Alberto Mucignat

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Random thoughts around web stuffs (è tutto un equilibrio sopra la follia)

dicembre: 2018
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Come Facebook lavora sul design

AlbertoAlberto

Con un po’ di ritardo segnalo questo racconto di LukeW che è stato ospite del team di design di Facebook.

Da leggere per capire come lavora sul design un’aziendina che ha 300 milioni di utenti.

Riepilogo i punti salienti (tradotti da me):

  1. I designer sono coinvolti sul prodotto dall’inizio alla fine
  2. Il lavoro viene condiviso subito e con rapidità, tra i vari team e con gli utenti
  3. I designer lavorano principalmete in codice (html/css e un pizzico di php)
  4. Non si affezionano troppo al lavoro: il software cambia continuamente.

Prima lezione: velocità e iterazione, in un’azienda con 1000 dipendenti. Corollario: non regge la scusa per cui la vostra azienda è troppo grande per lavorare in maniera agile.

Interessante per me anche il punto 3: sebbene sia un sostenitore dei wireframe, per le startup o per i team interni è forse conveniente (e più naturale) lavorare sul design direttamente in codice. Si risparmia tempo e si ha la possibilità di testare su reali contenuti (cosa che di solito una design agency esterna ha difficoltà a fare).

Forse la cosa più strana alla fine sono i numeri: 25 designer su 1000 dipendenti. Sembrano pochi, solo il 2,5%: ma quali altre aziende che fanno business su web hanno questa % di designer? Dico seriamente, eh.

Comments 10
  • Cristiano Rastelli
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    Cristiano Rastelli Cristiano Rastelli

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    Proprio l’altro giorno riflettevo anche io sul “design” di Facebook (che frequento poco, se non per motivi di lavoro). Ho dato un’occhiata a FB Lite:
    http://lite.facebook.com/
    e ho provato ad andare su “upload photos”.
    Prima cosa mi lancia un java-applet, per rendermi disponibile il mio filsystem, e già qui… ma vabbè, diciamo che non sanno che esistono molti altri metodi meno “invasivi”.
    Poi però mi fermo a guardare quanto è BRUTTA l’interfaccia (almeno su Mac)! E mi domando: perchè? Giuro la domanda non è retorica. Cioè, è così brutta perché:
    a) sono ancora in beta
    b) hanno pochi designer
    c) quei pochi designer che hanno non sono un granché
    d) è voluto

    Al di là delle prime tre, è la quarta possibilità che mi interessa di più, anche perché è un po’ che ci ragiono sul tema (interfacce volutamente brutte/imperfette)

    FB è “popolare” (absit iniuria verbis) e come tale un’interfaccia più brutta, windows-like o comunque con degli errori appare più simile alla user-experience a cui gli utenti sono abituati. E’ più familiare, quindi il “gradino di ingresso” appare più basso.
    Quanto la “perfezione” di un’interfaccia, il suo essere pixel-perfect e “sleeky” in realtà per molti (che di lavoro non fanno i designer, e non necessariamente apprezzano queste cose) rappresenta motivo di diffidenza? O di paura, se vuoi, di non essere all’altezza (spero capisci cosa intendo)? Quanto può intimorire appunto questo eccesso di perfezione (non è umana, la perfezione: quanti pittori e artisti inseriscono di proposito “errori” nelle loro opere, basti pensare a prospettive distorte, a proporzioni e anatomie poco realistiche).

    Quindi giro a te la domanda: ti sei mai posto questo problema?


  • Folletto Malefico
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    Folletto Malefico Folletto Malefico

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    Cristiano, è quello che io ho chiamato spesso “Il successo del cattivo design” o “worse design wins”, domanda che porsi anche all’ExperienceCamp alla fine della mia presentazione.

    I casi esistono e sono tanti. Craiglist, Wikipedia, YouTube… e se vogliamo anche Google, che io ritengo un “caso” che sia uscito così (diciamo un caso esemplare di Form follow function).

    La mia domanda di solito si centra su Wikipedia: il fatto che sia brutto, un po’ sgangherato, rende l’ostacolo all’uso secondo me più basso di un prodotto altamente rifinito. Io credo – mi piacerebbe verificarlo – che il pensiero inconscio sia trascrivibile come “Beh, io posso permettermi di modificare la pagina, non sono un esperto ma fa già schifo di suo che…”. E’ un pensiero abbastanza comune, molto spesso le persone non usano o non contribuiscono per “paura di toccare/rovinare”.

