Cristiano Rastelli Cristiano Rastelli

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    Ma davvero quei modelli sono solo “edilizia”? Non sono invece anche e in primis “arte” (tanto di moda, ultimamente, come metafora! 🙂 ) e “immagine visuale/virtuale”, proiezione “mentale” di un’idea prima ancora che modello fisico di un oggetto/progetto?
    Se sono solo test di tenuta statica delle strutture, perché allora decorarle nei minimi dettagli, addirittura applicargli diversi colori per renderli ancora più realistici?
    Non è che forse il “designer” aveva bisogno di un quadro d’insieme che andasse al di là del semplice (??) calcolo delle proporzioni? che volesse vedere – lui per primo – e far vedere e capire come sarebbe stato il progetto finito “nel suo insieme”?

    Ammesso che la metafora dell’edilizia non vada bene (allora dillo anche a Nusco…) prendiamo allora la metafora del rapporto committenterealizzatore/artigiano che esiste dalla notte dei tempi: perché noi dovremmo essere diversi? in cosa consiste la nostra specialità? (sono domande, non ho le risposte). Ecco, credo che quardare a chi è venuto prima di noi per imparare a capire chi siamo e cosa facciamo, e perché lo facciamo così, sia utile. Soprattutto a evitare (mi ci metto io per primo) di re-inventare l’acqua calda, di riscoprire come fosse la grande novità quello che in realtà è noto da tempo. Ovvero che i rapporti cliente-fornitore, committente-realizzatore sono e *saranno* sempre e comunque difficili. Mi spiace, ragazzi. Non ci sono mockup che tengano. Non è questione di “mockup si”/”mockup no” o “lavoro gratis”/”lavoro pagato”: è questione di lavoro, di professionalità e di rispetto (verso se stessi e verso gli altri). E questo vale per lo sviluppo software come l’UX come per l’architetto come per il magütt o il geometra o l’idraulico o il politico o il medico o l’ortopedico o l’insegnante (continuate voi). Vale per le persone che siamo.


  • Jacopo Romei
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    Jacopo Romei Jacopo Romei

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    “Ammesso che la metafora dell’edilizia non vada bene (allora dillo anche a Nusco…)”

    A dire il vero il senso del keynote di Nusco all’Italian Agile Day era *esattamente* questo: la metafora dell’ediliza *non* va bene. Mi spiace che tu lo abbia colto esattamente all’opposto.

    A tutte le tue domande – che rimangano tali, visto che pretendono risposte particolari che sarebbe poco saggio fornire (come tu stesso suggerisci) – aggiungo solo che la variabilità di una realtà complessa non può e non deve impedirci di trovare tuttavia schemi *parziali* ripetitivi e ripetibili.

    Insomma, sì, il design è complesso ma posticipare decisioni costose fa bene al portafogli e alla qualità della vita. Su questo posso avere pochi dubbi anche se non risolvo *tutto* il resto. Non è filosofia, è “questione di lavoro, di professionalità e di rispetto (verso se stessi e verso gli altri).”

    Riprendiamo il post di Alberto: “il vero motivo per cui tutti ci dovremmo rifiutare di fare i mockup prima dell’offerta è che il visual design è un lavoro per il quale dobbiamo essere pagati e che non si può inventare all’inizio tanto per ammorbidire e rassicurare il cliente.”

    Mi sembra sacrosanto. Stiamo veramente – amabilmente si sa – conversando di questo?


  • Cristiano Rastelli
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    Cristiano Rastelli Cristiano Rastelli

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    “Stiamo veramente conversando di questo?”
    Si, stiamo proprio parlando di questo. La mia frase burlesca “collanina/fucile/wiskey/soldi in cambio di mockup” era proprio per dire che, da che mondo e mondo, queste problematiche riguardano il libero scambio di merci. E da che mondo e mondo i professionisti (fra cui si annovera gente che faceva modellini di legno) si fanno pagare “prima” di lavorare, non dopo. E da che mondo e mondo questi stessi professionisti si lamentano di chi fa dumping, di chi svende il proprio lavoro, di chi fa carte false o vende fuffa.
    E’ la vita, ragazzi!

    PS: e con questo nulla da togliere a Alberto, che fa bene a riproporre queste tematiche, e a tenere alto e vivo lo spirito professionale che ci deve animare. Go, Alberto, GO!


  • Jacopo Romei
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    Jacopo Romei Jacopo Romei

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    “E da che mondo e mondo i professionisti (fra cui si annovera gente che faceva modellini di legno) si fanno pagare “prima” di lavorare, non dopo.”

    Perfetto. Come *sempre* siamo più allineati di quanto non sembri all’astante occasionale. 🙂


  • Jacopo Romei
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    Jacopo Romei Jacopo Romei

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    A beneficio di tutti i lettori
    http://www.agilemovement.it/video/keynote-iad10 Da 24’50” a 30’00”.

    Cinque minuti spesi bene.


  • Alberto
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    Alberto Alberto

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    cristiano anch’io spesso ho pensato ai progetti edili (visto che li uso come metafora) e anch’io sono arrivato alla stessa conclusione di jacopo.

    e finalmente, anche grazie a questa discussione, capisco fino in fondo il suo “posticipare le decisioni il più possibile”.

    ps: che mondo sarebbe senza Rastelli, dico sul serio, ragazzi.


  • Lauryn
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    Lauryn Lauryn

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    uuuh mi trovi stra-d’accordo. tanto che riproporrò la discussione sul mio blog ovviamente citandoti. dobbiamo insegnare questo modus operandi ai webdesigner fin dalla nascita.
    non nego di averlo fatto anche io in passato per accaparrarmi qualche cliente. quando poi inevitabilmente è capitato di dover sgobbare su una “prova” inutilmente, hanno cominciato a girarmi… 😉


  • Cristiano Rastelli
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    Cristiano Rastelli Cristiano Rastelli

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    Come mi ero ripromesso: ho proposto al Codemotion un talk dal titolo “L’arte del mockup” così ho la scusa per approfondire – io in primis – l’argomento. Se viene accettato, ne parliamo lì e ci scanniamo sopra e sotto al palco. Altrimenti vedo di scriverne sul mio sito o di presentarlo altrove.


  • Stefano Dominici
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    Stefano Dominici Stefano Dominici

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    Non solo non faccio proposte grafiche, ma neanche wireframe o architetture generali. Il mio lavoro e le mie idee non le regalo a nessuno.


  • Carlo Casciaro
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    Carlo Casciaro Carlo Casciaro

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    Beh, la tessera n. 1 la voglio io.!!!!!!!!!!

    Comunque qualcosa del tipo contrattuale è stata fatta con http://www.oscon.it/


  • Cristiano Rastelli
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    Cristiano Rastelli Cristiano Rastelli

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  • Alberto
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    Alberto Alberto

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  • Cristiano Rastelli
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    Cristiano Rastelli Cristiano Rastelli

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    Letto, letto… 🙂