Alberto Mucignat

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Random thoughts around web stuffs (è tutto un equilibrio sopra la follia)

dicembre: 2016
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Diventare UX designer: suggerimenti e risorse

AlbertoAlberto

Un post di Livia Labate fornisce alcuni consigli su come dinventare dei professionisti nel campo della User experience o dell’Architettura dell’informazione.

Ispirato da Livia, siccome anche a me capita spesso di ricevere delle richieste di questo tipo, specie sui libri, riporto qui alcuni suggerimenti per chi vuole entrare nel mondo della user experience.

Per prima cosa segnalo il testo fondamentale per me: The elements of User Experience di Jasse James Garrett (link il suo sito ben fornito di informazioni e risorse), che descrive il processo user-centered per progettare siti web.

Un altro libro che per me è stato fondamentale è il mitico “Polar bear”: Information Architecture di Rosenfeld e Molville, che copre la disciplina dell’architettura dell’informazione.

Altri libri a corredo:

In italiano sono stati pubblicti i seguenti testi:

Per quanto riguarda la formazione, da noi c’è ben poco, per cui la cosa migliore è iniziare a conoscere l’ambiente e partecipare al nostro IA summit che organizziamo ogni anno in giro per l’Italia.

Ultimamente sono anche stati fatti alcuni barcamp: il prossimo si chiama UX Camp ed è in programma il 17 Ottobre a Firenze.

Per il resto, il mio consiglio è di scegliere un po’ cosa fare:

Forse la cosa più difficile è capire la differenza tra design e visual design. Per me è fondamentale, poichè il visual design si occupa del puro aspetto visuale e della grafica intesa in senso stretto, mentre l’interaction design o -più in generale- lo user experience design si occupa della progettazione dei siti (design significa principalmente progettazione, non “disegno”!), che è una disciplina più vasta e complessa.

Per ultima cosa, esistono molti blog/siti italiani e stranieri che parlano di queste discipline, trovarli non è difficile e in questo modo si inizia ad entrare in un ambiente e a contribuire alla sua crescita. Enjoy!

Comments 10
  • Folletto Malefico
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    Folletto Malefico Folletto Malefico

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    Spunti molto interessanti. Inizialmente come Interaction Design consigliavo sempre di partire dalla Caffettiera del Masochista: non perché dia prassi utili, ma perché pone domande che fanno parte dell’interaction designer: se il libro ti appassiona, allora quella è una buona strada per te. Le prassi vengono dopo.

    Ora non sono più così sicuro, perché cmq non sono neppure così sicuro più delle definizioni di IxD, UXD, IA, etc, come abbiamo brevemente discusso anche a Frontiers. 🙂

    Un’idea che mi è venuta è che c’è come bisogno di una categoria per coloro che lavorano con “l’ergonomia cognitiva” e poi trattare IxD, IA, UXD come sotto-branche. Ma già IA secondo me sarebbe un po’ atipico in questo contest e così mi son fermato nel ragionamento. Meh.

    Ottimo post cmq, terrò come riferimento nel caso mi arrivi nuovamente quella domanda. 🙂


  • Andrea Resmini
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    Andrea Resmini Andrea Resmini

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    Di Luca Rosati meglio segnalare anche Architettura dell’Informazione, decisamente più recente e con una idea più interessante, personale e completa dell’IA [http://lucarosati.it/blog/architettura-informazione-trovabilita]. Poi, per svecchiare un po’ le idee ;), magari leggersi anche questo, La cross-medialità e il remix delle esperienze [http://ow.ly/esmG].


  • Jacopo Romei
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    Jacopo Romei Jacopo Romei

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    Io seguo il tuo blog. È un ottimo inizio suppongo 🙂

    [No, non è vero. Non sto iniziando. Ma il blog è ottimo cmq!]


  • Flavio Tordini
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    Flavio Tordini Flavio Tordini

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    Lo sviluppo del software (anche di un sito Web) è una iterazione infinita tra la fase di design e quella di sviluppo. Design => sviluppo => redisign => sviluppo. Più le abilità di design e di sviluppo sono separate tra i vari membri del team, più l’iterazione sarà lenta e macchinosa. E soprattutto se l’ux designer non ha esperienza nello sviluppo non percepisce le difficoltà ma anche le possibilità che una tecnologia può presentare. Allo stesso modo uno sviluppatore senza cognizioni di design e usabilità si riduce a implemetatore degli schizzi (spesso lontani dalla realtà tecnologica) del designer.

    Quindi oltre ai libri di design e ux, aggiungerei la realizzazione di un progetto software di una qualche utilità, tanto per rendersi conto di qual è l’oggetto reale a cui poi si applicherà il design.


  • Alberto
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    Alberto Alberto

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    Flavio, concordo con te che è una “iterazione infinita”, ma sebbene credo sia utile che designer/sviluppatori abbiano conoscenza del campo altrui, per me sono due ruoli che devono rimanere separati. anche perché in Italia sicuramente sono TALMENTE SOVRAPPOSTI che c’è bisogno di iniziare a separarli un pochino. questo è quello che penso io, btw.


  • paolo
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    paolo paolo

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    @Folletto Malefico: l’ergonomia cognitiva come “categoria” esisterebbe anche, e da un pezzo (http://en.wikipedia.org/wiki/Cognitive_ergonomics), con tanto di pubblicazioni e associazioni internazionali dedicate. Pero’ ti posso assicurare che quando lavoravo in questo settore, non era proprio agevole dire “mi occupo di ergonomia cognitiva”….
    Se avessi detto “mi occupo di trilobite multiforme stratificata” mi avrebbero guardato meno strano. Pure “Interazione uomo-macchina” sembrava quasi una bestemmia, come se venissero tutti da un mondo dove non esistono macchine…. Poi gli dicevo “aiuto gli ingegneri a progettare i radar in modo che non ti cada un aereo in testa”. E allora capivano qualcosa, almeno capivano “ingegnere” e “aereo che cade”, senza capire cosa c’entravo io, ma meglio di niente 😉


  • Tizio Anonimo
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    Tizio Anonimo Tizio Anonimo

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    UX è l’ennesima casta del design che non lascia spazio ai giorvani di formarsi in questo campo, punto e basta.