Alberto Mucignat

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Del chiedere il permesso

AlbertoAlberto

Ho letto il documento 30 anni possono bastare, scritto da un gruppo di giovani (alcuni dei quali conosco da diversi anni). Ne ha parlato anche Damilano sul blog dell’espresso (via Piovono rane).

Nel documento si chiede giustizia sociale, annullamento della precarietà e altro. Idee forse anche condivisibili, ma non voglio parlare di questo.

Il punto è che si chiede il permesso ai 60enni al potere di poter avere quelle cose. Nel testo viene usata proprio la parola “chiediamo”, il che è sintomatico.

Ecco, questo proprio dai giovani non lo capisco, non mi va giù. Oggi dobbiamo cercare di sostituirci alla classe dirigente attuale, non di chiedergli l’elemosina o la paghetta. O il posto di lavoro.

È il problema dell’Italia di oggi: la consuetudine alla gerontocrazia ci ha talmente repressi che i giovani non hanno la speranza di poter cambiare da soli le cose, tanto meno di potersi imporre. L’unica speranza che vedono è quella di poter convincere i dinosauri a dargli un contentino, chiedendo il permesso anche per pisciare.

A ben vedere è il problema di ogni società: si chiama ricambio generazionale e nel nostro caso è il nodo più grave da sciogliere. I giovani devono darsi un’alternativa: poter sostituire i dinosauri e accettare di prendere il loro posto in società.

Dopo di questo possiamo anche parlare di idee.

Comments 7
  • Federico Badaloni
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    Federico Badaloni Federico Badaloni

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    Mi associo completamente. Il mancato ricambio generazionale ha portato con sé l’abolizione della meritocrazia, il congelamento della capacità di fare cultura (di tutti i tipi), ma anche la capacità di reagire ai cambiamenti culturali prodotti da altri.
    Ironia della sorte: il problema è stato creato proprio dalla generazione del ’68.
    Solo perché l’incapacità di interpretare il nostro tempo sta (finalmente) frantumando le basi del potere economico della generazione che ha fatto da tappo, comincia ora ad essere possibile che i giovani possano “darsi un’alternativa” in questo Paese. Peccato che anni di protezionismo e isolamento autoreferenziale abbiano reso i danni più profondi: bisognerà ricostruire quasi da zero.


  • Alberto
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    Alberto Alberto

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    sapevo che qualcuno avrebbe scritto 68 sotto questo mio post 😉

    sia chiaro che non sono uno che ama il 68. però tu hai specificato bene che, guardacaso, è stata proprio quella generazione che adesso non vuole mollare l’osso.

    e poi sì, da zero. però se c’è una cosa in cui siamo bravi noi italiani è ricostruire dalle macerie. o meglio: siamo talmente abituati che ci viene quasi naturale. speriamo solo che ci sia una visione sana che accompagni questa “ricostruzione”… ecco, ricostruzione è una parola che dovremo usare, altro che confronto generazionale: ci avete distrutto tutto, adesso ricostruiamo noi. va beh, ciao


  • Stefano Dominici
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    Stefano Dominici Stefano Dominici

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    Scusate, chi dovebbere ricostruire e sopratutto, a beneficio di chi?


  • Alberto
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    Alberto Alberto

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    va beh, lasciamo stare dai. goditi questo bellissimo paese 😉


  • Davide
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    Davide Davide

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    All’estero la vecchia classe dirigente viene messa da parte per volere di quella giovane a colpi di meritocrazia.

    Se la giovane non merita i vecchi, probabilmente più saggi e meglio preparati, restano.

    Qui invece si vuole risolvere tutto a colpi di assistenzialismo obbligatorio, da dittatura etica e trasformare una società del merito, quella efficiente e giusta, in quella del bisogno, non solo ingiusta ed immorale ma profondamente pericolosa: la storia insegna


  • Ettore Fanini
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    Ettore Fanini Ettore Fanini

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    Non mi faccio soverchie illusioni.Una classe” dirigente” sclerotizzata”nel difendere in modo autoreferenziale uno stato di potere tanto da diventare “classe dominante” non si rassegna alla consunzione storica o fisiologica.Saprà resistere,mimetizzarsi,addirittura reinventarsi come élite dell’innovazione e del cambiamento.
    L’élites al massimo cooptano.Oppure resistono ad una forza esterna più o meno formidabile per spinta d’urto che si contrappone.Il diritto a declinare la prosa del futuro(e del presente)va affermato,non chiesto.


  • Lotus
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    Lotus Lotus

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    Non capisco cosa abbiano a che vedere il (pessimo) governo italiano e la (pessima) impresa/economia italiana degli ultimi 20 anni con il ’68 (se non in maniera del tutto marginale). Berlusconi è del 1936 ed è sempre stato a destra (sì, socialista, va be’…), Prodi è un cattolico e non mi risulta abbia partecipato a movimenti del genere. Quelli che in politica vi hanno partecipato sono stati disintegrati stesso da sinistra da Veltroni, mentre chi resta ha in mano un partito che non sa bene dove andare ed è “annacquato” di altri cattolici, oltre al fatto che ha inventato le migliori leggi per combattere il lavoro in nero (che ha reso il tutto meno precario di prima ma, certamente, sempre precario). Impresa e industria non si capisce cosa abbiano di sessantottino e perché non possano essere sostituiti. Ci resta il sindacato, ma sembrano oramai relitti di un’altra epoca e litigano tra di loro di continuo. Scusate, ma di che sessantottini insostituibili stiamo parlando?