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	<title>Comments on: U come Utente</title>
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	<description>random thoughts around web stuffs (è tutto un equilibrio sopra la follia...)</description>
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		<title>By: Luigi Bertuzzi</title>
		<link>http://www.mucignat.com/blog/archives/1411-u-come-utente.html/comment-page-1#comment-2952</link>
		<dc:creator>Luigi Bertuzzi</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 23:07:30 +0000</pubDate>
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		<description>sostituirei il tuo &quot;pensare&quot; con &quot;gestire&quot;; per &quot;gestire&quot; (immagino) ci serve un approccio &quot;organizzativo&quot;; il mio modo di vedere un approccio organizzativo, dovendo parlarne invece di metterlo in pratica, si può esprimere descrivendo &quot;un ambiente&quot; in cui ci sono almeno tre &quot;spazi&quot;: quello degli operatori dell&#039;offerta; quello degli operatori della domanda; quello intermedio, che chiamerei &quot;gateway&quot;; in ambiente di quel tipo l&#039;esperienza utente può essere percepita come un&#039;unica cosa ... ma potremmo discuterne in eterno senza mai venirne a capo .. se non lo si fa senza starne tanto a parlare.
Notte :-)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>sostituirei il tuo &#8220;pensare&#8221; con &#8220;gestire&#8221;; per &#8220;gestire&#8221; (immagino) ci serve un approccio &#8220;organizzativo&#8221;; il mio modo di vedere un approccio organizzativo, dovendo parlarne invece di metterlo in pratica, si può esprimere descrivendo &#8220;un ambiente&#8221; in cui ci sono almeno tre &#8220;spazi&#8221;: quello degli operatori dell&#8217;offerta; quello degli operatori della domanda; quello intermedio, che chiamerei &#8220;gateway&#8221;; in ambiente di quel tipo l&#8217;esperienza utente può essere percepita come un&#8217;unica cosa &#8230; ma potremmo discuterne in eterno senza mai venirne a capo .. se non lo si fa senza starne tanto a parlare.<br />
Notte <img src='http://www.mucignat.com/blog/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> </p>
]]></content:encoded>
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		<title>By: Alberto</title>
		<link>http://www.mucignat.com/blog/archives/1411-u-come-utente.html/comment-page-1#comment-2950</link>
		<dc:creator>Alberto</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 15:47:28 +0000</pubDate>
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		<description>secondo me più che &quot;mettere spazio&quot; bisogna iniziare a pensare all&#039;esperienza utente come un&#039;unica cosa :-)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>secondo me più che &#8220;mettere spazio&#8221; bisogna iniziare a pensare all&#8217;esperienza utente come un&#8217;unica cosa <img src='http://www.mucignat.com/blog/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /> </p>
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		<title>By: Luigi Bertuzzi</title>
		<link>http://www.mucignat.com/blog/archives/1411-u-come-utente.html/comment-page-1#comment-2946</link>
		<dc:creator>Luigi Bertuzzi</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Nov 2009 06:46:49 +0000</pubDate>
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		<description>@ Alberto:
.. e se cercassimo di vedere con chiarezza &quot;uno spazio di creatività intermedia&quot; ... TRA L&#039;UTENTE E L&#039;ESPERIENZA??