    Poi, è chiaro, ci sono modi di invogliare le persone anche con il *buon* design, ma credo che ci sia un valore non riconosciuto nell’imperfezione, che è però ancora più difficile da ottenere che il buon design, perché si basa su fattori che – ad oggi almeno – non siamo ancora in grado di capire. E’ molto più legato ad un sistema complesso che ad un determinismo cromatico/gestaltico, in quanto tale, imprevedibile per lo più.


  • Alberto
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    Alberto Alberto

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    cristiano: un’interfaccia “brutta” per te può essere bella per me. in realtà, sui problemi di redesign e di come li percepiscono gli utenti (“people really hate change”, remember) ho già scritto in passato.

    vorrei però sottolineare un grande spunto del Folletto, qui:

    spesso le persone non usano o non contribuiscono per “paura di toccare/rovinare”

    grande Davide! tra l’altro si inserisce all’interno del discorso “interfacce imperfette” di Weinberger. imperfette quindi umane.

    mumble… (una serie di connessioni a catena)


  • Stefano Dominici
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    Stefano Dominici Stefano Dominici

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    Come recita un vecchio detto “la bellezza è negli occhi di chi guarda” e uno dei primi insegnamenti allo IED, circa 22 anni fa, fu quello di non giudicare un progetto bello o brutto ma di dire funziona o non funziona. Ci si riferiva alla capacità di un artefatto grafico di comunicare quello che il cliente aveva chiesto. Anche sulla perfezione c’era un precetto: al visto si stampi il progetto era da considerarsi riuscito. Con le interfacce siamo più fortunati, possiamo rifinirle e adattarle per un tempo virtualmente infinito, e mi sembra proprio una bella cosa.


  • Alberto Sarullo
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    Alberto Sarullo Alberto Sarullo

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    Io farei un passo indietro: le UI non sono il fine, ma solo uno strumenti per ottenere altro..la ui perfetta è quella trasparente all’utente, quella che non mi accorgo di usare, quella che sento più vicina a me (umano, pieno di contraddizioni e incertezze..).
    Spesso una interfaccia perfetta dal punto di vista estetico crea una distanza che ostacola la comunicazione tra chi gestisce i contenuti e chi li fruisce; mi accorgo che i siti che uso di più non sono quelli che hanno una interfaccia sublime, ma quelli che mi permettono di fare altro.
    Tornando agli attori del processo di design, oltre alla competenza credo sia fondamentale la libertà di comunicazione interna al team, che porta a discutere, trovare soluzioni creative, insomma a risolvere i problemi.
    Ho lavorato un anno in una azienda in cui l’interaction designer non doveva comunicare con chi sviluppava: ora lavoro altrove ed è fantastico.


  • Cristiano Rastelli
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    Cristiano Rastelli Cristiano Rastelli

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    Piccola precisazione, che però non è un dettaglio. Ok concordo sul “non essere la perfezione”, però ragazzi l’interfaccia di upload è inopinabilmente BRUTTA!
    http://img84.imageshack.us/img84/151/snapshot01.png
    🙂


  • Luca Mascaro
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    Luca Mascaro Luca Mascaro

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    Fondamentalmente al di fuori del design buono/cattivo bello/brutto il grande problema di facebook è che non riesce a mostrare decine di funzionalità all’utenza.

    La sua trasformazione in piattaforma applicativa ha conseguito il fatto che decine di funzionalità sono diventate invisibi (es: il calendario o i gruppi).

    Tutta l’utenza si è rifugiata in un utilizzo randomico che va bene se non si ha uno scopo specifico ma che pone decine di problemi d’usabilità nell’istante che si ha un task specifico in mente.

    Questo si vede molto con l’esplosione delle ricerche in google di “how to” e guide sul fare le cose più banali di facebook (http://www.google.com/trends?q=how+to+facebook&ctab=0&geo=all&date=all&sort=0)

    Sarebbe molto interessante poter giudicare il design di facebook avendo le reali statistiche d’utilizzo delle varie funzionalità 😉


  • Alberto
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    Alberto Alberto

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    hai ragionissima. è da 1 ora che sto cercando di trovare il bookmarklet “Share this on facebook”, meno male che c’è google.

    a parte gli scherzi, credo sia dura mantenere il “fuoco strategico” su facebook, che oltre ad essere un social network è praticamente diventato una piattaforma. il fatto è che forse hanno difficoltà a fare una scelta strategica netta su questo aspetto, con una serie di ricadute…

    in ogni caso, loro ne sanno più di noi, visto che accedono alle statistiche. cmq a me interessa il loro processo, per questo avevo scritto il post.