Dopo quasi un mese di assenza dal campo di gioco, questo pomeriggio, accompagnato dal Gian, sono ritornato al San Jose Municipal Golf Curse per giocare un po' al campo pratica.
Ho tirato le mie 60 palle concentrandomi quasi esclusivamente su ferrri piu' corti: 7, 8, 9 e Pitch. I legni li lascio sempre verso la fine, quando raggiungo un minimo di confidenza. Oggi non sono stati un disastro completo ... e quindi ho deciso di andarmi a fare 9 buche con Gian. Risultato? Meglio delle altre 2 volte, ma, ancora, per lunghi tratti inguardabile. Ho chiuso 3 buche molto bene (considerando il mio livello): un par su un par 3 e due boogie (uno su un par 5 e uno su un par 4). Per il resto, un gran nervosismo, xche' non riuscivo a realizzare con il corpo quello che voleva la mia testa! Un po' come se il giocatore di Snooker tentasse di fare quello che vede fare da O'Sullivan in TV. Tempo sprecato. Il gioco dei campioni e' la risultante di una serie infinita di variabili, non ultima la dote naturale. La prima componente e' comunque la testa. Se la testa manca, non vai da nessuna parte, in uno sport come questo.
Avessi preso solo un millesimo della freddezza di mio padre, a quest'ora non farei di certo l'ingegnere. Non l'ho mai visto perdere per inferiorita' tecnica o psicologica, in tutte le discipline da lui praticate. E non perche' sia mio padre, ma, se vai a chiedere alle persone che lo conoscono bene, da quando era giovane, concorderanno tutti su un fatto: il Boy non e' facile da battere. Una cosa che mi ha insegnato mio padre, e che rimarra' sempre stampata nel mio DNA e' il "rimanere con i piedi per terra". Non credersi Tiger Wood, quando, in realta', giocare con il manico della scopa non farebbe nessuna differenza.
Calma e gesso.
Alla prossima,
Andrea