Alberto Mucignat

random thoughts around web stuffs (è tutto un equilibrio sopra la follia…)

La fine del sito

Scritto il a proposito di User experience - 6 Commenti

Spesso mi capita di contattare un prospect e sentirmi dire: “abbiamo appena rifatto il sito, non possiamo rimetterci mano” oppure “stiamo già rifacendo il sito, tra poco sarà online, quindi non possiamo più modificarlo”.

Le giustificazioni al fatto che un sito non si deve toccare sono illuminanti:

  • “non vedo l’ora di finire per passare ad altro” (ma un sito è un organismo vivente, se non ci si occupa di lui non cresce)
  • “non possiamo cambiare a progetto in corsa, altrimenti i tecnici mi allungano i tempi e non vado più online” (e se ti accorgi di un errore cosa fai, vai online con l’errore?)
  • “ma se faccio test di usabilità poi mi tocca modificare il sito?” (preferisci rischiare di fare errori clamorosi? A proposito, chi pagherà per gli eventuali errori?)

Purtroppo c’è ancora l’idea che il sito sia una cosa statica e che una volta fatto sia scritto nella pietra fino al prossimo redesign.

Il sito web dovrebbe essere un valore per un’azienda. E come tale va curato continuamente.

Insomma, mi vengono in mente un paio di tesi (un giorno scriverò anch’io tutte le mie):

  1. Un sito web non è mai finito
  2. Non è mai troppo tardi per fare un test di usabilità.

Se iniziate a prenderle in considerazione siete già a buon punto.

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6 commenti ↓

  • #1 soloparolesparse 03/11/2009 12:51

    Come non sottoscrivere le tue parole…. fa strano sentire (ma so bene che è così) che ci siano aziende che entrano adesso nel web 1.0

  • #2 matteo 03/11/2009 15:34

    Se non ricordo male la prima azienda a esplicitare in maniera chiara il punto 1) è stata Flickr.

  • #3 Alberto 03/11/2009 16:20

    eh già ;-)

  • #4 Jacopo Romei 05/11/2009 09:52

    “ma se faccio test di usabilità poi mi tocca modificare il sito?”

    Questa rientra assolutamente nella più generica categoria – molto diffusa e forse sempre più – dello ‘struzzo con la testa nella sabbia’.

    Ciccione che dicono di stare a dieta mentre si spazzano via il terzo bigné (‘Ho appena fatto palestra’).
    Stati depressivi insabbiati da un ‘sì, ma io sto bene, mi accontento delle piccole cose’.
    ‘Oh senti, grazie per avermi rovinato la sigaretta’ dopo aver letto ‘il fumo uccide’ sul pacchetto.
    Manager che dicono che consegneranno il progetto entro 2 settimane sapendo di essere assolutamente nella reale impossibilità di riuscirci.
    Aziende che preferiscono pubblicare un sito sbagliato – forse *inutile* – piuttosto che sapere di aver sbagliato.

    Nel contesto dello sviluppo agile, ed in particolare di Extreme Programming, uno dei valori perseguiti è quello del ‘feedback’. Sapere chi vuoi essere è solo una parte. Un atteggiamento vincente passa per sapere *chi sei* e tenerlo bene a mente. Per poi andare avanti.

  • [...] La fine del sito [...]

  • #6 Claudia 30/11/2009 18:22

    Quante volte ho sentito quelle frasi.. e mi viene ogni volta l’orticaria; ho finito bidoni di pomate al cortisone oramai =)
    Ma la realta’ di molte aziende e’ quella dell’ignoranza applicata alla boria..

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