Metto un link a questo post nella Revisone 0.3 di PER QUALI RAGIONI LE INIZIATIVE 2.0 SONO A RISCHIO DI PRODURRE ..
ARIA FRITTA? .. e lo ripubblico; magari riusciamo a parlarne il 6 Novembre :-)
http://trovamiunnome.blogspot.com/2009/09/facciamo-qualcosa-che-sia-davvero-20.html</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@ Alberto:<br />
.. e se cercassimo di vedere con chiarezza &#8220;uno spazio di creatività intermedia&#8221; &#8230; TRA L&#8217;UTENTE E L&#8217;ESPERIENZA??</p>
<p>Metto un link a questo post nella Revisone 0.3 di PER QUALI RAGIONI LE INIZIATIVE 2.0 SONO A RISCHIO DI PRODURRE ..<br />
ARIA FRITTA? .. e lo ripubblico; magari riusciamo a parlarne il 6 Novembre <img src='http://www.mucignat.com/blog/wp-includes/images/smilies/icon_smile.gif' alt=':-)' class='wp-smiley' /><br />
<a href="http://trovamiunnome.blogspot.com/2009/09/facciamo-qualcosa-che-sia-davvero-20.html" rel="nofollow">http://trovamiunnome.blogspot.com/2009/09/facciamo-qualcosa-che-sia-davvero-20.html</a></p>
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		<title>By: Alberto</title>
		<link>http://www.mucignat.com/blog/archives/1411-u-come-utente.html/comment-page-1#comment-2943</link>
		<dc:creator>Alberto</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 18:29:17 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.mucignat.com/blog/?p=1411#comment-2943</guid>
		<description>no c&#039;è ancora una cosa. spostare lo focus da user a experience è un&#039;idiozia. l&#039;abbiamo fatto per anni e non funziona. ci abbiamo messo anni per capire che i prodotti web devono essere fatti per (e con!) gli utenti e non per l&#039;ego del designer o del cliente. e non mi sembra il caso di buttare all&#039;aria tutto proprio adesso. poi, te fai come vuoi.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>no c&#8217;è ancora una cosa. spostare lo focus da user a experience è un&#8217;idiozia. l&#8217;abbiamo fatto per anni e non funziona. ci abbiamo messo anni per capire che i prodotti web devono essere fatti per (e con!) gli utenti e non per l&#8217;ego del designer o del cliente. e non mi sembra il caso di buttare all&#8217;aria tutto proprio adesso. poi, te fai come vuoi.</p>
]]></content:encoded>
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	<item>
		<title>By: Alberto</title>
		<link>http://www.mucignat.com/blog/archives/1411-u-come-utente.html/comment-page-1#comment-2942</link>
		<dc:creator>Alberto</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 18:26:03 +0000</pubDate>
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		<description>@luigi io ci sarò ;-)

@cristiano:

mi sembra che ti contraddici alcune volte, altre volte mi dai ragione. 

dici che non bisogna badare ai libri (peraltro lo UCD è un processo ISO, ma va beh) e poi mi citi un articolo (!) di Resmini (conosco e ammiro il lavoro di Andrea e quindi mi permetto questa battuta).

non so, mi pare che non hai capito bene come funziona lo user centered design e forse, come molti altri designer, pensi che lavorare con gli utenti sia un limite alla tua creatività.

non c&#039;è cosa più sbagliata, per due motivi:
1. come diceva Munari, la creatività va gestita all&#039;interno di un processo
2. il designer non può essere un genio che tira fuori dal cappello una soluzione per &quot;intuizione&quot; o creatività. se fosse così, sarebbe difficile fare i designer seriali, come invece fanno molti di noi.

in fondo, la &quot;perdita della creatività&quot; è una paura che molti designer hanno, purtroppo, forse per insicurezza.

invece, un approccio user-centered non significa sacrificare tutto per l&#039;utente, significa lavorare CON gli utenti, il che è diverso.

a me piace questo processo e lavoro anche un sacco con i clienti, ma senza favorire la mia creatività o &quot;un&#039;idea-tanto-per-dire&quot; del cliente a scapito dell&#039;utente che userà un prodotto web. forse il punto è proprio questo.

