Alberto Mucignat

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Random thoughts around web stuffs (è tutto un equilibrio sopra la follia)

giugno: 2019
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Investire sulla user experience

AlbertoAlberto

L’amico Federico ha scritto alcune riflessioni sul ruolo dell’architettura dell’informazione (e più in generale della UX) con uno sguardo verso il futuro.

In generale sono d’accordo con lui e in qualche maniera tutto il ragionamento si ricollega al mio post di venerdì a proposito di pervasive ux.

Ma a un certo punto Federico fa un passaggio che è una trappola a cui dobbiamo stare attenti:

Oggi un’azienda spende 10 per comunicare attraverso un sito, poi ancora 10 per la versione mobile, poi ancora 10 per l’applicazione iPad, eccetera eccetera. Dobbiamo convincere questa azienda che domani, grazie al nostro lavoro, spenderà 10 per un’architettura centrale, poi 2 per il sito, 2 per il mobile, 2 per l’applicazione iPad. E se sarà sempre lo stesso architetto dell’informazione (che è anche UX designer) a progettare queste interazioni, l’azienda avrà anche la garanzia che siano usabili. [Nota: naturalmente i numeri di questo esempio sono indicativi e non corrispondono ad una stima effettiva]

Prima osservazione: non è detto che con un buon lavoro di IA/UX basta spendere 10 per un’architettura centrale e poi si spende poco per ogni declinazione. Non è detto che sia vero perché i vari media sono piuttosto diversi e richiedono un tipo di lavoro diverso, sebbene l’investimento iniziale porta un oggettivo guadagno.

Ma il rischio vero è un altro: si vede l’architettura dell’informazione come un costo da limitare. Io invece penso che la pratica del design della user experience sia centrale nei progetti e debba diventare un costo necessario che aggiunge valore ai progetti e sul quale bisogna aumentare gli investimenti.

Oggi ogni progetto digitale non può più prescindere da questo fatto e la maggior parte degli sforzi deve essere indirizzato a ottimizzare la user experience per fare business (che siano pagine viste, vendite o altro tipo di conversion).

Per esempio, cosa succederebbe oggi se in molte aziende venissero a mancare i progettisti web? Chi pensa a come far navigare gli utenti, a come farli interagire con il prodotto/servizio, quali informazioni fargli ricercare e in che modo, ecc?

Servono persone qualificate e specializzate per questo lavoro, sul quale bisogna investire, non tagliare costi. Voglio dire: questo È il lavoro del futuro, perché è questo che richiede il commercializzare dei prodotti/servizi digitali nell’era di internet.

Serve che le aziende capiscano che la user experience richiede manutenzione così come la richiede il software. E che il budget per questo lavoro non possono essere poche briciole rispetto ai budget di comunicazione.

Comments 8
  • Jacopo Romei
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    Jacopo Romei Jacopo Romei

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    Son d’accordo.
    Io in virtù del principio della ‘mucca viola’ investirei solo in UX e zero in comunicazione, pensa te!


  • Alberto
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    Alberto Alberto

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    ecco, non volevo arrivare a tanto, anche perché non credo che debba essere così per forza e per tutti. 😉


  • Daniele
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    Daniele Daniele

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    Concordo Alberto, parole sante, specie nei casi in cui sia necessaria l’agognata “conversione”.

    Jacopo sarebbe bello, in un mondo perfetto, ma la comunicazione (se ho capito come la intendi) può essere considerata parte della UX (vista quindi in senso più ampio e meno tecnico). Di fatto è anche il canale più importante attraverso il quale gli “user” vivono l’ “experience” sul nostro prodotto/servizio.


  • Jacopo Romei
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    Jacopo Romei Jacopo Romei

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    Sì sì, sono d’accordo ancora una volta. Avevo appunto circoscritto la considerazione al particolare obiettivo muccaviolesco. Il successo passa anche per altre strade, indubbiamente.


  • Federico Badaloni
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    Federico Badaloni Federico Badaloni

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    Ciao Alberto, approfitto della tua osservazione per chiarire meglio: non intendo dire che vada limato il costo della ottimizzazione della User Experience, anzi.

    E’ che oggi quando progetti una applicazione iPad o un sito, OLTRE a quello devi fare tutto il resto.

    Mettere a fattor comune i costi di “tutto il resto” significa potersi limitare all’aspetto dell’UX specifico di ogni piattaforma. In altri termini: il 2 che indicavo (a mo’ di esempio) era proprio il costo dell’unica cosa non eliminabile: il design dell’interazione specifica ad ogni piattaforma.


  • Alberto
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    Alberto Alberto

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    si, mi è chiaro, ne ho parlato anche con un nostro comune amico su facebook. tu intendi i costi di IA, mentre io considero sempre i costi totali della UX. siamo d’accordo, anche se non so se vale quella proporzione (comunque un minimo di guadagno ce l’hai).


  • Roberto Lupi
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    Roberto Lupi Roberto Lupi

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    Vedo un problema di fondo in questa discussione: ci stiamo focalizzando sui costi, invece che i risultati. Che sia 10 o 2 conta poco, se mi porta più vantaggi di quanto costa.

    In questo senso, il primo passo di ogni progetto è capire cosa si vuole ottenere (in termini economici, ovunque sia possibile) e come misurarlo. Solo dopo si può parlare di costi.


  • Alberto
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    Alberto Alberto

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    Roberto, hai ragione, forse anche noi ci facciamo influenzare troppo dall’aspetto dei costi e mi ci hai dato un’idea giusta: perché non partire da quello che si vuole ottenere anziché da quanto costa il lavoro?

    resta il fatto che per dimostrare il vantaggio dovremmo analizzare il business del cliente, i KPI, il ROI, ecc, e non è sempre possibile anche perché il cliente il più delle volte non ce lo consente.