Alberto Mucignat

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Rome UX BookClub #2: Mental models per pochi

Scritto il a proposito di Rome UX BookClub - 6 Commenti

Ieri abbiamo fatto il secondo incontro del Rome UX BookClub e abbiamo discusso del libro Mental models di Indi Young, una delle teste dietro Adaptive Path.

L’incontro è stato piuttosto “intimo” visto che un 60% dei partecipanti ha dato buca, ma questo ha permesso di aumentare sensibilmente la percentuale di quelli che avevano letto il libro :-)

Detto questo, il libro è uno dei capisaldi della user experience research, quindi un libro da leggere se volete specializzarvi in quest’area.

La discussione sul libro

Seguono alcune note sulla discussione a partire dalle mie considerazioni e con aggiunta delle cose che mi ricordo della serata:

  • il libro è un “manuale dettagliato” su come fare e utilizzare i mental models. Per cui è per il 70% un libro focalizzato su questo
  • i mental models sono schemi che rappresentano, in due aree visivamente contrapposte, i task degli utenti e i contenuti/funzionalità a supporto di determinati task
  • eventuali mancanze o debolezze nei contenuti o nelle funzionalità rispetto ai task degli utenti possono essere utilizzati per indicare i possibili sviluppi o miglioramenti del prodotto web
  • i mental models sono uno strumento strategico e che avvengono nella fase di ricerca, quindi all’inizio di un progetto: tuttavia l’autore segnala come i mental models possano/debbano essere sviluppati e arricchiti nel tempo, per esempio inserendo una breve intervista dopo i test di usabilità periodici che vengono fatti (gran bella idea). Questo permette di evolvere il modello durante il tempo e con un investimento già ammortizzato (i test).
  • i mental models guidano la strategia della user experience nel tempo per un periodo anche molto lungo
  • citazioni che mi sono segnato a proposito della tipologia qualitativa:
    • “mental models are tools that can free you to recognize possibilities while at the same time provide solid data”
    • “the mental model is a qualitative approach base on interpretation of data that looks like a scientific method
  • da queste citazioni ho detto che è un tool molto importante perché, a differenza dei personaggi, consente di rappresentare in maniera efficace al cliente tutto il sistema e le sue eventuali falle/debolezze
  • il mental model è un tool di tipo strategico che definisce la strategia, ma soprattutto ci aiuta ad attuarla

L’ultima considerazione è mia, e la ritengo molto importante perché dobbiamo riuscire ad avere sempre più deliverables che siano “actionable” anziché produrre documentazione che i clienti non si leggono.

Alcuni dubbi e controversie

Durante la discussione sono emersi alcuni “punti oscuri” che riporto qui e magari chiederemo lumi all’autore.

  • non è chiaro che relazione si possa sviluppare tra i personaggi e i mental models: di questo si accenna solamente nel capitolo 4, ma senza scendere nel dettaglio
  • l’ultimo capitolo del libro è un po’ tirato per i capelli, per esempio la parte su come derivare l’architettura dell’informazione a partire dal mental models ha lasciato molte perplessità.

Il libro comunque a me è piaciuto molto, in particolare credo che la parte più importante (almeno per me che utilizzo questi strumenti per lavorare coi clienti) sia il Capitolo 12 – Alignment and gap analysis, dove si descrive per bene come analizzare e utilizzare i mental models con i clienti.

Nota di colore, per così dire. La presunta “scientificità” del metodo (“looks like a scientific method”) ha dato vita ad un’accesa discussione tra i paladini della user research pura, ovvero quella che ho battezzato come la “fronda degli antropologi” (voi sapete di chi parlo ;-) ). Purtroppo la fronda è ben radicata nel book club e quindi in futuro ci troveremo sicuramente altre volte in situazioni simili. Armiamoci di santa pazienza ;-)

Conclusioni

A me è piaciuto molto questo secondo incontro, forse perché ci “stiamo rodando” e non vedo l’ora di incontrarci a Gennaio. Il luogo mi piace, i gestori del Lettere caffè sono simpatici e mi pare che siamo stati bene.

Ultima cosa. Mi dispiace che molti non riescano a leggere il libro e arrivino piuttosto impreparati.

A questi voglio dare un consiglio: se siete tardi, scansionate il libro e leggete solo le parti che ritenete più interessanti. Bastano 2-3 ore e la prossima volta non sarete bloccati dal “non aver letto il librooo”. :-)

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6 commenti ↓

  • #1 rainwiz 14/12/2009 15:47

    Il “frondista” imperversa anche su mucignat.com, ricordando in maniera strazippata che:

    - dalle origini ad un certo momento storico la scienza era qualcosa molto legata all’inspiegabile, al soprannaturale, al religioso e alla magia. Pensate all’alchimia
    - Dobbiamo a Galileo la connessione diretta tra metodo e scienza. La scienza è tale perché usa un determinato metodo.
    - Dopo Galileo siamo stati molto bravi a sostituire questo “un metodo” con “dei metodi”, creando discussioni molto oziose su quale metodo sia o non sia scientifico oppure + o – scientifico.
    - Queste discussioni oziose arrivano fino a Kuhn e Popper, che le formalizzano in delle pseudoregole: non c’è la scienza oggettiva, c’è una comunità scientifica che valuta l’intersoggettività di alcune idee provando a falsificarle.

    Mi fermo qui, ma respingo sia le accuse di purezza (un termine sciagurato per un antropologo) che quelle di paladino della scienza (affatto, “scienza” è un termine ombrello sotto al quale stanno pratiche molto diverse con esiti davvero incomparabili).

    Non mi avrete mai come volete voi :)

  • #2 Alberto 14/12/2009 15:51

    ecco, come volevasi dimostrare :-D

  • #3 Silvia 15/12/2009 11:40

    Bellissimo libro, ho avuto la fortuna di sentirlo presentare direttamente da Indi Young e l’ho comprato immediatamene e divorato… il problema poi è sempre far capire al cliente che vale la pena investire in questo tipo di progettazione….

    Molto interessante anche l’idea del BookClub, mi piacerebbe partecipare.
    Ciao
    Silvia

  • #4 rainwiz 16/12/2009 11:54

    Un articolo su scienza e paradigmi che sembra scritto apposta dopo la nostra discussione :)

    http://www.nytimes.com/2009/12/15/science/15books.html?_r=1&ref=technology

  • #5 Giorgio Vespucci 22/12/2009 11:40

    Alberto, credo che il Lettere Caffè farebbe bene a richiedere la tua santa opera per il redesign del loro sito. ;)
    Un caro saluto e Buon Natale :)

  • #6 Alberto 22/12/2009 11:43

    :-D (non credo sia un mio target come cliente, btw)

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