per concludere, se vuoi fare le battaglie di religione caschi male: non ho molte certezze nella vita e di sicuro non voglio passare i miei giorni a convertire un talebano ;-)</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>@luigi io ci sarò <img src='http://www.mucignat.com/blog/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /> </p>
<p>@cristiano:</p>
<p>mi sembra che ti contraddici alcune volte, altre volte mi dai ragione. </p>
<p>dici che non bisogna badare ai libri (peraltro lo UCD è un processo ISO, ma va beh) e poi mi citi un articolo (!) di Resmini (conosco e ammiro il lavoro di Andrea e quindi mi permetto questa battuta).</p>
<p>non so, mi pare che non hai capito bene come funziona lo user centered design e forse, come molti altri designer, pensi che lavorare con gli utenti sia un limite alla tua creatività.</p>
<p>non c&#8217;è cosa più sbagliata, per due motivi:<br />
1. come diceva Munari, la creatività va gestita all&#8217;interno di un processo<br />
2. il designer non può essere un genio che tira fuori dal cappello una soluzione per &#8220;intuizione&#8221; o creatività. se fosse così, sarebbe difficile fare i designer seriali, come invece fanno molti di noi.</p>
<p>in fondo, la &#8220;perdita della creatività&#8221; è una paura che molti designer hanno, purtroppo, forse per insicurezza.</p>
<p>invece, un approccio user-centered non significa sacrificare tutto per l&#8217;utente, significa lavorare CON gli utenti, il che è diverso.</p>
<p>a me piace questo processo e lavoro anche un sacco con i clienti, ma senza favorire la mia creatività o &#8220;un&#8217;idea-tanto-per-dire&#8221; del cliente a scapito dell&#8217;utente che userà un prodotto web. forse il punto è proprio questo.</p>
<p>per concludere, se vuoi fare le battaglie di religione caschi male: non ho molte certezze nella vita e di sicuro non voglio passare i miei giorni a convertire un talebano <img src='http://www.mucignat.com/blog/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /> </p>
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	<item>
		<title>By: Luigi Bertuzzi</title>
		<link>http://www.mucignat.com/blog/archives/1411-u-come-utente.html/comment-page-1#comment-2941</link>
		<dc:creator>Luigi Bertuzzi</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Nov 2009 14:44:53 +0000</pubDate>
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		<description>Forse per riscoprirci Utenti si dovrebbe dire Experience User.
L&#039;esperienza è conoscenza. In un processo di gestione dell&#039;evoluzione di una esperienza collettiva siamo tutti Utenti .. la PA .. il Cittadino .. il Professionista Web ... l&#039;Individuo che si pone un obiettivo più grande di lui.
Aspetto di parlarne in questo senso il 6 Novembre allo User Camp di Bologna .. http://barcamp.org/USER-CAMP .. sognando di fare un Camp sulle Dolomiti .. un giorno o l&#039;altro.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Forse per riscoprirci Utenti si dovrebbe dire Experience User.<br />
L&#8217;esperienza è conoscenza. In un processo di gestione dell&#8217;evoluzione di una esperienza collettiva siamo tutti Utenti .. la PA .. il Cittadino .. il Professionista Web &#8230; l&#8217;Individuo che si pone un obiettivo più grande di lui.<br />
Aspetto di parlarne in questo senso il 6 Novembre allo User Camp di Bologna .. <a href="http://barcamp.org/USER-CAMP" rel="nofollow">http://barcamp.org/USER-CAMP</a> .. sognando di fare un Camp sulle Dolomiti .. un giorno o l&#8217;altro.</p>
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	</item>
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		<title>By: olipal</title>
		<link>http://www.mucignat.com/blog/archives/1411-u-come-utente.html/comment-page-1#comment-2938</link>
		<dc:creator>olipal</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 10:33:18 +0000</pubDate>
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		<description>Nel mio piccolo, e da utente appunto, vorrei gettare una lancia a favore della USABILITA&#039;. E&#039; chiaro che tutti hanno voglie desideri e opinioni differenti, e che pensare di monitorarle e dirigerle è forse illusorio (ma quello è il marketing no?). Il punto qui è migliorare l&#039;esperienza dell&#039;utente, e per sapere come farlo devi metterti dal suo punto di vista. 
Come farlo fa la differenza, in termini di risultati più o meno efficaci e pregnanti. Devi trovare il giusto modo, la chiave che ti apre le porte dell&#039;esperienza dell&#039;altro, che sia un test di usabilità o frequentare la metropolitana nelle ore di punta. 
Però di usabilità si tratta. Ed è un&#039;esigenza universale. La bambina con cui faccio i compiti, 10 anni, mi faceva notare che le colonne del suo libro di scienze erano equivoche, perché non riuscivi a capire dove seguitava il testo da una colonna all&#039;altra. Un&#039;esigenza pura e semplice, ma se non la osservi e resti chiuso nel tuo mondo di adulto e in quello che tu credi sia il meglio per gli altri, continuerai a fare libri poco usabili, anche per un bambino.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Nel mio piccolo, e da utente appunto, vorrei gettare una lancia a favore della USABILITA&#8217;. E&#8217; chiaro che tutti hanno voglie desideri e opinioni differenti, e che pensare di monitorarle e dirigerle è forse illusorio (ma quello è il marketing no?). Il punto qui è migliorare l&#8217;esperienza dell&#8217;utente, e per sapere come farlo devi metterti dal suo punto di vista.<br />
Come farlo fa la differenza, in termini di risultati più o meno efficaci e pregnanti. Devi trovare il giusto modo, la chiave che ti apre le porte dell&#8217;esperienza dell&#8217;altro, che sia un test di usabilità o frequentare la metropolitana nelle ore di punta.<br />
Però di usabilità si tratta. Ed è un&#8217;esigenza universale. La bambina con cui faccio i compiti, 10 anni, mi faceva notare che le colonne del suo libro di scienze erano equivoche, perché non riuscivi a capire dove seguitava il testo da una colonna all&#8217;altra. Un&#8217;esigenza pura e semplice, ma se non la osservi e resti chiuso nel tuo mondo di adulto e in quello che tu credi sia il meglio per gli altri, continuerai a fare libri poco usabili, anche per un bambino.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>By: Cristiano Rastelli</title>
		<link>http://www.mucignat.com/blog/archives/1411-u-come-utente.html/comment-page-1#comment-2937</link>
		<dc:creator>Cristiano Rastelli</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Oct 2009 09:01:17 +0000</pubDate>
		<guid isPermaLink="false">http://www.mucignat.com/blog/?p=1411#comment-2937</guid>
		<description>Visto che mi sento chiamato in causa, dopo il nostro scambio di idee all&#039;UX Camp, provo a spiegarti cosa intendo (intendevo) dicendo che non è più possibile fare UX in questo modo.

Lungi da me pensare di fare un prodotto ombelico-centrico, resta il problema di fondo che mi pare di percepire in molti che fanno UX oggi: secondo me non esiste più lo &quot;user&quot;, è solo un archetipo che ci si crea ad arte, non per niente lo scrivi con la &quot;U&quot; maiuscola&quot;. E&#039; un totem, da adorare e venerare, e al cui altare spesso viene sacrificato il proprio senso critico, la propria creatività. 

All&#039;ExperienceCamp di Milano ho sentito una frase che per me è stata rivelatrice: &quot;Oggi ci sono persone che comprano il Porsche Cayenne e fanno la spesa alla Lidl&quot;. Ora: come li puoi minimamente comprendere nei tuoi schemi, come puoi pensare di poter disegnare (nel senso di &quot;controllare&quot;, di poter avere leve su cui operare) la user-experience altrui, quando non hai alcun modello che possa rappresentare quello che passa nella testa (e nel cuore, soprattutto, visto che &quot;experience&quot; -  che è la parola veramente importante, non &quot;user&quot; - è sopratutto emozione, passione, attimo?) delle persone? Puoi prendere un campione di 10, 100, 1000 persone. Testare una applicazione/prodotto/servizio su di loro. Ma avrai sempre un insieme di 10, 100, 1000 _diverse_ UX, una per ogni testa. E non sarà attraverso interviste, eye-tracking, test A/B o card-sorting che potrai &quot;capire&quot; veramente cosa vorranno i tuoi utenti. Avrai solo l&#039;informazione media, &quot;qui e ora&quot;, di cosa vuole il tuo campione. Ma da domani tutto il lavoro sarebbe da rifare, perché la testa delle persone è già cambiata, i loro desideri sono cambiati, hanno già venduto il Porsche Cayenne e si sono comprati la Toyota Prius perché ha il pannello fotovoltaico sul tettuccio.

E non sto parlando di volubilità delle persone, questo è un vecchio discorso. Sto parlando di complessità del mondo, e quindi di impossibilità di comprenderlo sotto un unico cappello &quot;User&quot;, su cui poi vado a costruire o progettare una esperienza. Il problema è che spesso pensiamo che far &quot;disegnare&quot; un prodotto a un utente sia una buona scelta. In fondo, lo dicono i libri!
Beh, temo che se qualche anno fa qualcuno dentro la Apple avesse chiesto agli &quot;Utenti&quot; quanti bottoni volessero su loro cellulare, la risposta &quot;un solo bottone&quot; non sarebbe nemmeno stata presa in considerazione.

Arrivo allora al punto, di che cosa può (deve) fare secondo me oggi chi fa UX: deve spostare il focus delle sue analisi e del suo lavoro da &quot;user&quot; a &quot;experience&quot;. Deve dedicare tempo, risorse ed energie a disegnare il prodotto, o meglio ancora il &quot;servizio&quot; (e quindi esperienza, Andrea Resmini ne parla da un po&#039;). Il migliore servizio che riesce a mettere in campo. Deve costruirlo assieme al proprio committente, passo passo, con tanta tanta analisi, togliendo, limando, aggiustando, iterando. Facendo ovviamente (e ci mancherebbe!) user-centered design (quindi ben vengano tutte quelle attività che aiutano a capire chi sono e cosa vogliono gli utenti del servizio, ma senza dare un valore di &quot;Vangelo&quot; ai risultati). Non può (più) farlo nel chiuso del suo ufficio, con un foglio di carta bianco davanti: deve scendere in strada, deve entrare in un Lidl per capire come mai chi ha il Cayenne va a farci la spesa, per capire meglio gli utenti e le loro esperienze, non per costruire un&#039;altro totem.

Deve costruire la &quot;experience&quot; non come un meccanismo predeterminato e preconfezionato (pia illusione!) ma come una serie di &quot;mattoncini&quot;. E non mattoncini qualsiasi: ogni mattoncino deve essere il migliore mattoncino che esista sulla terra, il migliore che riusciamo a realizzare con le nostre capacità/risorse/competenze. Sarà poi l&#039;utete a costruire la _SUA_ user-experience, sulla base dei sui desideri, delle sue passioni, della sua &quot;voglia del momento&quot;.

Ricorderai certamente una presentazione, tenuta all&#039;ultimo IA Summit di Forlì, dal titolo &quot;Connecting the dots&quot;. Ecco, quello è il punto: non posso più pensare di controllare l&#039;utente, decidere a priori quale sarà il suo percorso, con quali mattoncini costruirà la propria user-experience (il Cayenne e la Lidl sono due mattoncini con cui costruisce la propria UX quotidiana, &quot;iHandy Level&quot; e &quot;Flight Control&quot; sono i mattoncini con cui costruisce la propria UX sull&#039;iPhone). 
Quello che posso (devo, ripeto) fare è invece costruire appunto i mattoncini (e guarda che non è riduzionismo). I mattoncini sono i dettagli: il suono del click quando blocco/sblocco l&#039;iPhone, il distributore di calzini di spugna all&#039;ingresso dello Småland all&#039;IKEA, 

Fare UX oggi significa riportare ognuno ai propri ruoli: il committente disegna/crea/progetta (anche grazie al nostro aiuto) il SUO miglior modello di business, il suo miglior prodotto/servizio (e perché abbia successo non possiamo prescindere dagli utenti); poi però dovrò lasciare agli utenti la possibilità di disegnare quella che PER LORO è la migliore experience, senza illudermi di poterla conoscere a priori.
Fare UX oggi significa ripensare il proprio ruolo: non più &quot;master&quot; (disegno la UX, quindi controllo la UX, quindi sono UX) ma &quot;slave&quot;: faccio un servizio (= &quot;servo&quot;) nel miglior modo possibile, mi metto &quot;al servizio&quot; dei miei utenti.

That&#039;s it. Ovviamente nulla di accademico, nulla di scientifico, sperimentale o misurabile (come del resto quasi tutto in tema di UX, IA, UCD, ecc.) ma solo semplici opinioni, che probabilmente lasciano il tempo che trovano. Ma tant&#039;è.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Visto che mi sento chiamato in causa, dopo il nostro scambio di idee all&#8217;UX Camp, provo a spiegarti cosa intendo (intendevo) dicendo che non è più possibile fare UX in questo modo.</p>
<p>Lungi da me pensare di fare un prodotto ombelico-centrico, resta il problema di fondo che mi pare di percepire in molti che fanno UX oggi: secondo me non esiste più lo &#8220;user&#8221;, è solo un archetipo che ci si crea ad arte, non per niente lo scrivi con la &#8220;U&#8221; maiuscola&#8221;. E&#8217; un totem, da adorare e venerare, e al cui altare spesso viene sacrificato il proprio senso critico, la propria creatività. </p>
<p>All&#8217;ExperienceCamp di Milano ho sentito una frase che per me è stata rivelatrice: &#8220;Oggi ci sono persone che comprano il Porsche Cayenne e fanno la spesa alla Lidl&#8221;. Ora: come li puoi minimamente comprendere nei tuoi schemi, come puoi pensare di poter disegnare (nel senso di &#8220;controllare&#8221;, di poter avere leve su cui operare) la user-experience altrui, quando non hai alcun modello che possa rappresentare quello che passa nella testa (e nel cuore, soprattutto, visto che &#8220;experience&#8221; &#8211;  che è la parola veramente importante, non &#8220;user&#8221; &#8211; è sopratutto emozione, passione, attimo?) delle persone? Puoi prendere un campione di 10, 100, 1000 persone. Testare una applicazione/prodotto/servizio su di loro. Ma avrai sempre un insieme di 10, 100, 1000 _diverse_ UX, una per ogni testa. E non sarà attraverso interviste, eye-tracking, test A/B o card-sorting che potrai &#8220;capire&#8221; veramente cosa vorranno i tuoi utenti. Avrai solo l&#8217;informazione media, &#8220;qui e ora&#8221;, di cosa vuole il tuo campione. Ma da domani tutto il lavoro sarebbe da rifare, perché la testa delle persone è già cambiata, i loro desideri sono cambiati, hanno già venduto il Porsche Cayenne e si sono comprati la Toyota Prius perché ha il pannello fotovoltaico sul tettuccio.</p>
<p>E non sto parlando di volubilità delle persone, questo è un vecchio discorso. Sto parlando di complessità del mondo, e quindi di impossibilità di comprenderlo sotto un unico cappello &#8220;User&#8221;, su cui poi vado a costruire o progettare una esperienza. Il problema è che spesso pensiamo che far &#8220;disegnare&#8221; un prodotto a un utente sia una buona scelta. In fondo, lo dicono i libri!<br />
Beh, temo che se qualche anno fa qualcuno dentro la Apple avesse chiesto agli &#8220;Utenti&#8221; quanti bottoni volessero su loro cellulare, la risposta &#8220;un solo bottone&#8221; non sarebbe nemmeno stata presa in considerazione.</p>
<p>Arrivo allora al punto, di che cosa può (deve) fare secondo me oggi chi fa UX: deve spostare il focus delle sue analisi e del suo lavoro da &#8220;user&#8221; a &#8220;experience&#8221;. Deve dedicare tempo, risorse ed energie a disegnare il prodotto, o meglio ancora il &#8220;servizio&#8221; (e quindi esperienza, Andrea Resmini ne parla da un po&#8217;). Il migliore servizio che riesce a mettere in campo. Deve costruirlo assieme al proprio committente, passo passo, con tanta tanta analisi, togliendo, limando, aggiustando, iterando. Facendo ovviamente (e ci mancherebbe!) user-centered design (quindi ben vengano tutte quelle attività che aiutano a capire chi sono e cosa vogliono gli utenti del servizio, ma senza dare un valore di &#8220;Vangelo&#8221; ai risultati). Non può (più) farlo nel chiuso del suo ufficio, con un foglio di carta bianco davanti: deve scendere in strada, deve entrare in un Lidl per capire come mai chi ha il Cayenne va a farci la spesa, per capire meglio gli utenti e le loro esperienze, non per costruire un&#8217;altro totem.</p>
<p>Deve costruire la &#8220;experience&#8221; non come un meccanismo predeterminato e preconfezionato (pia illusione!) ma come una serie di &#8220;mattoncini&#8221;. E non mattoncini qualsiasi: ogni mattoncino deve essere il migliore mattoncino che esista sulla terra, il migliore che riusciamo a realizzare con le nostre capacità/risorse/competenze. Sarà poi l&#8217;utete a costruire la _SUA_ user-experience, sulla base dei sui desideri, delle sue passioni, della sua &#8220;voglia del momento&#8221;.</p>
<p>Ricorderai certamente una presentazione, tenuta all&#8217;ultimo IA Summit di Forlì, dal titolo &#8220;Connecting the dots&#8221;. Ecco, quello è il punto: non posso più pensare di controllare l&#8217;utente, decidere a priori quale sarà il suo percorso, con quali mattoncini costruirà la propria user-experience (il Cayenne e la Lidl sono due mattoncini con cui costruisce la propria UX quotidiana, &#8220;iHandy Level&#8221; e &#8220;Flight Control&#8221; sono i mattoncini con cui costruisce la propria UX sull&#8217;iPhone).<br />
Quello che posso (devo, ripeto) fare è invece costruire appunto i mattoncini (e guarda che non è riduzionismo). I mattoncini sono i dettagli: il suono del click quando blocco/sblocco l&#8217;iPhone, il distributore di calzini di spugna all&#8217;ingresso dello Småland all&#8217;IKEA, </p>
<p>Fare UX oggi significa riportare ognuno ai propri ruoli: il committente disegna/crea/progetta (anche grazie al nostro aiuto) il SUO miglior modello di business, il suo miglior prodotto/servizio (e perché abbia successo non possiamo prescindere dagli utenti); poi però dovrò lasciare agli utenti la possibilità di disegnare quella che PER LORO è la migliore experience, senza illudermi di poterla conoscere a priori.<br />
Fare UX oggi significa ripensare il proprio ruolo: non più &#8220;master&#8221; (disegno la UX, quindi controllo la UX, quindi sono UX) ma &#8220;slave&#8221;: faccio un servizio (= &#8220;servo&#8221;) nel miglior modo possibile, mi metto &#8220;al servizio&#8221; dei miei utenti.</p>
<p>That&#8217;s it. Ovviamente nulla di accademico, nulla di scientifico, sperimentale o misurabile (come del resto quasi tutto in tema di UX, IA, UCD, ecc.) ma solo semplici opinioni, che probabilmente lasciano il tempo che trovano. Ma tant&#8217;è.</p>
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